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Lug 24, 2018

Cina, il ruolo centrale del tech nella Nuova Via della Seta

Il colossale piano di investimenti globale di Pechino prevede un capitolo centrale per l'innovazione, dall'Asia all'Europa. Ecco i progetti più importanti

Infrastrutture innovative, servizi di trasporto futuribili, ecommerce, smart cities e non solo. Lungo la Nuova Via della Seta la Cina sta piantando diversi semi tech che, nei piani di Pechino, germogliando potranno aiutare il Dragone a raggiungere la tanto agognata leadership dell’innovazione.

La mappa del progetto One Belt One Road

Il piano della Cina

La mappa del progetto denominato One Belt One Road, come noto, è davvero estesa. La via di terra parte dal nord della Cina, passa per i Paesi dell’Asia centrale, l’Iran e la Turchia per poi raggiungere la Russia e da qui il cuore dell’Europa a Berlino e poi Venezia. La via di mare parte invece da Fuzhou, nel sud est della Cina, e passa per Pacifico, India, Africa, mar Rosso e Mediterraneo con Grecia, Balcani e infine ancora una volta l’Italia. A questi due “sentieri” ne è stato recentemente aggiunto un altro, quello polare, che mira all’Artico e coinvolge direttamente la Groenlandia, che ha messo nel mirino gli imponenti investimenti di Pechino e non a caso sta aumentando le pretese di indipendenza dalla Danimarca. Un piano ambizioso accolto con entusiasmo da molti e scetticismo e preoccupazione da altri, in particolare da quanti notano il pesante indebitamento a cui alcuni dei Paesi coinvolti nel progetto si stanno esponendo nei confronti della Cina, che a breve potrebbe passare all’incasso sia dal punto di vista economico ma soprattutto dal punto di vista politico. Ma al di là delle discussioni geopolitiche, non si può non notare come un ruolo preponderante del One Belt One Road sia costituito dal tech, settore sul quale Xi Jinping e il suo Made in China 2025 puntano tantissimo.

La nuova rete di trasporti

La Nuova Via della Seta sta infatti creando le basi per una rinascita dell’innovazione tecnologica dell’area euroasiatica. Innanzitutto dal punto di vista delle infrastrutture. Le reti di trasporto vengono unificate, potenziate e rinnovate, con una serie di nuove importanti soluzioni tecnologiche. Qualche esempio? La nuova generazioni di treni ad alta velocità che sta sorgendo per unire la Cina all’Europa. Sono già stati avviati diversi lavori per creare nuove linee ferroviarie tra il Dragone e Russia, Europa, India e Sud Est asiatico. Nel 2020 dovrebbe entrare in funzione il collegamento tra Kunming, città meridionale della Cina, e Singapore. Per arrivare da una parte all’altra basteranno dieci ore. Un altro progetto a cui Xi Jinping tiene molto è la creazione della linea ad alta velocità tra Pechino e Mosca, che potrebbe consentire di unire le due capitali in un giorno e mezzo.

 

Ma esiste la possibilità concreta che in questa partita entri la tecnologia hyperloop, che per prima cosa potrebbe collegare il porto russo di Zarubino con l’area logistica cinese di Hunchun. Un motivo importante per Pechino per facilitare l’arrivo di hyperloop sarebbe anche il suo basso impatto ambientale, che si sposerebbe perfettamente con uno dei cavalli di battaglia del presidente cinese, vale a dire la guerra all’inquinamento. Allo stesso tempo, la Cina sta provando autonomamente sviluppare una tecnologia “supersonica”. L’agenzia aerospaziale cinese ha recentemente dichiarato che sta sviluppando un treno a levitazione magnetica in grado di raggiungere i quattromila chilometri orari. Sembra fantascienza, ma chissà.

Digital Silk Road

Ma oltre a nuove ferrovie, nuovi porti e altre infrastrutture, sulla Nuova Via della Seta la Cina sta cercando di implementare un sistema integrato per le telecomunicazioni. China Telecom, China Unicorn, China Mobile e altre imprese controllate dallo Stato stanno costruendo una Via della Seta digitale. Si sta lavorando a una nuova rete di cavi terrestri tra Cina e Russia, mentre colossi come Huawei e Zte sono entri nel gioco fornendo la fibra ottica a Paesi coinvolti nel progetto One Belt One Road, come per esempio l’Afghanistan. Allo stesso tempo si stanno cercando di incoraggiare i vicini asiatici a servirsi del sistema satellitare cinese Beidou. L’intenzione è quella di creare un’unica grande rete come si può notare dalle importanti mosse anche nell’e-commerce. Alibaba e JD.com si stanno espandendo a grandi passi nel Sud Est asiatico e nell’Asia centrale. Jack Ma ha già conquistato la Malesia stringendo un accordo con il governo per l’utilizzo della sua piattaforma smart cities e ha rilevato il gigante vietnamita Lazada.

Smart cities e parchi tecnologici

Lo sforzo sulle smart cities non è limitato ad Alibaba. Zte e Huawei stanno intensificando i loro sforzi a fornire i loro modelli a nazioni come Malesia, Kenya e persino Germania. Modelli dove l’intelligenza artificiale e la tecnologia del riconoscimento facciale. Gli investimenti cinesi ambiscono a realizzare un tessuto di città innovative dotate di una tecnologia standard, ovviamente targata Pechino. Lungo la Nuova Via della Seta la Cina ha già costruito 52 “parchi tecnologici” in cooperazione con altri Paesi. Uno dei partner più attivi è stato finora il Pakistan, che nelle intenzioni di Pechino dovrebbe diventare una sorta di laboratorio tech diffuso. In Bielorussia, la Cina sta finanziando la costruzione di un tech park destinato a diventare un hub per startup attive nell’elettronica, biomedicina, chimica e ingegneria. Un altro progetto simile è stato avviato in Etiopia, dove è appena stata completata la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità che collega il Paese al Gibuti, sede della prima base militare permanente di Pechino all’estero. Insomma, la Cina ha piantato e sta piantando molti semi. E sembrano pronti a germogliare.

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