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Ultimo aggiornamento il 27 agosto 2018 alle 10:10

Genova, 14 agosto – 17 settembre. È tempo di collaborare

Trentatré giorni per misurare la capacità di reazione di una città che senza soluzioni rapide rischia il congestionamento della viabilità e la stagnazione del porto

Non c’è molto tempo, non bisogna perderne. A dieci giorni dal crollo del viadotto che scavalcava il Polcevera, i genovesi sono al lavoro per evitare che la tragedia abbia ripercussioni funeste per la città anche sul lungo periodo. Il lutto e la paura hanno da subito coesistito nei sopravvissuti – perché così ci si sente, se si era soliti percorrere quel tratto di autostrada che per Genova è anche una tangenziale – con la voglia di riparare, di soccorrere, di aiutarsi.

 

La reazione immediata è stata molto efficace, sia a livello istituzionale che dei cittadini. La solidarietà e la voglia di aiutare saranno indispensabili anche per il futuro.

Un problema pratico

Il problema pratico più urgente da risolvere è quello legato alla viabilità e alla logistica del porto. Sul ponte Morandi transitavano migliaia di veicoli ogni giorno e molto spesso si formavano code lunghe e lente. Nei fine settimana estivi gli ingorghi erano causati da chi si imbarcava su un traghetto, durante i giorni feriali di tutto l’anno, invece, il ponte era intasato da camion e Tir. E non pochi. Approssimativamente il numero di mezzi pesanti in transito su quell’ultimo chilometro di A10 era ogni giorno tra i millecinquecento e i duemila. Mezzi che trasportavano merci tra il grande scalo container di Voltri dove giungono le grandi navi merci dalla Cina, a ovest del fu ponte, e il porto di Genova Sampierdarena a levante. Merci che per il bene della città devono continuare a circolare ma che rischiano di congestionarne completamente il traffico.

Qui non vogliamo solo sopravvivere, ci siamo messi in testa di vivere e possibilmente prosperare

Ferragosto è periodo di relativa calma, sia per i mezzi pesanti che per il traffico cittadino di auto, e solo per questo motivo ancora si riesce a circolare sull’unica strada rimasta percorribile: l’Aurelia. Tra poco le cose cambieranno e per quantificare meglio si possono fissare sul calendario due date significative: il 17 e il 20 settembre. La prima è la data dell’inizio dell’anno scolastico, la seconda è quella dell’apertura del Salone Nautico. Sembra assurdo e pretenzioso ma Genova vuole mantenere l’appuntamento che, seppur non più coi fasti dei decenni passati, resta forse la principale vetrina internazionale per la città.

 

Qui non vogliamo solo sopravvivere, ci siamo messi in testa di vivere e possibilmente prosperare. Alla faccia del crollo e di chi di quel crollo è responsabile.

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Non c’è tempo da perdere

Si ma come? Il territorio è inadatto alla comunicazione via terra. L’unica strada naturale è appunto l’Aurelia ma ovviamente non basta. Per chi non è addentro alle politiche locali, l’alternativa presentata dalla stampa e chiamata Gronda è un progetto utile ma irrealizzabile in tempi brevi: richiede di costruire un passante a monte che colleghi A10, A7 ed A12 bypassando il centro città e servono anni. Altro che 17 settembre.

 

La ricostruzione del viadotto crollato, sempre che possa avvenire in tempi rapidi il che non è detto per lo stato dei piloni rimasti in piedi, nella migliore delle ipotesi richiederà molti mesi. La soluzione su cui si punta per non mancare le due date in calendario è quella che prevede di creare un’arteria parallela all’Aurelia verso il mare, in una terra che un tempo non esisteva ed è stata strappata alle acque proprio dallo sviluppo del porto e delle acciaierie Ilva. Sono sei i chilometri che collegano l’ultima uscita utilizzabile della A10 e il porto: sei chilometri che possono essere sistemati in poco tempo, misurabile in settimane.

Genova c'è, vuole ripartire, vuole ritornare a essere luogo in cui si transita: come è stata da molto prima che inventassero il cemento armato e l'asfalto

Nel frattempo qualcosa verrà fatto anche per potenziare l’Aurelia e aumentarne la capacità cercando di portare a tre il numero di corsie. Si vocifera di ripristinare addirittura qualche forma di trasporto marittimo locale, ma molto di più si potrà ottenere potenziando il traffico ferroviario. Sia per le persone che per le merci, sia dentro Genova che verso il resto del Paese. Ma anche per questo esito, auspicabilissimo e che magari portasse alla sostituzione totale del traffico da gomma a rotaia, non bastano poche settimane.

 

La vigilia di Ferragosto è accaduto un disastro i cui effetti collaterali potrebbero essere nefasti sul lungo periodo. Ma Genova c’è, vuole ripartire: vuole ritornare a essere luogo in cui si transita, come è stata da molto prima che inventassero il cemento armato e l’asfalto. Luogo in cui si transita e non in cui si sta fermi in coda. Ci si prepara a essere pronti per il 17 settembre. Non c’è tempo da perdere. C’è da collaborare.

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