Come si trasformano maschere per lo snorkeling in respiratori. Ce lo spiega Cristian Fracassi
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Ultimo aggiornamento il 1 aprile 2020 alle 9:25

Come si trasformano maschere per lo snorkeling in respiratori. Ce lo spiega Cristian Fracassi

Si utilizzavano per fare snorkeling, ora sono impiegate nelle terapie subintensive. Un'idea geniale frutto della sinergia tra ingegneri, medici e aziende. Abbiamo intervistato il CEO di Isinnova

Una grande idea sviluppata in tempi record. La storia della nuova maschera C-Pap per la terapia sub-intensiva nata dal modello utilizzato per lo snorkeling prende vita dalla collaborazione tra giovani ingegneri, aziende e personale medico.

Se l’unione fa la forza e, di questi tempi, è più evidente che mai, il centro di ricerca Isinnova di Brescia è un esempio di quanto l’innovazione e la tecnologia siano, oggi, essenziali nella lotta al Covid-19.

Una maschera da snorkeling, modificata grazie a una valvola messa a punto da Isinnova su richiesta dell’ex primario dell’ospedale di Gardone Val Trompia (Brescia), il dottor Renato Favero, che grazie alla collaborazione di aziende che effettuano stampe 3D è stata riconvertita in un prodotto per la ventilazione assistita. Ne abbiamo parlato, in una lunga intervista, con il CEO di Isinnova, Cristian Fracassi.

Cristian Fracassi, CEO Isinnova

 

L’intervista al CEO di Isinnova, Cristian Fracassi

 Come è nata l’idea?

L’ospedale di Chiari, in provincia di Brescia, stava ricercando delle valvole particolari per la ventilazione assistita ed è stato l’ex primario dell’ospedale di Gardone Val Trompia (in provincia di Brescia), il dottor Renato Favero, a contattarci per spiegarci, a livello medico e anatomico, cosa fosse necessario per mettere a punto questo strumento. In 10 ore abbiamo sviluppato il primo prototipo, stampato in 3D, e, dopo tre giorni di test, è arrivata la prima maschera testata. Abbiamo realizzato quella che abbiamo battezzato “valvola Charlotte”,  da applicare in sostituzione al classico boccaglio delle maschere da sub, alla quale vengono attaccati i tubi per l’ossigenazione e altri dispositivi medici, collegata a C-PAP e distributori di ossigeno a muro.

 

 

Grazie anche alla collaborazione di aziende che effettuano stampe 3D, siamo riusciti a fornire all’ospedale di Chiari 100 pezzi in meno di 24 ore, soddisfacendo la prima richiesta iniziale.

 

Chi ha collaborato con voi alla realizzazione delle maschere?

Inizialmente, abbiamo contattato Decathlon, che si è subito reso disponibile fornendoci il disegno della maschera da snorkeling, oltre a diversi di questi prodotti che aveva a disposizione nei magazzini. Successivamente abbiamo collaborato anche con altre aziende.

 

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Attualmente le maschere dove vengono impiegate?

Al momento sono in uso in 15 ospedali italiani, in particolare nel Bresciano e nel Bergamasco, dove, rispettivamente, ne hanno richieste 500 e 400. Le richieste ci arrivano un po’ dappertutto: in Italia soprattutto dal Lazio, che ne ha ordinate 8.000, ma anche dalla Tunisia, a cui ne stiamo vendendo 2.000, dalle Filippine, Regno Unito, Marocco, Polonia, Francia. E non solo, ci hanno contattato anche da New Orleans e a Manhattan.

Questi numeri sono relativi alle vendite effettuate, ma alcune sono state regalate, ad esempio agli ospedali di Como e Parma, e, quindi, in generale possiamo parlare di migliaia di richieste solo in Italia.

Valvole Charlotte

 

Quello che avete messo a punto è un file brevettato da voi?

Si, il file è brevettato da Isinnova ma lo abbiamo messo a disposizione di tutti, in open source e senza alcun scopo di lucro, affinché possa essere adattato anche ad altri modelli di maschere. Sono già più di un milione, ad oggi, i download effettuati.

 

Ma il raccordo valvolare è certificato?

No, non è ancora certificato, anche perché i tempi per la validazione sono estremamente lunghi (in media si deve attendere almeno un anno), e in situazioni di emergenza è permesso utilizzare anche prodotti non certificati. Questo strumento è stato sviluppato insieme ad un ex primario; non si tratta di una valvola cardiaca invasiva, ma di un casco che trattiene ossigeno già utilizzato per lo snorkeling, pertanto non ci sono problemi nè riguardo il contatto con la pelle nè sulla sicurezza della maschera. Il test che abbiamo effettuato ha, comunque, sin da subito, dato esito positivo, pertanto siamo sicuri dell’efficacia del prodotto.

In ogni caso, trattandosi di uno strumento in uso nelle terapie sub-intensive, il paziente, che è cosciente e non è intubato, è chiamato a firmare il consenso al suo utilizzo.

 

 Quanto avete lavorato per mettere a punto la valvola in così poco tempo?

21 giorni, senza sosta a ritmi di 14 ore a testa al giorno. Siamo esausti e costantemente tempestati di richieste da tutto il mondo, ma non nascondiamo la nostra immensa soddisfazione nell’essere stati capaci di aiutare il nostro Paese durante un’emergenza tale in tempi così brevi.

Gli ospedali che hanno bisogno di maschere chi possono contattare?

 Abbiamo appena attivato un numero telefonico da chiamare, in caso di necessità: lo 035-9160244, oppure ci si può rivolgere per email a [email protected]

 

Isinnova di cosa si occupa abitualmente? 

Il nostro è un centro di ricerca, con sede a Brescia, dove lavora un team di ingegneri e altre figure professionali specializzate nello sviluppo di prodotti fisici, analisi di materiali, ricerche di mercato e consulenze, in risposta a idee innovative di privati o aziende che affianchiamo nello sviluppo del progetto e del prototipo.

 

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