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Mar 21, 2018

Digital Tax europea: l’azienda digitale verrà tassata anche se manca la sede fisica. Le novità

Il Commissario Europeo agli affari economici e finanziari Pierre Moscovici ha presentato il piano della Commissione Europea per una digital tax. C'è una buona notizia per le startup

 

Oggi il Commissario Europeo agli affari economici e finanziari Pierre Moscovici ha presentato il piano della Commissione Europea per una digital tax.

Già discussa ieri a Buenos Aires, al G20 dei ministri delle finanze, la proposta parte dal principio per cui bisogna mettere fine alla disparità di trattamento che c’è tra i business digitali e quelli tradizionali. Questi ultimi pagano in media un’imposta sui redditi di impresa del 24% mentre i primi si fermano a meno del 10%.

Con questo, ha precisato Moscovici, non si vuole frenare gli investimenti nel digitale, che in Europa sono un settore in forte crescita e che costituiranno il 4% del PIL nel 2020, ma di certo non si possono fare distinzioni così profonde tra un business e l’altro perché si applicano leggi nate un secolo fa, che vedono nella presenza fisica il criterio per l’imposizione fiscale.

Il mondo è cambiato e secondo la Commissione, e il Consiglio (organo formato dai capi di Stato e governo dei Paesi UE), è ora di aggiornare tali norme.

 

Le nostre norme, elaborate prima dell’avvento di internet, non autorizzano gli Stati membri a tassare le imprese digitali operanti in Europa quando vi hanno una presenza fisica minima o inesistente. Questa situazione rappresenta un buco nero ancora più grande per gli Stati membri, in quanto la base imponibile viene erosa. Per questo proponiamo una nuova norma giuridica e un’imposta temporanea sulle attività digitali” ha detto Moscovici in conferenza stampa.

Il piano prevede di integrare le attività digitali nella definizione di attività di impresa con una definizione giuridica di presenza digitale che si aggiungerà al concetto di presenza fisica.

Due proposte

Le proposte della Commissione sul piatto sono due:

1. una riforma comune delle norme dell’UE in materia di imposta sulle società per le attività digitali

Secondo questa proposta un’azienda che offre servizi digitali sarà tassata, anche in mancanza di una sede fisica nello Stato membro, se soddisfi almeno uno di questi tre criteri:

– supera una soglia di 7 milioni di euro di ricavi annuali in uno Stato membro

– ha più di 100 000 utenti in uno Stato membro in un esercizio fiscale

– oltre 3 000 contratti commerciali per servizi digitali sono conclusi tra l’impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale.

“La misura potrebbe essere successivamente integrata nel campo di applicazione della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB), l’iniziativa che la Commissione ha già proposto per ripartire gli utili dei grandi gruppi multinazionali in un modo che tenga maggiormente conto del luogo in cui il valore è crea”, si legge nel comunicato stampa.

2: un’imposta temporanea su determinati ricavi di attività digitali

Questa seconda imposta sarà temporanea e servirà ad erogare un gettito nei singoli stati dove viene generato valore da determinate attività digitali che al momento sfuggono alle odierne norme tributarie. Essa si applicherà ai ricavi:

– generati dalla vendita di spazi pubblicitari online

– generati da attività di intermediazione digitale che permettono agli utenti di interagire con altri utenti e che possono facilitare la vendita di beni e servizi tra di essi

– ottenuti dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti.

Questa imposta sarà temporanea e servirà a mettere una pezza nel breve periodo alla situazione attuale, in attesa di una riforma complessiva del sistema.

Una buona notizia per le startup

La buona notizia è che, per evitare di creare nuovi fardelli per le startup europee, che già faticano a concorrere con quelle americane, l’imposta non si applicherà a chi offre servizi digitali con ricavi inferiori a 750 milioni di euro nel mondo e 50 milioni di euro nell’UE.

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