Big Data, Intelligenza artificiale e Gender Gap. Di cosa si è parlato al Festival del giornalismo di Perugia - Startupitalia
#SIOS19
Prenota il tuo biglietto

Ultimo aggiornamento il 17 aprile 2018 alle 17:13

Big Data, Intelligenza artificiale e Gender Gap. Di cosa si è parlato al Festival del giornalismo di Perugia

Un momento di incontro ma anche di riflessione su sfide e rischi che la professione del giornalista dovrà affrontare

Ritorno alle radici. La percezione fondamentale che si intuisce scorrendo di sala in sala all’interno di questo XII festival del Giornalismo, è la necessità di rifondare un rapporto di fiducia tra chi scrive e chi legge. Tornare, in poche parole, ai valori di base del giornalismo stesso: fact checking e analisi della fonti, indipendenza, imparzialità, accoglienza.

 

È un giornalismo da un volto più umano, quello richiesto a gran voce, che sa restituire i fatti privandoli di quello sguardo voyeuristico e pruriginoso che ha tanto il sapore del clickbait, del titolo facile e strillato, più al servizio dell’advertising che dell’informazione, figlio della mercificazione della notizia e della mancanza di un mecenatismo culturale che ne sappia tutelare l’oggettività.

Dati, Big Data e Intelligenza Artificiale

Questo assioma è tanto più vero quanto più ci si rende conto della portata e dello stravolgimento del mestiere del giornalista (altro tema affrontato al Festival del giornalismo) in relazione alla sempre maggiore pervasività dei big data e dell’intelligenza artificiale.
In più di una sede ci si interroga, in altre parole, su quale spazio sarà lasciato all’uomo e al professionista in un futuro in cui i dati e le intelligenze artificiali renderanno ancora più facilmente disponibili moli di informazioni.
La risposta, per fortuna c’è ed direttamente proporzionale alla qualità del giornalismo che verrà a essere portato avanti.

Come infatti ben definito in ambito internazionale da Chris Elliott, CEO e Director dell’ Ethical Journalism Network e rilanciato domenica in ambito italiano da Marisandra Lizzi e Mafe De Baggis, l’industria dell’informazione deve riunirsi attorno a questi temi centrali: condivisione delle informazioni, innovazione, collaborazione, coordinamento delle iniziative e responsabilità di ciò che si narra nell’ottica più ampia dell’ecosistema della notizia. Solo tornando ai valori di base del giornalismo, sarà possibile assicurare al giornalismo un futuro prospero.

Diversità e multiculturalismo

Un futuro in cui sempre di più sarà necessario contaminarsi e confrontarsi con i temi della diversity e del multiculturalismo, che ora più che mai è necessario affrontare nelle redazioni al di là di riconoscimenti puramente simbolici, andando ben oltre la superficie del problema e sottolineando come il Gender Gap, il Gender wage e l’inclusione sono tematiche che vanno affrontate implementando il concetto di multiculturalità e diversity nella programmazione, nella copertura delle notizie, nelle politiche di assunzione e nelle rappresentazioni.

Facebook, Twitter e le altre piattaforme

Dopo il cosa, il dove. Per poter riuscire a valutare correttamente la direzione che sta prendendo il giornalismo e su quali terreni si giocherà la battaglia per la sua evoluzione nei prossimi anni, è però altresì necessario riuscire a definire il ruolo e le responsabilità di colossi come Facebook e Twitter all’interno del sistema dell’informazione.
Sebbene infatti più volte Zuckerberg abbia ribadito che la sua Facebook è una tech company e non una media company, è altrettanto vero che il ruolo degli algoritmi di questa come di altre piattaforme è centrale nel creare la cosiddetta filter bubble che, in un modo o nell’altro, è alla base di una certa riluttanza ad esercitare il pensiero critico, spalancando così le porte a quelle fake news che minano profondamente la fiducia tra lettore e scrittore.

Eppure, si è ricordato al Festival del giornalismo, non è più possibile fare del giornalismo senza tenere conto dei progressi e degli strumenti della tecnologia: la parola chiave in questo senso è “contaminazione” tra tecnologi, developer e data scientist e giornalisti. Pur mantenendo ciascuno il proprio lavoro, emerge fortemente la necessità di ruoli ponte, di mediatori culturali che sappiano mettere in comunicazione questi mondi in apparenza così differenti.
Ancora una volta quindi, si conferma che, fermo restando le competenze e la tecnologia, a fare la differenza nel prossimo futuro sarà la passione, l’etica e il cuore.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter