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Ott 25, 2018

Caia, lo specchio intelligente inventato da Diva Tommei, unica italiana nella “Top Women in Tech” di Forbes

É il primo prodotto (di una serie) progettato dalla startup Solenica, fondata da Diva Tommei, l'unica italiana inserita nella classifica europea Forbes sulle 50 "Top Women in Tech"

Ha ben interiorizzato il valore della “cultura del fallimento” nel mondo delle startup, intesa come stimolo a ricominciare per avere successo. Ha una laurea in Biotecnologie, conseguita alla Sapienza, e un dottorato in Bioinformatica all’Università di Cambridge. La propensione verso la ricerca per progettare soluzioni nasce quando era bambina, sviluppando progetti con il papà ingegnere. Diva Tommei, romana, classe 1984, è tutto quello che una donna, secondo gli stereotipi di genere, non potrebbe essere.

 

É specializzata in ambito STEM e fondatrice della startup hardware Solenica che, tra Roma, Cambridge e San Diego, ha creato Caia (nome della dea romana del focolare), uno specchio in grado di assorbire la luce del sole e di irradiarla negli spazi interni delle abitazioni. L’invenzione ha raccolto su Indiegogo, dal 2016 ad oggi, oltre 600 mila dollari e sta per chiudere la fase di pre-ordine, con l’obiettivo di entrare sul mercato nel 2019. Nel frattempo, l’anno scorso Diva è finita nella classifica della rivista on line Eu Startups tra le 50 donne della tecnologia più influenti d’Europa e, quest’anno, in quella di Forbes.

 

Abbiamo chiesto a Diva qual è stato il suo percorso prima di diventare una startupper e di darci qualche dettaglio su come (e se) evolverà il business di Solenica.

Diva Tommei

L’intervista

 

Il tuo percorso di studi ha un’impronta prettamente scientifica. Ti sei mai sentita a disagio in un ambito spesso soggetto a stereotipi di genere?

Progettare, costruire, sperimentare leggi della chimica e in generale la ricerca mi hanno interessato fin da bambina, anche perché mio padre è un ingegnere. Scegliere una laurea in Biotecnologie e fare un dottorato in Bioinformatica all’università di Cambridge sono stati la naturale prosecuzione delle mie passioni e interessi. All’inizio, non riconoscevo la presenza di un problema di fronte a una larga maggioranza di colleghi uomini ma, con il passare del tempo, ho avvertito un comportamento alterato nella natura e qualità delle relazioni e delle conversazioni. Questo, però, non ha mai provocato una sensazione di disagio. Piuttosto ho imparato a non darci peso e a proseguire lungo il percorso che avevo scelto.

 

Con il dottorato a Cambridge, arriva un problema: il numero inferiore di ore di luce del sole. Come sei arrivata a capire che la soluzione sarebbe stata Caia?

Le circa 800 ore in meno di luce del sole a Cambridge (rispetto a Roma) e lavorare in un ufficio esposto a nord hanno influito negativamente sul mio benessere, rendendomi soggetta alla patologia Sad (Seasonal Affective Disorder). Volevo trovare una soluzione ed è arrivata assieme all’opportunità di essere ammessa alla Singularity University, che ha sede nel NASA Research Park in California. Per 4 mesi, con un gruppo di 79 ragazzi, ho fatto una full immersion sulle tecnologie a crescita esponenziale e sul loro corretto utilizzo, garantito dall’essere al servizio delle più grandi sfide dell’umanità, come combattere la povertà, la carenza di cibo, generare energia pulita, rendere l’acqua potabile. Durante questa esperienza ho incontrato per la prima volta l’eliostato, uno strumento industriale che, grazie all’intelligenza artificiale, può mantenere il riflesso del sole fisso in un punto, adattandosi automaticamente ai suoi spostamenti. E allora ho pensato: ecco come portare la luce naturale nel mio ufficio! Una volta tornata a Cambridge, ho dedicato parte del tempo libero a progettare la soluzione che poi è diventata Caia: un eliostato residenziale, simile a uno specchio dal diametro di circa 36 cm, che assorbe la luce del sole all’esterno, seguendone gli spostamenti, e la propaga negli ambienti interni.

All'inizio ero da sola e, con una stampante 3D che avevo comprato, ho realizzato i primi prototipi che hanno riscontrato grande interesse

Quando ho finito il dottorato, sono tornata a Roma e, con un gruppo di amici che hanno formato il primo team degli albori di Solenica, abbiamo cercato dei fondi ma il rischio di investire in una startup con un’idea così diversa era troppo alto.

 

 

L’ecosistema dell’innovazione italiano non era ancora pronto a sostenere il tuo progetto. Non ti sei persa d’animo?

No, il team non si è arreso e abbiamo guardato altrove, oltre confine. Siamo state selezionate tra le 10 startup di tutto il mondo che hanno avuto accesso all’acceleratore Qualcomm-Techstars, a San Diego. Abbiamo lavorato ininterrottamente per altri 4 mesi, ricevendo i fondi necessari ed entrando in network internazionali che ci hanno permesso di ottimizzare il prototipo e verificare se c’era mercato. Con una campagna di marketing online, in poco più di 2 settimane, abbiamo raccolto 65 mila dollari in pre-ordini. Poi, siamo sbarcati su Indiegogo con una campagna di crowdfunding con cui abbiamo raccolto, fino ad oggi, oltre 600 mila dollari.

 

Tutte queste esperienze hanno però portato un grande cambiamento nella tua vita professionale. Sei passata dall’essere una ricercatrice al diventare un’imprenditrice. Com’è stato?

In realtà, non ho mai smesso di fare ricerca perché sono convinta che il metodo alla base sia vincente anche in ambito imprenditoriale. Nel mondo della ricerca, come mi hanno insegnato, bisogna fare delle domande, uscire dal seminato, raccogliere dati sull’ipotesi che si sta sperimentando e lavorare sul risultato. Nel mondo d’impresa i dati diventano clienti e le sperimentazioni sono finalizzate ad avere risultati oggettivi che possono riguardare le strategie di marketing o lo sviluppo del prodotto. Il vero cambiamento sta, piuttosto, nella velocità di esecuzione e interazione per validare le ipotesi, soprattutto in un’impresa tecnologica: nel momento in cui il pivot ti dice che bisogna cambiare direzione, devi farlo.

 

Caia è il primo prodotto di Solenica, per ora acquistabile in pre-ordine su Indiegogo. Quando sarà sul mercato e come evolverà il modello di business?

Siamo nel pieno della fase di industrializzazione e, a metà 2019, ci sarà l’entrata di Caia sul mercato. Cominceremo dal Nord America, con la vendita online tramite piattaforme con una significativa user base come Amazon, per poi arrivare in Europa. Caia fa parte di un progetto più ampio di Solenica che vuole far crescere la sensibilità delle persone verso altri aspetti degli ambienti chiusi in cui vivono e lavorano, da tenere in considerazione perchè influiscono sull’aria che respirano o l’acqua che bevono. Per esempio, i materiali che si staccano dalle vernici dei mobili e che entrano in contatto con l’aria non sono assolutamente monitorati, nonostante danneggino la salute psico-fisica e mentale. Solenica sta studiando una famiglia di device che, assieme a Caia, siano in grado di rinnovare questi ambienti garantendone il benessere.

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