VICE porta una startup italiana a Brooklyn, è tra migliori progetti di giornalismo digitale

Vox Pop è tra i 4 progetti selezionati su 180 presentati a Vice Media. In Italia hanno atteso la risposta di un investitore per mesi. Con loro un altro progetto italiano, un’inchiesta di data journalism di Guia Baggi (Irpi)

Il giornalismo sta attraversando un complicato, lungo periodo di ripensamento. Forse in assoluto è il settore che più ha sofferto l’avvento del digitale. Ma, nonostante la crisi, negli ultimi dieci anni sono nate più iniziative editoriali che in qualunque altro periodo. Progetti che sono riusciti a vedere nella crisi un’opportunità.

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Ci sono casi di successo noti come Quartz, Vox, Politico. E Vice Media che ha fatto della ricerca di nuovi linguaggi per saper arrivare al pubblico di Internet (praticamente tutto il pubblico possibile) una propria cifra innovativa. Lo scorso giugno ha lanciato il primo programma Knight Vice Innovators, una classe di quattro progetti selezionati tra centinaia di candidature da tutto il mondo. Chi si è candidato ha proposto progetti specifici, nuove modalità di reporting, progetti di data visualization. E tra i quattro vincitori ci sono due progetti proposti da due giornalisti italiani che a gennaio sono volati nella sede di Vice Media a Brooklyn. Il programma non prevede un investimento in denaro della holding, ma struttura e know how.

Due dei quattro progetti selezionati da Vice sono italiani

Sono Davide Mancini, 28 anni, di Vox Pop e Guia Baggi di Irpi. Si tratta di fatto di due startup editoriali. Vox Pop è una piattaforma di citizen jurnalism che consente di ai giornalisti fare interviste tramite internet. Irpi è un’associazione di giornalisti d’inchiesta, e Baggi partecipa al programma con un progetto di data journalism sul traffico dei rifiuti speciali.

Vox Pop Media Founders

A destra Davide Mancini, a sinistra Fabio Capoferri. Founders Vox Pop Media

Sono stati selezionati tra oltre 180 applicazioni. Il programma che  Vice Media dura quasi quattro mesi e consiste da un lato in un appoggio tecnico da parte di Vice e della J-School, una scuola di giornalismo di Cuny (Università della città di New York). Il programma si svolge in due parti. 2 corsi da seguire all’università di giornalismo finalizzati a dare forma concreta ai progetti, e lavoro in redazione nella sede del magazine online. «Per me si tratterà di  definire Vox Pop nella fase attuale» racconta Mancini «e allo stesso tempo ho uno spazio di lavoro nella sede globale di VICE a Brooklyn dove lo staff mi aiuta in maniera più pratica. Le redazioni giornalistiche sono i luoghi dove il nostro prodotto verrà utilizzato. Avere la possibilità d’essere nella redazione di VICE è sicuramente un’occasione grandiosa per capire di cosa hanno bisogno e come poter offrire soluzioni utili. Il nostro obbiettivo è creare un sistema che si possa integrare con qualsiasi redazione». Oltre alla selezione di Vox, poche settimane fa sono stati selezionati tra i 128 progetti editoriali di Google Digital News Initiative, con un grant a fondo perduto di 50 mila euro.

Insieme a tutte le occasioni di networking che la presenza a New York comporta. E’ lì che si sta muovendo la maggior parte del potenziale innovativo della professione giornalistica. Lì hanno sede la maggior parte delle startup editoriali diventate billion company (Vox, Buzzfeed e Vice sono tra gli unicorni dell’editoria nati negli ultimi 4 anni).

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La timeline delle billion dollar company, dove al centro spunta Vice Media che nel 2013 ha raggiunto la valutazione di un miliardo

Sono arrivata a New York il 25 gennaio scampando di poco il famigerato Blizzard

Se Mancini ha una startup da sviluppare e integrare con le redazioni, Baggi ha vinto con un’idea. Un progetto di lavoro. «Sono venuta a conoscenza del Knight/Vice/Cuny Innovators’Fund perché diverse persone che conosco l’avevano postato sui social e mi è subito sembrato un’occasione da non perdere». Baggi ha fatto l’application circa un anno fa. Inviata a giugno 2015.

«Era un momento di passaggio. Avevo voglia e bisogno di buttarmi su un progetto nuovo ma che allo stesso tempo avesse un minimo di continuità con quanto già fatto in passato e che mi incuriosisse e appassionasse. L’idea ce l’avevo in testa già da un po': valorizzare i dati raccolti dall’ONU e quanto si sa sui movimenti transfrontalieri dei rifiuti per identificare e raccontare le principali rotte che vedono rifiuti speciali esportati da paesi sviluppati a paesi in via di sviluppo».

Vice ha solo fornito l’assist. «Ho buttato giù l’application velocemente e sorprendentemente qualche tempo dopo mi è arrivata una mail che mi comunicava che il mio progetto era stato selezionato. Ed eccomi qua. Sono arrivata a New York il 25 gennaio scampando di poco il famigerato Blizzard».

Vox Pop: Facile in Cile, meno in Italia, e poi arriva New York

Non è sempre facile realizzare questi progetti in Italia. Vox Pop ha attraversato tutte le fasi e le difficoltà di chi cerca di fare startup in Italia. Anche se non nascono in Italia. Mancini fonda VoxPop con Fabio Capoferri in Cile. Entrano nel programma Startup Chile nel 2015. Prendono i 40 mila euro di grant del programma cileno, poi a settembre si trasferiscono in Italia. Il programma non premia startup ma idee/founder singoli. Però loro vogliono la propria azienda editoriale e la fondano a Brescia, di dove sono originari.

«Abbiamo cominciato a cercare altri fondi per poter completare il prodotto. Abbiamo perso circa 2 mesi di tempo aspettando un imprenditore edile bergamasco che ci aveva fatto una proposta d’investimento, che però non si è mai concretizzata. Nel frattempo abbiamo lanciato una campagna di equity crowdfunding con WeAreStarting.it, ed a febbraio 2016, in meno di un mese, abbiamo raccolto 60.000 euro, necessari per completare la prima versione del prodotto».

L’obbiettivo dei due ragazzi bergamaschi è accumulare quanta più esperienza possibile per realizzare la propria piattaforma. E Vice Media ha tutto ciò che occorre per capire come funzionano i media internazionali, quelli che innovano davvero il giornalismo. Baggi invece ha già cominciato a lavorare al proprio progetto. Che non sarà un’azienda, ma un’inchiesta giornalistica di data journalism. «Alla fine di questo periodo mi aspetto di vedere pubblicata quella che considererei la prima fase del mio progetto: la mappa interattiva dei rifiuti transfrontalieri, così da poter poi iniziare a lavorare su quelli che emergono come casi specifici».

 Arcangelo Rociola
@arcamasilum

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