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Ott 1, 2018

Pi School: a Roma le macchine intelligenti incontrano la creatività umana

Due giorni per disegnare il futuro dell’interazione uomo-macchina secondo Pi School. Annunciata anche una partnership con Lazio Innova e nuovi progetti in Europa.

Una due giorni per indagare le nuove frontiere dell’interazione uomo macchina nell’era dell’Intelligenza Artificiale, andando ad analizzare le intersezioni tra società e tecnologia, muovendosi tra deep learning, riconoscimento facciale e internet of things.

Tematiche che sono il cuore della Pi School, il centro d’avanguardia per la ricerca e lo sviluppo di intelligenza artificiale e di machine learning nato dal fondo di venture capital Pi Campus. Di fronte a una platea di professionisti e investitori, ingegneri, sviluppatori, designer e creativi, si sono alternati speaker internazionali tra cui gli stessi fondatori e Ceo di Pi School Jamshid Alamuti e Marco Trombetti e anche Massimo Banzi, il co-founder di Arduino.

Il pitch che ha visto protagonista Marco Trombetti – che oltre ad essere il cofounder di Pi School è anche ceo di Translated, società di traduzioni nata nel 1999  – era incentrato proprio sulle possibilità offerte dall’Intelligenza Artificiale nel campo delle traduzioni.

“È un modo importante per capire come si sta evolvendo il rapporto tra uomo e macchina, ma per noi è soprattutto una festa”, spiega Trombetti. “In questi due giorni riuniamo tutte le persone che hanno aiutato la scuola e creiamo i presupposti per le nostre prossime iniziative”.

L’Intelligenza Artificiale incontra l’uomo

È stato un anno intenso per i due founder: prima la Pi School, poi la Startup Investor School. E, nel mezzo, tante idee, suggestioni, progetti, incontri. “Quest’anno siamo felici di aver lanciato il programma di Intelligenza Artificiale, che si espanderà a Monaco con un nuovo programma su Intelligenza artificiale applicata alle nuove interfacce del futuro”. Durante l’evento poi, è stata annunciata anche la nuova partnership con Lazio Innova, che lancerà un bando per aiutare le startup laziali a fare progetti di Intelligenza Artificiale.

Quel che è certo è che il connubio tra uomo e macchine intelligenti sarà sempre più stretto, sia per chi lavora nel campo della tecnologia che per gli utenti. Questo implica un cambio di approccio nei confronti della tecnologia. “Se ti piace il cambiamento puoi contribuire e farlo anche tu, per diventare parte attiva di questo grande cambiamento”, spiega ancora Trombetti. “Ma è importante anche capire quello che sta succedendo, come sarà questo futuro di interazioni tra uomo e macchine e cercare di disegnare un futuro dove l’umano rimane sempre al centro di questa interazione”.

Il futuro è delle startup

Pi Campus ha chiaramente deciso di essere parte attiva di questo cambiamento. “Pi Campus come fondo ha quaranta investimenti, molti dei quali in Intelligenza Artificiale applicata: è quello che ci piace e dove investiamo i nostri soldi”, racconta il ceo e co-founder della società. “Però attraverso questi eventi ci piace anche studiare le implicazioni del lavoro che facciamo nella società, sia per ispirarci che per coinvolgere e incentivare la partecipazione su queste tematiche”.

Durante la due giorni sull’Interazione Uomo-Macchina ha avuto luogo anche un particolare hackaton di idee. “Un progetto a lungo termine – spiega Trombetti – Per esperienza, noi generiamo centinaia e centinaia di idee prima di trovare il progetto di successo, la startup su cui investire”. Forse anche per questo, fino ad ora, Trombetti e Alamuti hanno preferito investire su startup a uno stadio avanzato di sviluppo o già uscite da un percorso di accelerazione, con un elevato potenziale di crescita. Alle quali, oltre alle risorse economiche, è stato messo a disposizione uno spazio per condividere idee, soprattutto con altre startup del Campus, e sviluppare il proprio progetto creativo.

Opportunità per l’Italia

Del resto, anche in Italia possono nascere startup di successo. L’esperienza della Startup Investor School insegna: è possibile attrarre investitori e nuovi talenti e convincerli a puntare sul mercato nostrano. “Per l’Italia vedo grandissime difficoltà ma altrettante opportunità”, racconta Trombetti. “La tecnologia diventa sempre più una commodity al servizio di valori più alti, come l’esperienza degli utenti. Il futuro va in questa direzione: in questo modo, l’Italia può rispolverare i suoi asset migliori e tornare protagonista”.

Non è un mistero però, che il nostro Paese sia mostruosamente indietro come quantità di capitale investito. “Il gap accumulato con la Spagna o con la Francia non potrà certo essere recuperato in un anno – continua Trombetti – Ci vuole del tempo, è un ecosistema che si deve creare. C’è bisogno delle infrastrutture e nell’innovazione le infrastrutture si fanno con le scuole e con i capitali”. Iniettare capitale in education e venture capital è dunque sicuramente un primo passo necessario. “Ma la chiamata più importante è quella verso le persone”, conclude. “Siamo in un mondo globalizzato, dall’Italia si possono creare prodotti che saranno utilizzati in tutto il mondo e ci sono tante altre persone smart che lo vogliono fare. Quindi la mia chiamata è per i giovani imprenditori, che devono avere il coraggio per lanciarsi”. Questo è il loro momento.

@antcar83

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