Tecnologia 5G, a che punto siamo in Italia e nel mondo - Startupitalia
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Ultimo aggiornamento il 31 agosto 2018 alle 8:00

Tecnologia 5G, a che punto siamo in Italia e nel mondo

Dal programma del MISE all'apertura di centri di ricerca stranieri in Italia, fino agli investimenti degli operatori e allo scontro diplomatico tra Australia e Pechino. Lo stato dell'arte sulla connessione ultraveloce

Sono passati 10 anni dal momento in cui si parlò per la prima volta di 5G. Era l’aprile del 2008 e la Nasa si associò alla Machine-to-Machine Intelligence (M2Mi) Corp per sviluppare la nuova tecnologia di comunicazione. Dieci anni dopo a che punto siamo?

 

La rivoluzione 5G

Tutte le previsioni sono concordi: entro la prima metà del prossimo decennio la rivoluzione 5G si realizzerà. Negli scorsi anni si parlava di 2020, ora la maggior parte degli osservatori sembra concorde nell’individuare nel 2022 l’anno da segnare con un cerchio rosso.

Basta dire che il 5G sarà più veloce per spiegare davvero di che cosa si tratta?

Ormai pare che le perplessità del passato siano superate, anche se in passato in molti hanno avanzato dei dubbi sull’effettiva esistenza di spazio per bande di frequenza più larghe adatte alla comunicazione radiomobile terrestre. Già, perché mentre fino al 4G si occupavano bande di frequenza “basse”, l’ultima generazione dello standard per la trasmissione dati avrà bisogno di appoggiarsi su bande di frequenza molto più alte.

 

Ma di che cosa stiamo parlando esattamente? Basta dire che il 5G sarà più veloce per spiegare davvero di che cosa si tratta? Probabilmente no, anche se nel progetto lanciato negli scorsi mesi a Milano si parla dell’obiettivo di raggiungere una velocità in download fino a 10 Gbps, una notevole differenza rispetto alle performance massime del 4G. Ma c’è di più, molto di più. La tecnologia 5G dovrebbe garantire la connettività simultanea di un numero maggiore di dispositivi, una probabilità di interruzione nella trasmissione dei dati molto più bassa, oltre a un consumo delle batterie più basso e una generale maggiore affidabilità e versatilità delle comunicazioni.

 

In Asia tra investimenti e scontri diplomatici

L’area che al momento sembra più attrezzata nello sviluppo del 5G è l’Asia. Non a caso la prima azienda telefonica a sostenere di aver sviluppato un sistema 5G è stata la sudcoreana Samsung, nel maggio del 2013. La Nippon Telegraph and Telephone, sempre nel 2013, ha invece lanciato la prima rete 5G del mondo in Giappone. Anche la Cina, ovviamente, non è restata a guardare.

 

Huawei e ZTE hanno investito svariate centinaia di milioni nel corso degli anni. Con il programma Made in China 2025 approntato da Xi Jinping, lo sviluppo tecnologico ha assunto un’importanza primaria per il Dragone asiatico. Non a caso le compagnie cinesi sono tra le più attive anche nella creazione di centri di ricerca in territorio straniero, compresa l’Italia. Lo sviluppo della tecnologia 5G sta portando anche a casi diplomatici e scontri politici. Nelle scorse settimane si è scatenata una polemica proprio tra la Cina e l’Australia, che ha escluso Huawei dallo sviluppo della tecnologia 5G sul suo territorio. Canberra ha motivato la decisione avanzando “motivi di sicurezza”, mentre il colosso cinese ha replicato bollando la mossa come “politica” e non come “un risultato di un processo decisionale basato sui fatti, trasparente ed equo”.

I vincoli regolatori in Europa

Nel frattempo, anche negli Stati Uniti sono partite decine di sperimentazioni dove la parte del leone viene giocata da attori come Verizon, T-Mobile e Sprint. L’Europa, nonostante i progetti di ricerca lanciati dalla Commissione europea già a partire dal 2014, sembra un passo indietro. Secondo gli analisi di Morgan Stanley, le compagnie europee devono fare i conti con vincoli regolatori e burocratici maggiori rispetto ai competitor asiatici e statunitensi. La francese Orange e la svedese Ericsson sono state tra le aziende europee più attive per lo sviluppo del 5G negli scorsi anni. A queste si è aggiunta anche Nokia, che proprio negli scorsi giorni ha annunciato che riceverà un finanziamento di 500 milioni di euro nell’ambito del Piano Juncker per l’innovazione digitale. Il gruppo finlandese prevede una crescita di 5G negli Stati Uniti e in Corea del Sud, Giappone e Cina in vista all’inizio del prossimo anno. E secondo la Banca europea per gli investimenti (Bei) il prestito potrebbe generare ulteriori investimenti fino a 1,5 miliardi di euro tra le piccole e medie imprese.

 

La situazione in Italia

E l’Italia? Il nostro è tra i primi paesi europei ad avviare sperimentazioni sulla base dell’Action Plan europeo che invitava gli Stati membri a individuare entro il 2020 almeno una città per i test 5G. La prima città a sottoscrivere un accordo in tal senso è stata Torino, che nel 2016 ha sottoscritto un patto d’intesa con Telecom Italia Mobile. Non solo.

 

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Il progetto di Vodafone promette di rendere Milano la capitale europea del 5G entro il 2019. Altre sperimentazioni sono state aperte a Prato, L’Aquila, Bari e Matera, con la cinese ZTE pronta a investire in maniera massiccia in centri di ricerca sul territorio italiano. Lo scorso luglio il ministro Luigi Di Maio ha parlato per la prima volta delle intenzioni del governo rispetto a innovazione, PMI e Venture Capital e ha manifestato la volontà del ministero dello Sviluppo Economico di investire sullo sviluppo del 5G. L’Italia non ha nessuna intenzione di restare indietro.

 

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