desc

Smart working, il 56% ritiene di essere più produttivo da casa

Lavoro
ECONOMY
Edit article
Set prefered

Smart working, il 56% ritiene di essere più produttivo da casa

E il 70% dei dipendenti è più soddisfatto del lavoro. I risultati di uno studio Lenovo sul futuro dell’impiego ibrido

E il 70% dei dipendenti è più soddisfatto del lavoro. I risultati di uno studio Lenovo sul futuro dell’impiego ibrido

Lavoro

Lo smartworking? Che rimanga il più a lungo possibile. Secondo lo studio Future of Work and Digital Transformation firmato dal colosso informatico Lenovo il 70% dei dipendenti intervistati risulta più soddisfatto dal proprio lavoro e il 56% ritiene di essere più produttivo lavorando da casa.

Flessibilità che passione

La preferenza va insomma alla flessibilità del lavoro da remoto, con l’88% di chi lavora nelle grandi aziende che vorrebbe lavorare da casa o da remoto per almeno parte del tempo anche al ritorno alla normalità.

I manager concordano con questi vantaggi: l’83% dei decisori aziendali dell’IT si aspetta che, post-pandemia, il lavoro sia da remoto per almeno il 50% del tempo. Non solo: secondo lo studio, la gestione della sicurezza dei dati è diventata la sfida più dispendiosa in termini di risorse per l’IT, che si sente più preparato a gestire una eventuale situazione emergenziale come quella vissuta recentemente con la pandemia, piuttosto che una legata alla minaccia dei dati aziendali. La maggior parte delle aziende intervistate (il 63%) è interessato a soluzioni di Device-as-a-Service (DaaS) perché consentono di liberare tempo da dedicare a progetti più strategici

Il sondaggio Lenovo

Sono risultati che emergono da un sondaggio globale sull’impatto del lavoro da remoto, inclusa la soddisfazione professionale, le sfide tecnologiche e le soluzioni, condotto all’inizio dell’anno in 14 paesi, tra cui l’Italia, su più di 8mila dipendenti e decisori aziendali delle divisioni IT di aziende di ogni dimensione.

Tra i risultati più significativi emerge appunto come i dipendenti si siano adattati alla nuova modalità di lavoro da casa. La stragrande maggioranza degli intervistati, l’83%, chiede di proseguire nella modalità di lavoro ibrida anche post-Covid e le aziende sembrerebbero più che felici di accontentarli perché questa modalità migliora il coinvolgimento delle persone e consente di attirare talenti. “Il passaggio al lavoro da remoto ha trasformato l’approccio al digitale, incrementando l’uso di dispositivi personali per il lavoro, l’adozione si software e strumenti di collaborazione nel cloud, con una maggiore attenzione alla sicurezza dei dati da parte dei responsabili IT delle aziende di ogni dimensione” spiega l’indagine. Dallo studio emerge inoltre che le aziende che sviluppano e producono la tecnologia giocano un ruolo fondamentale nelle strategie digitali del futuro, mentre il Device-as-a-Service (DaaS) si sta affermando tra le medio-grandi aziende, per semplificare l’accesso dei dipendenti ai dispositivi più aggiornati, sia per liberare risorse preziose e impiegarle per attività più strategiche.

“Il futuro è ibrido”

Con aziende e dipendenti sempre più interessati a un futuro di lavoro ibrido e di collaborazione da remoto, l’IT si trova a gestire costi maggiori per la gestione della sicurezza dei dati nel rispetto delle normative – ha aggiunto Gianfranco Lanci, presidente e Chief operating officer di Lenovo – oggi più che mai, le aziende hanno bisogno di partner tecnologici affidabili per gestire al meglio il loro hardware, i software e i servizi così da massimizzare il valore e aumentare la sicurezza”.

Il 60% vuole lavorare in remoto almeno per metà del tempo

Insomma, la maggioranza dei lavoratori si è adattata particolarmente bene al lavoro da casa e al lavoro da remoto: il 70% è più soddisfatto e il 60% del campione preferisce lavorare da remoto almeno per la metà del tempo. Più di un terzo preferisce addirittura lavorare da casa per la maggior parte o per tutto il tempo previsto dal contratto. Una tendenza che cresce tra i lavoratori delle grandi aziende, dove due terzi degli intervistati indica di preferire il lavoro da remoto per almeno metà del proprio tempo. È comune, soprattutto nelle grandi organizzazioni, lavorare in team distribuiti su diversi continenti e fusi orari, una situazione che già prima della pandemia rendeva la necessità di trovarsi in ufficio decisamente meno rilevante.

I problemi: la connettività

Non mancano tuttavia i problemi: connessione lenta o instabile da casa su tutti. Circa la metà dei dipendenti di aziende medie (il 50%) o piccole (il 42%) segnala in effetti ritardi o difficoltà nell’ottenere qualsiasi tipo di supporto dall’IT quando necessario. Le aziende dovrebbero quindi considerare pc con connettività LTE o 5G integrata per svincolare i dipendenti dalle reti Wi-Fi domestiche e per fornire una maggiore sicurezza. Dispositivi intelligenti, servizi e soluzioni software in grado di diagnosticare autonomamente criticità e prevenirle possono aiutare le piccole imprese che tipicamente non hanno un team IT interno strutturato.

Come si trasforma l’ufficio

L’ufficio, in definitiva, non è più percepito come il luogo dove svolgere il lavoro: si sta trasformando in un luogo dove fare relazione e collaborare tra colleghi lasciando le attività più impegnative e che richiedono concentrazione a casa. Dove, senza sorprese, i dipendenti utilizzano con maggiore frequenza i loro dispositivi personali – laptop, smartphone e tablet – per lavoro, con il 79% del campione che afferma di utilizzare il proprio smartphone per attività lavorative come chiamate e videochiamate, e-mail e chat aziendali. Quando si tratta di pc, le caratteristiche più ricercate nei dispositivi dai dipendenti delle aziende di ogni dimensione sono le tecnologie come quelle di intelligenza artificiale per la cancellazione del rumore durante le videochiamate, webcam con otturatore per la privacy, funzionalità per la riduzione della luce blu che affatica la vista e sistemi più efficienti per il raffreddamento dei dispositivi. Tuttavia, i dipendenti non traggono sufficiente vantaggio dai programmi aziendali per finanziare i loro acquisti tecnologici. Infatti, sebbene l’80% dei decisori dell’IT si dica disponibile a coprire gli acquisti di dispositivi tecnologici per uso lavorativo, in alcuni casi solo il 22% dei dipendenti si è avvalso di questa opportunità.

La crescente adozione da remoto di tool di collaborazione e cloud – compresi i dispositivi per la smart home che possono aumentare i rischi per la sicurezza aziendale – ha infine messo in assoluta evidenza il tema della sicurezza dei dati: quasi tutte le aziende dichiarano di avere in atto un piano di continuità di qualche natura, come ad esempio il backup dei dati basato su cloud (45%), il backup fisico dei dati (39%) e attività di formazione sulla sicurezza dei dati (39%).