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Ott 19, 2018

Il coding è un gioco da ragazze. La quinta edizione di Coding Girls

Dal 6 al 20 novembre, in 7 città italiane, torna Coding Girls. Promosso da Fondazione Mondo Digitale e Ambasciata degli Stati Uniti in Italia, con la collaborazione di Microsoft

Ventotto scuole secondarie di sette città italiane – Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania – ospiteranno, dal 6 al 20 novembre, la nuova edizione (la quinta) di Coding Girls, un tour formativo dedicato alle ragazze sui temi del coding e della programmazione. É nato nel 2014 a Roma, per iniziativa di Fondazione Mondo Digitale e Ambasciata Usa in Italia, nell’ambito del semestre italiano di presidenza del Consiglio dell’Unione europea e in occasione della Settimana europea della programmazione, seguendo le orme del format americano “Girls Who Code”. In quattro edizioni Coding Girls è cresciuto, anche grazie alla collaborazione con Microsoft, fino a diventare un programma formativo lungo un anno e un’associazione (nata nel 2017).

Quest’anno l’iniziativa si arricchisce della collaborazione con 7 atenei, dove si svolgeranno degli hackathon. Oltre 100 ragazze, formate nei mesi precedenti e guidate dalla coach americana Emily Thomforde, Code Educator and Science Technology Engineering Art and Mathematics (STEAM) Specialist, trasferiranno la passione e le competenze per la programmazione a più di 6 mila coetanee.

Coding Girls sfida, ancora una volta, i dati sul gender gap che in Italia, secondo uno studio del Fondo Monetario internazionale, influisce per il 15% sul PIL e comporta l’assenza di sviluppo, nonostante sia ormai dimostrato che la diversità nelle aziende genera maggiore produttività. Coding Girls vuole contribuire a rendere consapevoli le ragazze, in una fascia di età durante cui si fanno scelte importanti per il futuro, del loro potenziale in settori scientifici e tecnologici, che sono spesso la porta di accesso a lavori ben remunerati. Lo fa, oltre che con il tour formativo itinerante di 2 settimane a novembre, con continuità, organizzando ogni anno una summer school e una serie di weekend intensivi per le ragazze delle scuole secondarie superiori, medie ed elementari.

Mirta Michilli

Mirta Michilli, direttore generale della Fondazione Mondo Digitale e presidente dell’associazione Coding Girls, è stata intervistata da StartupItalia! per entrare appieno nello spirito dell’iniziativa.

L’intervista

Dal 2014 alla quinta edizione di Coding Girls cosa è cambiato?

L’idea iniziale era quella di portare il programma formativo americano “Girls Who Code” in Italia, per avvicinare le ragazze agli studi e alle professioni in ambito Ict, con la consapevolezza che il contesto territoriale sarebbe stato differente e avrebbe fatto la differenza. In America, infatti, Girls to Code prevede programmi formativi ambiziosi, dai 6 mesi a un anno, ed è sostenuta da multinazionali come Google, Microsoft, Intel. Con il passare degli anni, però, sono orgogliosa di dire che siamo riuscite a creare un’iniziativa con un’impronta tutta italiana, che ha delle caratteristiche proprie, nonostante l’assenza di grandi aziende come quelle americane. Il punto di forza di Coding Girls è l’aver ideato delle “catene di formazione”, che si snodano su tutto il territorio e durante l’anno. A luglio formiamo con una summer school di una settimana ragazze delle scuole superiori che diventano le coach, durante ulteriori iniziative formative in programma in autunno, di loro coetanee e di studentesse di scuole medie ed elementari. Tutto è reso possibile dal supporto degli insegnanti e degli istituti, che aprono le porte in orari extracurriculari per permettere lo svolgimento di laboratori e contest, incentrati sulla programmazione ma anche sull’acquisizione di competenze, come il problem solving, e di approcci all’autoimprenditorialità. É così che sono nati 25 hub territoriali nelle scuole di tutta Italia, altra caratteristica distintiva di Coding Girls, dove gruppi di lavoro di giovanissime organizzano incontri sul coding e sulle discipline Steam per le compagne e le alunne più giovani.

Un altro aspetto da considerare è che ci sono ancora pochissimi modelli positivi di donne manager e con ruoli di responsabilità che ce la fanno.

Quali sono le novità dell’edizione 2018 di Coding Girls?

Abbiamo stretto delle collaborazioni con 7 importanti atenei: Università degli studi di Catania, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Napoli Federico II, Università Campus Bio – Medico di Roma, Università degli Studi di Salerno, Politecnico di Torino e Università degli studi di Trieste. Quest’anno, oltre alla prima giornata di formazione in 28 scuole, tra Torino, Milano, Trieste, Roma, Napoli, Salerno e Catania, a cui parteciperà la coach americana Emily Thomforde, sono stati organizzati degli hackaton nei 7 atenei. Vere e proprie maratone digitali, di circa 8 ore, in cui i team misti in gara, formati dalle Coding Girls delle scuole superiori, da studenti universitari e ricercatori, saranno impegnati nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative. Altra novità è la sfida lanciata alle aziende che, da quest’anno, potranno “adottare” una studentessa per sostenerla nel percorso di studi e contribuire alla valorizzazione di nuovi talenti, competenze e profili professionali. La sponsorship delle aziende ha un ruolo fondamentale nella continuità e sostenibilità dell’iniziativa, perché possono aiutarci ad essere più incisive, velocizzando le iniziative e rendendo tangibile il loro impatto.

La tecnologia viene vista spesso in contrapposizione alla creatività, limitando l’interesse delle ragazze. Ci può essere una tecnologia creativa?
Sì ed è un altro ambito in cui ci muoviamo, sviluppando degli strumenti che stimolano la creatività. Un esempio è “Kit:Cut” che ha vinto lo scorso anno il Premio Nazionale Up 4 School, promosso dalla Fondazione Agnelli. Si tratta di un kit didattico open source che mette a disposizione alcun file per realizzare piccoli arredi ma anche animazioni video (stop motion), create con figurine personalizzabili e predisposte per il taglio laser. A seconda del progetto creativo da realizzare e dell’età degli studenti, aumenta il grado di complessità delle operazioni da fare: dal disegno al computer, alle riprese con una telecamerina all’inserimento di alcune righe di codice. Ogni volta che Kit:Cut viene usato, aumentano gli elementi che lo compongono e che sono messi a disposizione degli altri. Fondazione Mondo Digitale organizza, inoltre, dal 2015 il Media Art Festival, che premia i giovani che sviluppano e realizzano creazioni artistiche con le tecnologie digitali.

C'è bisogno di stimolare spirito di emulazione tra le ragazze, a cui possono contribuire esperienze di successo e non di fallimento delle donne.

Dalla sua esperienza in iniziative che vogliono abbattere gli stereotipi di genere, quale pensa sia il più grande ostacolo da superare per far capire alle ragazze che le discipline STEM sono “pane per i loro denti”?

C’è, innanzitutto, un problema di retaggio culturale nelle famiglie che andrebbe superato. Si continua a pensare che se una ragazza non va bene nelle materie scientifiche, non è portata, mentre per un ragazzo significa solo dover studiare un po’ di più. È vero, sono aumentate le quote rosa in Parlamento, nei consigli di amministrazione delle imprese quotate in borsa. Le donne, nel percorso di studi, conseguono risultati migliori di quelli degli uomini e riescono ad emergere in settori scientifici in cui si sentono a loro agio, come la medicina e la ricerca, che richiedono sempre più l’uso di tecnologie. Eppure, l’Italia rimane in fondo alla graduatoria europea per tasso di occupazione femminile, la nascita di un figlio porta il 30% delle madri che hanno un lavoro a interromperlo, perché non ci sono servizi adeguati o economicamente sostenibili.

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