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Arianna Ortelli a illimitHER: «Videogiochi senza video: così facciamo inclusione»

Economia Digitale
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Arianna Ortelli a illimitHER: «Videogiochi senza video: così facciamo inclusione»

Martedì 16 febbraio, sui canali social di StartupItalia, la diretta con la CEO di Novis Games

Martedì 16 febbraio, sui canali social di StartupItalia, la diretta con la CEO di Novis Games

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Pong, videogioco dei primi anni ’70, fu una benedizione per gli affari della Atari, il primo vero colosso nella preistoria del gaming. Oggi una startup è partita proprio da un titolo di Ping Pong per spalancare le porte del mondo videoludico a chi finora era sempre stato tagliato fuori dal divertimento in console: le persone ipovedenti e non vedenti. «La limitazione visiva ci ha permesso di concentrarci soltanto su audio e tatto: giocare senza una interfaccia video è possibile». Arianna Ortelli, torinese di 24 anni, è CEO e cofounder di Novis Games, un’impresa innovativa di cui vi avevamo già parlato. Prima il team ha lavora sull’hardware, ovvero un controller che permette di divertirsi senza guardare, gestendo la partita con mani e udito. Ora l’obiettivo della startup è aprire l’ecosistema a nuove app per far divertire persone normodotate e non. Una lezione di inclusione che Arianna porterà al nuovo appuntamento di illimitHER martedì 16 febbraio dalle 18:30 e che potrete seguire anche sui canali social di StartupItalia.

Divertimento per tutti

Storia di una giovane imprenditrice nel mondo del gaming” è il titolo del nuovo appuntamento di illimitHER, il format in cui talenti femminili raccontano i propri percorsi in tantissimi ambiti professionali, dalla cultura umanistica fino alle materie STEM. «Il controller e tutto quello che abbiamo realizzato non sarebbe stato possibile se non ci fossimo prima confrontati con l’UICI di Torino (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, ndr)». L’aspetto interessante dell’ecosistema Novis Games è che l’intrattenimento digitale funziona per tutti: un normodotato può giocare con una persona non vedente in una sfida alla pari. «Facciamo l’esempio di Ping Pong – ha spiegato Arianna – lavorando senza l’aspetto visivo, abbiamo sfruttato l’audio 3D: con il controller in mano, collegato allo smartphone via bluetooth, si indossano le cuffie e la partita inizia. I giocatori sentono i colpi dell’avversario e grazie alla vibrazione capiscono quando la palla sta per arrivare e possono colpirla dandogli il giusto effetto».

Arianna Ortelli e il mondo degli sviluppatori

Finora in fase beta, il controller sarà disponibile sul mercato nei prossimi mesi, con due videogiochi completi. «L’hardware è pronto, ora stiamo lavorando sullo store di giochi e sull’app per gli sviluppatori che potranno pubblicare i loro prodotti. Da qui in avanti il nostro focus sarà lavorare sulla piattaforma, aprendoci ai developer».

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Nuovi ecosistemi di gioco

L’avventura di Novis Games è senz’altro pionieristica in un settore, quello del gaming, dove negli ultimi tempi molte software house e colossi hanno dato sempre maggiore attenzione ai temi dell’inclusione nei propri ecosistemi di gioco. «L’Xbox Adaptive Controller di Microsoft ha reso accessibili molti titoli a persone che hanno disabilità motoria», ha ricordato Arianna. Lo stesso è successo in altri titoli esclusive Sony, come The Last of Us Parte II, in cui gli sviluppatori si sono sforzati di rendere il divertimento democratico. A illimitHER Arianna Ortelli mostrerà le carte di un mondo gaming tutto da esplorare: «La cosa più interessante che porteremo è l’anima sociale del progetto. È davvero l’aspetto più bello che si possa raccontare».

Con una laurea in economia e l’incarico di amministratrice delegata di una startup tech, Arianna dimostra ancora una volta che, nonostante i pregiudizi culturali, le materie STEM rappresentano un’occasione per i talenti femminili. «Sono una mega fan dei videogiochi: Super Mario ha segnato la mia crescita – ha commentato divertita – devo ammetterlo: non mi sono mai posta limiti in quello che stavo facendo. Non ho mai considerato il gaming come un settore maschile e, in generale, non penso ci siano limiti quando si parla di lavoro. Se utilizzato bene, il videogioco sempre di più può essere strumento di inclusione».