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Vestiti fatti con il latte? Alghe come bistecche? Le idee delle startup tech a Ecomondo

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Vestiti fatti con il latte? Alghe come bistecche? Le idee delle startup tech a Ecomondo

Sempre più realtà tecnologiche si fanno largo anche nella circular economy. Ecco alcune delle proposte più interessanti

Sempre più realtà tecnologiche si fanno largo anche nella circular economy. Ecco alcune delle proposte più interessanti

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Vestiti realizzati con gli scarti del latte,alghe per depurare i reflui industriali, Intelligenza Artificiale applicata al mondo animale: sono solo alcune delle innovazioni presentate nel corso di Ecomondo 2018, la fiera internazionale dedicata all’economia circolare. Da 22 edizioni la piazza riminese rappresenta un punto fermo nelle agende di giornalisti e grandi aziende impegnati nella sostenibilità ed è diventata un appuntamento perfetto anche per giovani progettisti, startup e realtà emergenti per raccontare le proprie invenzioni e proporsi agli investitori.

Le startup che abbiamo scoperto all’Ecomondo

Quest’anno sono state due le aree dedicate alle startup: una organizzata da ASTER – Regione Emilia Romagna, in collaborazione e con il supporto delle Knowledge Innovation community dell’EIT (Climate, Raw Materials a Innoenergy), e l’altra direttamente da Ecomondo, grazie al supporto di Alma Mater Studiorum Università di Bologna e Fondazione Giuseppina Mai di Confindustria.

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Numerose le soluzioni innovative che hanno trovato spazio nel settore del tessile, con l’intento di venire incontro ad esigenze specifiche di pubblico oppure di rilanciare le tradizioni e le peculiarità del proprio territorio. Nel primo caso parliamo di Origami la startup che ha lanciato una linea di vestiti realizzati a partire dagli scarti del latte. “Questa fibra speciale è ottenuta dagli scarti della lavorazione del latte o addirittura dal latte scaduto – ci racconta Maria Maddalena Falaschi, founder di Origami – Un tessuto con qualità eccezionali, antibatterico, anallergico e termoregolatore”. Perfetto per i neonati ed in particolare per i bambini nati prematuri: per questo, la startup ha regalato diversi capi ai reparti di terapia intensiva degli ospedali di Rimini e Cesena.

Sempre nel settore tessile si colloca l’esperienza di Fortunale, che unisce gli aspetti tecnologici a quelli ambientali e sociali. Nata dalla branca di un’azienda tessile di esperienza decennale, la startup fondata da Ivan Alosio intende lanciare sul mercato una linea di maglioni realizzati al 100% con lana biologica proveniente da pecore che pascolano esclusivamente nell’Alta Murgia. “Ogni nostro capo è unico e viene colorato con colori naturali come il tè verde, il ginepro o la castagna”, spiega il founder. “Inoltre, per ogni maglione venduto, Legambiente Puglia provvederà a piantare un albero il cui codice univoco sarò cucito sul maglione”. A breve il loro progetto sbarcherà anche sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter.

Dal tessile all’agricoltura. Il progetto della startup Algaria ha raccontato ad Ecomondo le straordinarie proprietà di quello che, da diversi esperti, è definito il cibo del futuro: le alghe. Il team di studiosi riesce infatti a sfruttare le proprietà di questa flora acquatica per ripulire e depurare i reflui industriali, ma in alternativa le piante possono essere utilizzate anche a scopo alimentare. “Tra tutte le alghe la spirulina è quella che possiede le qualità più straordinarie”, racconta Antonio Idà, founder di Algaria. “Il 60% del suo peso è costituito da proteine ma vi troviamo anche amminoacidi, vitamine e antiossidanti”.

Anche gli appassionati di tecnologia avanguardistica non sono rimasti a bocca asciutta ad Ecomondo grazie al lavoro svolto dalla startup The Edge Company che ha saputo unire il mondo dell’Intelligenza Artificiale e del deep learning a quello degli uccelli. La loro invenzione consiste in un innovativo sistema in grado di riconoscere la presenza di uccelli quando siano troppo vicini alle piste degli aeroporti, così da prevedere i “bird strike”. Una volta individuato il volatile, i dispositivi ne riconoscono anche la specie ed attivano le distress call, ovvero i versi di allarme delle singole specie che spingono gli uccelli a scappare via. “Il nostro lavoro è fondamentale come supporto alle figure che sono oggi occupate nell’impedire i bird strike negli aeroporti”, sottolinea Francesca dalla Venezia, CEO di The Edge Company. “Se i nostri dispositivi fossero installati nei vari aeroporti italiani, non ci sarebbe nemmeno più bisogno di usare i falchi per scacciare via gli stormi. Del resto, i rapaci soffrono molto nel limitarsi a scacciare queste specie senza poterle cacciare realmente”.