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Ott 29, 2018

“Con un tweet ho convinto Branson ad investire in me”. Stacey Ferreira si racconta

A 21 anni ha venduto la sua azienda (fondata a 19) per diversi milioni di dollari. E tutto é iniziato con un tweet a Richard Branson. L'intervista a Stacey Ferreira

La prima domanda a Stacey Ferreira, imprenditrice di successo classe 1992, è stata come ha fatto a gestire lo stress e il carico di aspettative dopo aver ricevuto un investimento da diversi milioni di dollari da Richard Branson. Il tutto all’età di 19 anni. “Ogni mattina andavo in palestra per scaricare lo stress. I pesi non sono la valvola di sfogo che va bene per tutti, ma ogni imprenditore deve trovare la sua. E’ essenziale avere qualcosa che ti libera dallo stress per mantenere la sanità mentale”.

Nel 2011 la giovane Stacey, il fratello Scott e l’amico Shiv Prakash fondano MySocialCloud, una piattaforma cloud dove gli utenti possono archiviare username e password di tutti gli account che possiedono, dalla posta alle piattaforme video, in maniera sicura. L’idea viene a Stacey quando il fratello Scott, a causa di un blackout, perde tutti i dati che aveva salvato su un semplice foglio di testo nel computer.

Neppure ventenni i tre si trasferiscono dall’Arizona a Los Angeles dove oltre a sviluppare il portale cercano investitori. E un giorno Stacey, con una risposta ad un tweet di Richard Branson (che invitava i suoi follower ad un party di beneficienza), riesce a catturare l’attenzione del fondatore dell’impero Virgin. Un prestito del padre permette ai tre di volare a Miami per incontrare Branson che dopo aver assistito al pitch firma un assegno.

 

 

“Una delle cose che abbiamo chiesto a Richard dopo che ci ha detto sì é stata: perché noi? Che cosa ti ha convinto?”, confida Stacey, che incontriamo a Milano per il Singularity U Summit. “E la risposta é stata molto semplice: ho visto qualcosa di me stesso da giovane in te. Il fatto di non essere spaventati dal tentare una strada differente, di andare fuori e provarci, costi quel che costi, senza temere di fallire. Il fatto di non accettare un no come risposta sono qualità essenziali per un imprenditore di successo”.

Certo, in Italia un approccio al mondo degli institori così corsaro probabilmente non avrebbe funzionato. Oggi le startup hanno business plan, executive summary, business model canvas e così via. Ma Stacey li aveva? “Avevamo una idea di business e certo, avevamo qualche numero e una presentazione per il pitch. Non molto altro. Sapevamo chi era il nostro target, quale era il mercato di riferimento e cosa avevamo bisogno per lanciare MySocialCloud sul mercato”.

Dopo due anni, nel 2013, Stacey vende la piattaforma per alcuni (molti, ma non ci dice quanti) milioni di dollari e si mette a fare altro: scrive un libro, neanche a dirlo, di successo (2 Billion Under 20: How Millennials Are Breaking Down Age Barriers And Changing The World) e gira il mondo raccontando la sua storia. Nel 2015 lancia una nuova società, Forge, insieme al fratello Scott e a Lloyd Jones e Talulah Riley.

Determinazione, pragmatismo e fiuto per gli affari sono certamente doti di Stacey. Ma non era sola nel suo cammino verso il successo. “Il fatto di aver creato la mia prima società con mio fratello Scott e con un nostro amico ha creato un ambitene di lavoro familiare. D’altro canto però le frizioni che si possono avere tra fratelli sono più intense di quelle che si hanno solitamente con un collega di lavoro con cui non condividi anche una famiglia”.

E la famiglia é stato sicuramente un elemento di appoggio e di sprone verso la strada per il successo. Il padre di Stacey, Victor, vice president of sales di IBM, regalò ai figli un primo computer quando erano piccoli. “Mi ricordo che all’inizio passavamo parte del nostro tempo libero facendo giochi educativi, ma poi abbiamo iniziato a pensare: perché non fare qualcosa di nostro?“, racconta Stacey. “Mio padre ha sicuramente avuto un ruolo importante nel trasmettermi l’etica del lavoro e nell’insegnarmi ad affrontare i problemi in maniera razionale”.

La nuova avventura di Stacey si chiama Forge, una piattaforma che mette in contatto chi é in cerca di un lavoro saltuario e chi ha bisogno di un dipendente per pochi giorni. “Quando pensiamo alla gig economy, specialmente negli Usa, pensiamo a lavori di basso livello, in cui le persone sono sottopagate e non hanno stabilità o accesso alle cure sanitarie”, racconta Stacey. “A Forge vogliamo dare flessibilità e stabilità. Chi é iscritto alla piattaforma sa di poter scegliere quando e quanto lavorare, ma al contempo sa di avere molte opportunità tra cui scegliere e che quindi non rimarrà mai a casa senza lavoro”.

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