immagine-preview

Nov 7, 2018

Marie Curie, storia della donna che ha preso due Premi Nobel

Oggi si celebra il compleanno di Marie Curie. Qui vi racconto come mai ho scelto lei come mia eroina

So dirvi esattamente il momento esatto in cui lei è entrata nei miei pensieri da bambina, è successo perché cercavo in quel giorno preciso chi era nato di importante nella storia. Perché volevo crearmi il mio mito, artatamente, perché tutti ne avevano uno. Ero piccola, e cercavo un riferimento indiscusso, un granito su cui poggiare, perché intorno di reali non ne avevo. Tutti i miei compagni di banco avevano pronti nomi che a me non dicevano niente, sui poster in cameretta, o come scritte e foto sui diari, da cantanti a sportivi a personaggi dei fumetti, alcuni ignoravo chi fossero, altri non mi dicevano niente. Un giorno, mentre cercavo chi fosse nato il 7 novembre negli anni 80, presi una decisione: Marie Curie, era lei la mia eroina.

 

Ma vi dirò di più, da bambina, quando mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, io rispondevo sempre “dare il nome a una via” (le manìe di grandezza dei bambini), così, senza approfondire il motivo. Vi racconto un altro segreto: da quando ebbi Marie Curie come idolo, mi è sempre piaciuto fare un’altra cosa: andare a vedere la via (la rue, la street, l’avenue) dedicata a Marie Curie in ogni città nuova che visitavo. L’ho fatto ovunque, nel mondo. E continuo a farlo.

 

Ho visto centinaia di vie dedicate a Marie Curie, e in tutte ho finto di incontrare persone che erano lì per il mio stesso motivo

 

Una forma di esaltazione della sua vita esemplare, riflessa in quella di tutti noi. Ma anche un mio personalissimo ritorno all’infanzia. Un gioco. Per questo, oggi, che si celebra il compleanno di Marie Curie, mi piace l’idea di ricordarla con una storia che ho scritto per bambini e bambine.

 

 

“Due donne ai Raggi X – Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io”

Nella vita reale, a lei ho dedicato il mio monologo teatrale “Due donne ai Raggi X – Marie Curie e Hedy Lamarr, ve le racconto io”, che ha debuttato due anni fa, ma che continuo a far girare nei teatri di tutta Italia (insieme agli altri due monologhi “Monologo Quantistico” e l’ultimo “Einstein & me”) e il libro “Sei donne che hanno cambiato il mondo” (Bollati Boringhieri), perché lei è ancora presente nella mia vita, e io le parlo abitualmente, come se fosse la mia amica immaginaria, un riferimento indiscusso e attuale. Grazie Marie. Spero sarai il faro per tanti bambini attuali, e adulti dopo di me.

 

Ecco la storia. Nella città più grande della Polonia vive una bambina con un cognome che è quasi impronunciabile. Anche dopo molti tentativi, si fnisce per sbagliarlo: Sklodowska. Lo dico più piano: S-k-l-o-d-o-w-s-k-a. A Maria piace tanto andare a scuola. Maria non cura molto il suo aspetto fisico, non gli dà importanza, mette ogni mattina i primi vestiti che le capitano per le mani, e ai suoi genitori va bene così, perché lei è l’ultima di cinque figli e hanno altro a cui pensare tutto il giorno. A scuola, Maria gioca malvolentieri con gli altri bambini, le piace di più
dedicarsi alla lettura solitaria di un libro durante la ricreazione. Durante l’adolescenza, Maria finisce la scuola dell’obbligo con voti molto alti, prosegue gli studi con l’insegnamento privato, cresce, si appassiona ai libri sempre di più, e si mette ad imparare una nuova lingua da sola: il francese.

 

Il sogno di Maria

Maria coltiva un sogno: iscriversi all’università Sorbona di Parigi, la più importante università per lo studio della scienza, della fisica e della chimica, le due materie che più l’affascinano. Quando Maria decide che è arrivato il momento di raggiungere la sorella Bronia a Parigi, prende le sue cose, le chiude in una valigia e parte per il viaggio più lungo della sua vita: un treno di terza classe che ci impiega tre giorni per arrivare a destinazione. Proprio mentre sta scomodamente seduta in una carrozza strabordante di gente, si addormenta e sogna di indossare un camice bianco e lavorare in un laboratorio, circondata da ampolle, provette, e soprattutto persone come lei, che non le fanno certo scherzi stupidi come i suoi excompagni di classe… quel sogno è premonitore per Maria, la decisione è presa: chimica e fisica saranno le materie della sua facoltà e non medicina.

 

 

Gli anni in cui è ambientata questa storia sono quelli alla fine del 1800, proprio gli ultimi, quando Parigi vive il periodo del grande cambiamento: circolano i primi tram, le immagini in movimento nelle sale avrebbero fatto vedere presto i film al cinema, gli artisti più bravi del mondo sono nella capitale francese e si esprimono con la pittura e la musica. Marie non si accorge di niente, studia, studia e studia e basta. Ma il ritmo che Maria si è imposto è troppo elevato per lei: non pensa ad altro che a studiare, a leggere, a capire tutto quello che dicono i professori. La lingua non è un problema, le sue lezioni da autodidatta in Polonia sono servite a qualcosa, quel che la fa stancare maggiormente sono le regole, gli intralci che le mettono gli altri sul suo cammino, perché lei è tra le pochissime donne che studiano quelle materie. Malgrado tutto questo, la laurea riesce ad ottenerla in tempi molto brevi, ed è la più brava di tutti.

 

L’incontro con il marito Pierre Curie

Ma, lo stesso, un posto per lavorare come scienziata nessuno glielo dà. Non proprio nessuno, una persona lo trova. Si chiama Pierre Curie, ed è l’uomo che Maria sposerà e amerà per tutta la vita. Pierre non fa distinzioni tra donne e uomini sul lavoro, e seconda cosa è il professore che Maria ha sempre sognato di incontrare. Pierre fa esperimenti sui metalli, costruisce strumenti, dedica la sua vita allo studio dei fenomeni più strani nel suo laboratorio. Durante il loro primo colloquio Maria espone le teorie della fisica che conosce e su cui vorrebbe fare esperimenti, e lo fa con estrema chiarezza e molta padronanza di linguaggio.

Pierre rimane incantato da lei, la prende a lavorare in laboratorio come sua assistente, ma le regole delle scuole francesi, e dell’intera società di quel periodo, non permettono alle donne di essere pagate, e così è lui stesso a farsene carico. Maria ora può indossare finalmente il camice ed è felicissima di quel lavoro, il suo sogno si è realizzato. Pierre e Maria diventano ben presto inseparabili, decidono di sposarsi, hanno due figlie, Irène e Eva.

 

 

Malgrado la regola diffusa in quel periodo sia quella di rinunciare alla carriera quando si diventa mamma, per Maria le cose vanno diversamente, dopotutto Pierre non glielo avrebbe mai permesso. Un giorno Marie propone a Pierre un nuovo tipo di esperimento, basato sui raggi x, di cui aveva sentito parlare sui giornali, visto che era la scoperta più recente fatta nella fisica.

I raggi x sono raggi simili a quelli del sole, però che non scaldano, non si vedono e penetrano gli oggetti. Soltanto il piombo può schermarli. Marie vuole capire meglio come si formano, come vengono prodotti, e da quali materiali possono uscire questi raggi così forti.

 

La scoperta di Polonio e Radio

Inizia con Pierre ad analizzare diversi materiali e minerali contenente uranio, perché aveva saputo che era l’unico che poteva emettere luce, fno quando succede una cosa strana e bellissima: Maria si accorge che da un elemento esce un bagliore accecante, che illumina tutta la stanza, e da un altro elemento ne esce altra luce di colore leggermente diverso. Maria e Pierre fanno i calcoli e capiscono di aver scoperto due nuovi elementi che non esistono al mondo, ad uno danno il nome di Polonio, in onore del paese di Maria, e all’altro danno il nome di Radio, dall’inglese ray, perché gli sono venuti in mente i raggi del sole quando lo vedono splendere.

 

La scoperta di Maria e Pierre è così importante che nel 1903 ricevono il premio Nobel per la fisica

 

La più importante onorifcenza al mondo! Maria è la prima donna a riceverlo, e – come se non bastasse – dopo otto anni a quello se ne aggiunge un altro anche in chimica. Due premi Nobel, ad una donna, non è mai successo nella storia, è un record assoluto. Adesso Maria è famosa in tutto il mondo, può tornare in Polonia e contribuire a cambiare le cose per far crescere il suo paese. Ma Maria è stanca, è malata, il gran numero di radiazioni che ha preso in laboratorio l’hanno fatta ammalare, ma nessuno associa la malattia ai raggi che studia, nessuno pensa che siano quelli la causa. Inizia così l’ultima parte della vita di Maria, in solitudine (il seguito, il periodo del suo cambiamento, ve lo racconto a teatro, nel mio monologo!). Gli ultimi viaggi che fa sono per portare messaggi di pace e di solidarietà al suo paese, e per fare il giro delle scuole delle capitali europee per incontrare le bambine, le ragazze, le donne di ogni parte della terra per invogliarle ad andare avanti con i loro sogni, per invogliarle a non lasciarsi sopraffare dalle ingiustizie, per incoraggiarle a proseguire gli studi e a non farsi schiacciare dai soprusi e le prepotenze.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter