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Chirurgia robotica, il futuro nel robot da Vinci Xi

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Chirurgia robotica, il futuro nel robot da Vinci Xi

Il robot da Vinci Xi è fra le tecnologie più innovative della chirurgia robotica. Il futuro? L’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo con Filippo Pacinotti, Business Director di ab medica.

Il robot da Vinci Xi è fra le tecnologie più innovative della chirurgia robotica. Il futuro? L’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo con Filippo Pacinotti, Business Director di ab medica.

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La chirurgia robotica è una delle conquiste più innovative nel campo della medicina. Poco invasiva e altamente precisa, rappresenta un vantaggio per medici e pazienti. In particolare, il robot da Vinci Xi permette interventi chirurgici complessi e precisi, grazie a una visione 3D ad alta definizione. Il futuro? L’Intelligenza Artificiale. Ne parliamo con Filippo Pacinotti, Business Director di ab medica, azienda leader nella produzione e nella distribuzione di tecnologie mediche e punto di riferimento per la robotica chirurgica.

 

 

I vantaggi del robot da  Vinci Xi

 

Il robot da Vinci Xi è altamente innovativo nel campo della chirurgia robotica. Una console attraverso la quale il chirurgo controlla gli strumenti, quattro braccia per il supporto degli strumenti, con la possibilità di selezionare prima la tipologia di intervento, un monitor touchscreen di 24 pollici e un sistema video di alta definizione. Queste sono solo alcune caratteristiche di un sistema robotico che presenta innumerevoli vantaggi, sia per il chirurgo sia per il paziente. Spiega Filippo Pacinotti: “Si tratta di una tecnica mini invasiva e conservativa, che garantisce al paziente migliori tempi di recupero postoperatorio e una degenza in ospedale decisamente inferiore rispetto ad altre tecniche tradizionali. I vantaggi specifici per il chirurgo sono molti, soprattutto rispetto alla chirurgia laparoscopica. Partiamo da un miglioramento della visione che è tridimensionale e in alta definizione e una posizione ergonomica molto più confortevole rispetto agli interventi tradizionali, che aiuta nella riduzione dello stress durante l’intervento. A questo si aggiunge che il sistema robotico da Vinci Xi traduce i movimenti del chirurgo in modo intuitivo, offrendo una maggiore destrezza di movimento grazie all’Endowrist, una caratteristica tecnologica del sistema attraverso la quale il chirurgo riesce a riprodurre fedelmente, in scala e senza tremori, i movimenti naturali delle sue mani, con dei gradi di libertà aumentati rispetto alle tecniche chirurgiche tradizionali, per una maggiore precisione. I vantaggi per l’ospedale si evidenziano nello sviluppo di un programma multidisciplinare, con il coinvolgimento di più specialità, anche quelle che normalmente non offrono al paziente un approccio mini invasivo. E sicuramente il fatto di avere una curva di apprendimento rapida facilita l’accessibilità alla tecnica mini invasiva. Il da Vinci si inserisce all’interno della sala operatoria senza stravolgerne spazi e dinamiche. Rispetto ai modelli precedenti, infatti, è possibile mantenere il sistema sempre nella stessa posizione all’interno della sala operatoria e accedere al paziente grazie a un braccio estensibile, adattandosi alle diverse tipologie di intervento. Altro punto di forza del da Vinci Xi è quello di disporre di strumentazione dedicata per le varie specialità perfettamente integrata nel sistema e comandata dal chirurgo in consolle garantendo estrema precisione, sicurezza e affidabilità durante l’intervento. Per questo, il sistema da Vinci Xi è in grado di supportare agevolmente interventi di varia complessità, ad esempio dalle semplici colecisti alle più complesse esofagectomie, con estrema flessibilità”.

 

Fusione tra uomo e tecnologia

 

Il da Vinci è un vero e proprio robot intelligente, che si integra in sala operatoria fondendo il lato umano e la tecnologia in un’alchimia perfetta. Spiega Pacinotti: “C’è una forte correlazione tra presenza umana e tecnologia, quasi una fusione: il sistema da Vinci non prescinde dalla presenza del chirurgo, senza il quale l’intervento non potrebbe avvenire. All’interno della sala operatoria c’è sempre una squadra chirurgica completamente formata. Ad affiancare il da Vinci abbiamo il chirurgo primo operatore ma anche un assistente chirurgo. È fondamentale il team anestesiologico – che collabora sulla base delle tempistiche dell’intervento robot-assistito – e quello infermieristico, che predispone la sala e il robot prima e dopo l’intervento. Tutte figure che sono perfettamente coordinate tra di loro e che lavorano in parallelo, con tempistiche e passaggi ben definiti. Negli anni il sistema da Vinci è diventato ancora più intelligente: le prime piattaforme non si interfacciavano con l’equipe di sala operatoria; adesso invece sono previste fasi guidate da un assistente vocale per la predisposizione e la preparazione del sistema, facilitando e rendendo più semplice e veloce l’allestimento della sala operatoria”.

 

 

I dati

 

A oggi in Italia sono presenti più di 135 piattaforme da Vinci – di vari modelli – e si stima che ben 500 chirurghi siano formati sulla piattaforma da Vinci. Gli interventi effettuati con questa tecnologia sono in crescita, come sottolinea Pacinotti: “Di queste piattaforme, il 75% è rappresentato da sistemi di ultima generazione, posizionando l’Italia tra i paesi più all’avanguardia in questo settore. In Italia ogni anno vengono svolte circa 25.000 procedure robot-assistite, in costante crescita. Il livello di penetrazione della chirurgia robotica varia a seconda delle specialità chirurgiche e della tipologia di interventi. Se guardiamo ad esempio alla procedura più eseguita in chirurgia robotica, la prostatectomia radicale, più del 60% degli interventi vengono svolti con il sistema da Vinci.  Al di fuori dell’Urologia, in chirurgia generale e in particolar modo nella chirurgia del colon retto, si stima che il 10% – 15% degli interventi vengano svolti in chirurgia robot assistita da Vinci. Un’altra specialità che ha registrato un significativo incremento, soprattutto grazie all’ultima generazione di tecnologie robotiche, è la chirurgia toracica in particolare gli interventi di Lobectomia polmonare. Possiamo quindi dire che i campi chirurgici di maggiore penetrazione sono l’urologia, la chirurgia generale, toracica e ginecologica. Trovano applicazione in centri di riferimento anche la chirurgia pediatrica e l’otorinolaringoiatria. La costante innovazione tecnologica contribuisce ad accrescere le possibilità di utilizzo”.

 

Migliorare l’accessibilità

 

Resta da migliorare la disponibilità della tecnologia a tutti gli ospedali. Spiega Pacinotti: “Oggi la tecnica robot assistita viene destinata ad interventi di chirurgia maggiore, generalmente oncologici, e perciò erogata soprattutto dagli ospedali a maggior afferenza.  Questo comporta la necessità di preferire alcune tipologie di procedure rispetto ad altre. Tuttavia, essendo una tecnica che presenta importanti vantaggi, l’accessibilità a tale tecnologia potrebbe essere estesa a un panorama più ampio di centri e quindi di applicazioni”. Per supportare la formazione dei medici, le università e le società scientifiche assumono un ruolo centrale: “Il coordinamento dovrebbe necessariamente passare attraverso gli enti con mission formativa e scientifica, quali università, scuole di specializzazione ma anche società scientifiche. Esistono vari progetti in avvio tra le facoltà di medicina per consentire a chirurghi giovani e meno giovani di intraprendere un percorso formativo standardizzato di avvicinamento alla chirurgia robotica”.

 

Il  futuro: l’Intelligenza Artificiale

 

La direzione della robotica chirurgica è l’Intelligenza Artificiale, come sottolinea Pacinotti: “Certamente il futuro è l’implementazione della tecnologia da Vinci con l’Intelligenza Artificiale. Già oggi abbiamo importanti esempi di interfacciamento con la realtà aumentata, come visto in un recente congresso di Urologia: durante alcuni interventi di chirurgia robot-assistita, il chirurgo visualizzava in tempo reale la ricostruzione 3D dell’organo e poteva muoverla virtualmente per identificare la posizione del tumore con estrema accuratezza. Sono tecnologie per ora non integrate, ma che offrono al chirurgo una maggiore sicurezza e consapevolezza nella pianificazione e svolgimento dell’intervento. Se oggi ci stiamo focalizzando sull’atto chirurgico, il futuro andrà nella direzione della realtà aumentata, Intelligenza Artificiale e sistemi integrati di diagnostica”.