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Set 24, 2018

Un percorso STEM e il coraggio di cambiare. Intervista a Silvana Filipponi, responsabile Marketing Visa

La passione per le materie scientifiche, la voglia di cambiamento e l'amore per la complessità hanno accompagnato Silvana Filipponi nel suo percorso di studi, professionale e di vita. E sono questi alcuni degli elementi fondamentali per consolidare la leadership al femminile

É una fisica teorica (percorso di laurea scelto dopo il diploma di Liceo classico), un settore che ha approfondito con un dottorato e su cui ha fatto ricerca anche all’Università di Harvard, e un MBA conseguito in Bocconi. É sempre stata affascinata dall’osservazione della natura e dalla conoscenza delle spiegazioni scientifiche, guidata dall’amore per la complessità e dalla curiosità. Silvana Filipponi è la responsabile Brand e Product Marketing Visa, un ruolo a cui è arrivata dopo un cambiamento di cui sentiva l’esigenza. “La fisica teorica – spiega Silvana nell’intervista a StartupItalia! – è un ambito che richiede studio continuo e collocabile in una dimensione didattica. Io sentivo il bisogno di riprendere il contatto con il mondo reale, senza abbandonare la mia passione per la curiosità e la conoscenza”.

Silvana Filipponi

Il percorso professionale in settori scientifici, appartenenti sia al mondo della ricerca che a quello d’impresa, in cui si è abituati a vedere uomini in carriera è stato vissuto da Silvana serenamente, nonostante le reazioni di “stupore genuino” di chi, vedendo una donna ad una conferenza internazionale sulla fisica teorica, non avrebbe mai pensato fosse una relatrice ma piuttosto la persona a cui dare il cancellino in mano, come racconta lei stessa ridendo.

 

Abbiamo chiesto a Silvana alcuni consigli che possano motivare le donne a seguire le proprie ambizioni lavorative, senza rinunciare ad essere se stesse.

L’intervista

 

Hai avuto paura di fronte al cambiamento portato dal passaggio dal mondo della ricerca a quello d’impresa?

Ho sempre avuto una forte propensione verso le situazioni sfidanti e credo che, al di là del mio curriculum, alcune esperienze lavorative me le sono andata a cercare. La volontà di entrare nel mondo aziendale è stata una sfida che ha richiesto di spostare l’attenzione dalla ricerca scientifica al contatto con i clienti, alle dinamiche e soluzioni di business e alle tempistiche. Ho iniziato a lavorare in IBM, nel 1998, occupandomi dello sviluppo di canali e-commerce, quando ancora si sapeva ben poco di commercio elettronico. Poi in Vodafone, dedicandomi ai primi sistemi di pagamento basati su mobile e tecnologie web, e in American Express alle soluzioni interattive per la gestione dei clienti. Ogni cambiamento deve essere visto come un momento di formazione su nuove tematiche. Sbagliare ed essere imperfetti significa sapersi migliorare.

 

Quindi bisogna sempre essere critici con se stessi?

Non proprio. Io, ogni volta che porto a termine un lavoro, mi chiedo come avrei potuto farlo diversamente, perché penso ci sia sempre un modo migliore, al di là del risultato raggiunto. In questo sta la complessità della realtà, con le sue alternative, i nostri successi e insuccessi e le nuove sfide che saremo noi stesse a porci.

L'imperfezione è la nostra bellezza. La perfezione è quella "gabbia" in cui nel passato hanno cercato di tenerci ferme e da cui sono nati molti stereotipi sull’essere donna.

 

Perché è stata scelta una donna per il ruolo che ricopri?

Perché, in determinati contesti, non si guarda l’essere uomo o donna ma piuttosto l’essere un professionista, con le proprie esperienze e i propri limiti.

É questo il cambiamento culturale necessario che richiede il coraggio di abbattere modelli già visti e di non battere strade già battute.

La leadership femminile spaventa ma si dovrebbe, invece, comprendere che è solo diversa da quella maschile: è innegabile che uomini e donne abbiano caratteristiche diverse ma è vero anche che ci sono aspetti unici negli uni e nelle altre da intendere come potenzialità uniche. Per questo, penso sia necessario offrire alle ragazze dei modelli di donne che, in ambito scientifico, imprenditoriale, politico, siano d’ispirazione e di esempio nel mostrare che è possibile costruire percorsi lavorativi diversi da quelli a cui si è abituati e in cui non bisogna rinunciare alla maternità e alla famiglia.

 

Cosa pensi manchi in Italia e in Europa per consolidare la leadership femminile?

Oltre al cambiamento culturale, è sicuramente necessario avere un sistema di facilitazioni per conciliare vita familiare e lavorativa, come, per esempio, lo smart working. Il mio lavoro mi porta spesso all’estero e mi rendo conto delle differenze esistenti tra il Nord e il Sud Europa nel modo in cui viene intesa la maternità. Se da un lato è normale dire che si hanno impegni perché si è mamme, senza pregiudicare l’essere una brava professionista, dall’altro molte mie colleghe hanno lasciato il lavoro per la paura di non riuscire a conciliare vita familiare e lavorativa. Serve coraggio, ma anche rassicurazioni dal punto di vista operativo.

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