Startup Life – Metrics that Matters, ossia come tutto diventa un numero

Questo è il sesto appuntamento di una serie di uscite che vi proporremo come lettura ogni domenica a cura di Fairbook

011Nota: Diego Banovaz è il Ceo di Fairbooks, una startup che si definisce «Lo Spotify dei lettori, l’Uber degli scrittori», una piattaforma web per scrittori indipendenti che vogliono pubblicare la propria opera gratuitamente. Ci hanno proposto di raccontare la vita di chi fa startup nell’acceleratore romano di Luiss Enlabs. Questo è il settimo appuntamento di una serie di uscite che proporremo ai nostri lettori ogni domenica.

“No, Diego, va bene tutto, va bene che stanno arrivando un sacco di persone sul sito… Ok, avete tanti download, ma da dove arrivano tutti? Chi sono?”

E così, dopo aver fatto i salti mortali per portare qualche migliaio di utenti sulla tua piattaforma, capisci che nemmeno questa volta quello che hai fatto è sufficiente. Stringi i denti, alzi l’indice come un bambino che vuole fare una domanda alla maestra ma poi, con negli occhi una tristezza Leopardiana, abbassi il capo ed inizi a monitorare.

Molti, nel mondo startup, si trovano seduti su potenziali galline dalle uova d’oro e non lo sanno. Altri si vedono esplodere il numero di accessi sul sito e non capiscono perché… Altri ancora capiscono troppo tardi qual è il punto in cui l’utente decide di abbandonare il sito o l’App.

E quando sei una startup accelerata, questo non è proprio accettabile. Improvvisamente, senza neanche rendertene conto, hai studiato talmente i processi e le metriche che tutto quello che vedi ti sembra un Funnel. Per i non addetti ai lavori funnel è un “imbuto”. Dall’alto “piovono” gli utenti che arrivano sulla vostra app / sito e, passaggio dopo passaggio, si perdono nel percorso fino ad arrivare alla fine. In pratica serve a capire dove gli utenti abbandonano il processo di onboarding o di acquisto. Quello che si vede normalmente è una cosa del tipo “ok, 1000 sono arrivati sul sito, 300 sulla schermata di register, 100 alla scheda del prodotto, 0 hanno comperato”.

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E a quel punto li maledici uno a uno, mille utenti che hanno tradito la tua fiducia, come “Bruto e la sua cumpa” che accoltellano quello stinco di santo di Giulio Cesare alle idi di marzo. E non capisci… Non capisci come sia possibile che, nonostante la tua landing ammiccante come Anna Falchi in SPQR e la call to action cristallina come l’acqua delle pubblicità questi si perdano per strada. Istintivamente inizi a montare tutto quello che trovi sul mercato, sistemi di tracking per il mouse, analitiche di google… Insomma forse arrivi dopo due giorni che hai una mole di dati tale da far impallidire NSA.

E ti trovi a guardarli, il regale Kodo al tuo fianco, e ti sembra di trovarti in un ristorante Cinese nel quale ti hanno dato un menù scritto in ideogrammi, scritto con il sangue su una pergamena fatta, probabilmente di pelle umana. In sostanza una sorta di Necronomicon Ex Mortis che sai già che se non riuscirai a chiuderlo nel modo corretto farà uscire dai piani alti dell’acceleratore demoni degni della saga di Raimi.

Onestamente, è difficile immaginare l’imprinting che portano strumenti di questo tipo nel cervello. Parole come Acquisition, Activation, Conversion Rate e compagnia bella iniziano a fuoriuscire senza freno in qualunque discorso, spesso senza nemmeno un minimo di attinenza. Cioè, il finire la cena diventa un “completare il Funnel dell’hamburger” che neanche te ne accorgi.

La cosa davvero interessante è che vedi che non sei solo tu e il tuo socio ad essere impazziti ma l’intero panorama startup segue gli stessi dettami. E il modo in cui te ne rendi conto merita un piccolo inciso.

Immaginatevi la scena, ore dieci di sera circa, seduti alla scrivania a batter tasti come scimmie davanti ad una macchina da scrivere, cuffiette e musica nelle orecchie ad un volume tale da far impallidire Lars Ulrich e tutti i Metallica, isolamento completo dal mondo… La canzone finisce e nel cambio capti nell’aere maligna due sole parole “Tinder, Happn!”

Togli una cuffietta, incuriosito. Al tavolo vicino si sta tenendo un’importante discussione, di importanza comparabile all’editto di Costantino del 313 d.C.. La mente malata di alcuni startupper stava applicando tutti gli insegnamenti su Funnel, tracking, metriche ai sistemi di dating online! Cioè un analisi approfondita su Tinder, Happn, Lovoo, Badoo e altri che non avevano neanche mai sentito nominare!

E non solo! Stavano facendo anche AB Testing sulle foto profilo e sugli orari di acquisizione! E ovviamente tutto questo accompagnato da un Funnel diviso per step del tipo “Match, Messaggio, Uscita, Conversione”

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E in tutto questo, mentre cerchi di imparare e di capire, ti rendi conto di come, il percorso che stai seguendo sia una strada lastricata di numeri in cui ad ogni svolta le statistiche ti indicano le via con la stessa certezza di Gandalf nelle miniere di Moria.

Se già era un percorso fatto di dati e codice quand’eri un ingegnere, ora davvero ti rendi conto che stai misurando e calcolando ogni cosa, dal tasso di consumo del latte per settimana al numero di ore di sonno, al numero di tipe che si fermano a provarci col rubacuori Kodo al numero di volte che usi la parola Inventory durante le prove di pitch.

Comunque si, ci siamo sbronzati anche in questo sprint ma mi pareva brutto parlarne di nuovo.

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