Perché il geoblocking è ancora lì dopo il 1 aprile - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 9 aprile 2018 alle 6:52

Perché il geoblocking è ancora lì dopo il 1 aprile

No, non è una vittoria dell’Europa quella che ora ci permette di guardare su Sky Go la partita di calcio della nostra squadra del cuore anche fuori dai confini nazionali. Il geoblocking infatti è ancora lì

 

No, non è una vittoria dell’Europa quella che ora permette di guardare su Sky Go la partita di calcio della nostra squadra del cuore anche fuori dai confini nazionali. Anzi, questa è tutto l’opposto di una vittoria, è una sconfitta al concetto stesso di Unione Europea.

A fare molto più, e prima, per l’Europa del Mercato Unico Digitale ci han pensato l’americana Netflix per i film e le serie e la svedese Spotify per la musica. Netflix è presente in 190 paesi, quasi ovunque nel mondo, Spotify in 72 paesi nel mondo, UE inclusa. L’unica differenza per questi due servizi è che fino al 1 aprile, viaggiando all’estero, avresti potuto vedere anche le serie e i film cui non ti era permesso accedere dal tuo Paese, mentre dalla scorsa domenica puoi continuare a vedere Don Matteo (disponibile su Netflix Italia) in albergo a Parigi dopo una giornata al Louvre. Meno male che c’è l’Europa!

Ponendo che invece abbiate un servizio on demand diverso prettamente italiano, uno come quelli offerti da Sky e Mediaset, sentivate davvero il bisogno impellente di restare incollati allo schermo anche in vacanza? Secondo me no, visto che la parte fondamentale del viaggio è proprio quella di conoscere la cultura del Paese che ci ospita, la curiosità di accendere la tv di un albergo (meglio, di un AirBnb) e scoprire che tipo di tv guardano al di là delle Alpi. Guardare all’estero le stesse cose che si guardano a casa mal si concilia col concetto di Unione Europea, anzi, sembra più voler garantire un nazionalismo 2.0.

Tre leggi per (non) porre fine all’era del geoblocking

La Commissione Europea ha spacchettato la fine del geoblocking in tre proposte legislative.

  1. Una è quella sulla portabilità che è entrata in vigore domenica 1 aprile.
  2. Una è quella approvata a febbraio che permette di comprare servizi e beni online in altri Paesi dell’UE ma che ha escluso i media digitali, impedendo quindi di accedere nel proprio Paese ai servizi offerti in altri Paesi dell’UE. Entrerà in vigore verso la fine dell’anno.
  3. L’ultima, ancora da approvare in via definitiva, riguarda la possibilità di accedere a TV e radio di altri Paesi dell’UE. Qui il parlamento europeo ha favorito, ancora, le aziende dell’intrattenimento invece dei consumatori.

In realtà, anche per la portabilità, il regolamento in vigore dal 1 aprile, ci sarà un’eccezione per le tv pubbliche. Infatti queste potranno decidere se concedere la portabilità o meno. Se anche siete registrati su RaiPlay, non è detto che potrete vedere tutto una volta varcati i confini nazionali.

Cosa è andato storto

Eliminare per sempre il geoblocking avrebbe contribuito sicuramente a creare un’Europa unita, che avrebbe soddisfatto la fame di conoscenza di culture diverse dalla propria.
Purtroppo quel sogno è naufragato, spinto in tempesta dall’industria dell’intrattenimento che non ha voluto rischiare di dover cambiare un modello che è andato bene dalla nascita del tubo catodico: crea un prodotto e poi vendilo in tanti mercati al massimo del prezzo che quel mercato è disposto a pagare. E fai finta che internet non esista.

Forse hanno ragione loro, che non vedono ancora profittevole pensare all’Europa come a un vero mercato unico, con mezzo miliardo di possibili clienti. Perché, per quanto vorremmo, non siamo gli Stati Uniti, dove tutti parlano la stessa lingua.

Si sono scordati dei millenials. Ancora.

Però. Però non si deve scordare che da anni ci sono squadre di sottotitolatori volontari che a titolo gratuito traducono, per chi non conosce troppo l’inglese, la qualunque serie si trovi da scaricare (illegalmente). Perché i millenials hanno fame di questi contenuti. “Un mio amico”, quando Netflix non era ancora disponibile in Italia, tramite VPN fingeva di vivere a Beverly Hills (CAP: 90210) pur di poter pagare per vedere le serie, perché lui voleva pagare invece di scaricare illegalmente. E lo stesso con Spotify qualche tempo prima. E non è un caso che proprio Netflix, quando ancora non era così massicciamente presente ovunque, chiudeva un occhio su tutti i clienti VPN friendly.

 

Perché qui parliamo di spettatori pronti a pagare per noleggiare un film, guardare una serie, comprare un e-book in lingua. E non si dovrebbe mai scontentate un cliente pronto a pagare, soprattutto se l’alternativa è ottenere lo stesso bene per vie illegali e gratuite.

Parliamo di una generazione di genitori 30/40enni che ha studiato, ha vissuto all’estero, e ha capito l’opportunità persa per non aver visto i cartoni in lingua originale quando si era piccoli. Perché se negli anni 60 la RAI insegnava l’italiano agli italiani con i suoi programmi, l’inglese (ma oggi potrebbe essere il francese, lo spagnolo, il tedesco) non ha pensato di insegnarcelo. Qui in Belgio tutti i film stranieri sono sottotitolati e mai doppiati, e i Belgi parlano inglese senza problemi, ai livelli di un madrelingua. In Italia devi sperare che nella tua città ci sia un cinema che una volta al mese faccia vedere i film in lingua.

 

Forse tutto cambierà tra pochi anni, con l’intelligenza artificiale che tradurrà in tempo reale quello che sentiamo, meglio di quanto faccia già oggi. E senza la barriera della lingua sarà più facile creare la tanto agognata Unione Europea, quella vera, ed eliminare per sempre il geoblocking. Sempre che le batterie del traduttore durino abbastanza.

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