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Natalie Dormer fa un picnic in costume, e Sense8 raggiunge l’atteso finale

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Natalie Dormer fa un picnic in costume, e Sense8 raggiunge l’atteso finale

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

Picnic ad Hanging Rock – Sky

Natalie Dormer non recita se non in costume.

 

È emersa con I Tudors, è passata poi a Il Trono di Spade, aveva un ruolo in Hunger Games e ora è la protagonista di Picnic ad Hanging Rock, la serie tratta dall’omonimo film australiano del 1975. Quello era una specie di delirio psichedelico che apriva la strada alla prima invasione hollywoodiana del cinema australiano (durata poco e ricordata più che altro per Mel Gibson, Mad Max e Mr. Crocodile Dundee), antecedente di pochi anni a quella più sostanziosa di Russel Crowe, Nicole Kidman, Hugh Jackman e Baz Luhrmann.

Era la fine degli anni ‘70 e quel film si era fatto notare per come cavalcava l’ultimissimo scampolo di psichedelia con la storia di alcune studentesse che si perdono ad Hanging Rock. Fine. Allucinazioni, paranoia, mistero, superstizione, un po’ di paura e una capacità non comune di mantenere la rotta ed evitare la noia pur non avendo un vero intreccio, avevano dato lustro al film. Paradossalmente quegli elementi che l’avevano reso un evento sono gli stessi che ad oggi funzionano di più nelle serie TV. Così Picnic ad Hanging Rock (la serie) sembra concepita oggi, mentre invece l’ispirazione vera originale è un libro omonimo di Joan Lindsay del 1967 (quelli sì veri anni di psichedelia e droghe).

 

La serie è estremamente più strutturata del film, più organizzata e dal piglio più commerciale, usa l’espediente del mistero come fanno le serie moderne per affascinare e per assicurarsi che ad ogni risposta corrispondano più domande: ma con un impianto modernissimo tipico delle serie contemporanee ambientate più di 100 anni fa .

L’ultimo episodio di Sense8 – Netflix

Non poteva finire così Sense8.

 

Dopo due stagioni di storie intrecciate la serie è stata cancellata da Netflix, ma troppo era rimasto in sospeso le sorelle Wachowski (Lana e Lilly) hanno ottenuto di poter girare la conclusione. Così ad un anno di distanza dalla fine della seconda stagione, l’8 giugno, viene caricata sulla piattaforma in tutto il mondo la conclusione della serie.

Si tratta di un caso senza precedenti, cioè quello di una serie che abbia ottenuto il permesso di mettere in piedi il necessario per una stagione intera (attori, troupe, mezzi, location) per poter girare solo un episodio così da chiudere tutte le trame. Ovviamente tutto ciò viene fatto perché Sense8 raggiunga uno statuto più elevato di quello (non eccezionale evidentemente) che ne ha causato la chiusura. Di certo è un’ottima occasione per recuperare le due stagioni da 11 episodi che raccontano la storia di 8 persone intrecciate, collegate e misteriosamente accomunate da qualcosa.

 

Come spesso accade nelle opere Wachowoski, i temi affrontati sono i più elevati: come gli capita sempre di più, di recente, questi si sono spostati da una forma particolare di animismo alla fluidità dei corpi, al mutamento degli stessi e all’immutabilità dell’animo in tutto ciò. Gli 8 sono rigorosamente di culture, religioni, sessualità, etnie e credi differenti ma sempre di più scoprono non solo un legame telepatico, quanto proprio una comunione così profonda da superare tutto.