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Ott 12, 2018

StartCup Lombardia 2018, lunedì la finale

Mancano poche ore all'evento conclusivo che premierà 6 startup early stage. La strada per la nascita di imprese di successo passa da qui

Lunedì, ore 14, al 39simo piano di Palazzo Lombardia. L’ultimo atto dell’edizione 2018 della competizione che premia le 6 migliori idee scelte tra le oltre 80 candidature di quest’anno si terrà in uno dei luoghi più affascinanti della Milano che guarda al futuro, nel quartiere che più di tutti simboleggia la rinascita che il capolougo ha vissuto in questi anni. Dunque quale luogo migliore per raccontare l’eccellenza della ricerca accademica di tutta la regione, che punta a trasformarsi in impresa.

 

In vista della giornata di lunedì, abbiamo sentito due dei protagonisti della finale: l’Assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, Alessandro Mattinzoli, e il CEO di Polihub Stefano Mainetti. Assieme a loro abbiamo tracciato un quadro di questa edizione e di come il percorso iniziato ormai molti anni fa abbia subito un’evoluzione per qualità e quantità proprio in questa tornata.

Fare sistema (ed ecosistema)

L’obiettivo di questo tipo di manifestazione, che ricordiamo consente anche ai 6 vincitori di accedere direttamente a PNI2018 (il Premio Nazionale Innovazione), viene chiarito proprio dall’Assessore Mattinzoli: “Crediamo nei nostri giovani e nei talenti. Per questo nel concreto favoriamo lo sviluppo di un ecosistema in cui investitori, imprenditori, istituzioni possano conoscersi e soprattutto relazionarsi per fissare obiettivi per lo sviluppo di un territorio”.

 

Ed è sul territorio, quindi, che si muove StartCup Lombardia, riunendo gli atenei che si trovano all’interno della Regione e mettendoli in contatto con altre realtà: “Anche nel nostro PRS, il Programma di sviluppo regionale, abbiamo fra le priorità la valorizzazione dei casi emblematici di startup lombarde – prosegue l’Assessore – la promozione dei sistemi innovativi e la sinergia fra tutti gli attori dello sviluppo economico: Istituzioni, Università, Corpi intermedi, Associazioni”.

Un pensiero che fa da complemento a quanto ci dice il Professor Mainetti: “Purtroppo in Italia la nostra capacità di completare un virtuoso trasferimento tecnologico va spesso incontro a quella che io definisco la valle della morte: quel passaggio da un’idea allo sviluppo di un prototipo industriale effettivamente vendibile che spesso risulta difficoltoso per la mancanza di un supporto economico e strategico”. E continua: “In Italia coltiviamo delle vere perle all’interno delle nostre università: il problema è che troppo spesso non riusciamo ad esporre al meglio il frutto della nostra ricerca e innovazione”.

In Italia coltiviamo delle vere perle all'interno delle nostre università: il problema è che troppo spesso non riusciamo ad esporre al meglio il frutto della nostra ricerca e innovazione

Iniziative come StartCup si inseriscono proprio qui, incuneandosi tra i bisogni di chi esce dall’accademia – spesso con una validissima idea che potrebbe trasformarsi in una impresa – e fornendo quel supporto economico che consente di valutare con serenità e serietà l’opportunità di dare vita a una startup.

I numeri di StartCup Lombardia

A Stefano Mainetti chiediamo anche conto di quali siano i numeri registrati da questa edizione di StartCup Lombardia. Abbiamo già citato le 80 candidature ricevute, scese a 12 grazie all’impegno degli atenei per selezionare le migliori che lunedì racconteranno le loro idee a chi assisterà all’atto finale. Un dato, su tutti, colpisce: “Fatto molto interessante – dice il CEO di Polihub – più del 50 per cento di chi partecipa a questa edizione basa il proprio modello di business su proprietà intellettuale e tecnologia brevettata o in corso di registrazione. Stiamo assistendo dunque a un autentico trasferimento tecnologico da università a mondo delle imprese”.

A queste idee, validissime come dimostrano le storie dei vincitori delle passate edizioni, spesso però non si accompagna un chiaro percorso imprenditoriale: “Qui – continua Mainetti – offriamo loro un investimento di pre-seed che è indispensabile proprio per dare corpo alle idee”. L’esempio che ci riporta è quello di Chimera, tra i vincitori della passata edizione (vincitori che, sottolinea sempre Mainetti, sono ancora tutti operativi e che hanno raccolto in un anno oltre 1,5 milioni di finanziamento): nel giro di un anno ha cambiato nome, diventando NIREOS, ed è riuscita a passare da StartCup a diventare una vera e propria azienda con tanto di uno stock di prodotti venduti e con l’obiettivo già centrato di finire l’anno coi bilanci in attivo.

Eventi come questo diventano non solo un necessario volano e uno stimolo fondamentale, ma anche occasioni di crescita basata sul reciproco scambio di know-how

Certo non è solo merito di StartCup, ma senz’altro la competizione ha giocato un ruolo significativo nel percorso di NIREOS. Quella di StartCup è a tutti gli effetti una palestra: “Il nostro metodo si basa sulla conoscenza, quindi sul dialogo e sul confronto – aggiunge l’Assessore Mattinzoli – Eventi come questo diventano non solo un necessario volano e uno stimolo fondamentale, ma anche occasioni di crescita basata sul reciproco scambio di know-how”.

Dove va la ricerca lombarda

Nel corso di un anno sono cambiate molto anche le idee arrivate in finale a StartCup, rispecchiando anche un cambiamento nelle candidature: “Non sono cambiate le peculiarità del tessuto lombardo – prosegue Mainetti – che vedono al primo posto le industrial technology e smart product: tutti settori in cui la Lombardia eccelle a livello mondiale, quelli che riguardano in prima battuta la manifattura e soprattutto la manifattura innovativa – due comparti in cui non siamo secondi a nessuno, anzi in cui siamo tra i 5 motori d’Europa”.

Accanto a questo emerge però una novità interessante, evidentemente frutto di quanto dicevamo all’inizio: “Abbiamo visto crescere le life science, agrifood compreso, tra le candidature – racconta ancora il Professor Mainetti – Mi pare evidente che assistiamo all’onda lunga di Expo, che senz’altro si è innestata su un’altra eccellenza del territorio e che stiamo vedendo crescere anno dopo anno. Tanto da arrivare quest’anno a essere il terzo filone principale tra le idee proposte”.

 

Il tutto è impreziosito dai numeri sull’età media dei partecipanti: più del 70 per cento ha meno di 35 anni, fanno parte cioè di quella nuova leva di ricercatori che oggi inizia a mostrare un nuovo tipo di cultura imprenditoriale che si affianca alla vocazione più strettamente accademica Quella che vede già storicamente e stabilmente l’Italia come uno dei principali produttori a livello planetario di pubblicazioni e tecnologie innovative.

Un segnale importante, che dimostra che l’impegno delle Istituzioni per promuovere questo tipo di iniziative sta ottenendo i risultati sperati: “Molto semplicemente perché la crescita, prima ancora che economica, è sociale e culturale – conclude l’Assessore Mattinzoli – Ciò significa che è compito delle istituzioni sostenere con tutte le misure possibili chi è capace di costruire il futuro con le proprie idee che diventano progetti per una vita migliore. Per tutti”.

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