Meno tasse a chi investe in startup, Anselmo (IBAN): «Allargarlo anche a società non quotate»

Tre domande a sette attori dell’ecosistema startup italiano. Per capire meglio quali dovrebbero essere gli incentivi che il governo sta preparando in queste settimane per il settore. L’opinione di Paolo Anselmo

Tre domande a otto attori dell’ecosistema startup italiano. Per capire meglio quali dovrebbero essere gli incentivi che il governo sta preparando in queste settimane per il settore (con il decreto Finanza per la Crescita 2.0) e cosa servirebbe davvero per dare una spinta alla giovani imprese innovative italiane. Le parole d’ordine? Investimenti, crescita ed exit. In quest’ordine. Qui le risposte di  Paolo Anselmo, (presidente Iban e consigliere di Ban-Up S.p.A). 

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Nel decreto “Finanza per la Crescita 2.0” ci sarà una parte che prevede meno tasse per chi investe in pmi e startup, con uno sgravio fiscale per le società che comprano quote in startup (dicono del 20%). Come valuta questa misura?

«Al momento c’è già un importante beneficio per le persone fisiche e le persone giuridiche. Quindi il provvedimento, sicuramente molto positivo, andrebbe a incidere prevalentemente sulle società quotate. Questo attiverebbe sicuramente un interesse da parte di importanti società ma credo che a questo punto sarebbe però fondamentale aumentare il beneficio per chi quotato non è, come business angel o venture capital, che non hanno il vantaggio di poter accedere al mercato e farsi coprire eventuali perdite».

Dai primi calcoli pare che dai privati potrebbero essere attivate risorse fino ai 10 miliardi l’anno da destinare a pmi per fare ricerca e sviluppo. Potrebbe innescare un meccanismo di acquisizioni di startup da parte delle aziende che ne beneficeranno?

«Sicuramente aumenterebbe l’interesse di chi ha a disposizione maggiori capitali. Anche se forse bisognerebbe pensare a diffondere una maggiore cultura d’innovazione nelle Pmi italiane. Sarebbe fondamentale, però, inserire la misura nell’ottica di un’incentivazione alle exit per i Business Angel. Se si sostiene un mercato secondario fatto di co-investimenti pubblici e privati o investimenti del Venture Capital aziendale, si permette di ridurre il periodo di tempo per l’exit, aumentando le capacità di reinvestire risorse in nuove società e quindi accorciare la filiera degli investimenti».

Visto che il decreto è ancora in bozze e le misure per le startup sono ancora poco più che ipotesi, cosa vorrebbe contenesse? Quale sarebbe la misura che potrebbe davvero fare la differenza ed aiutare gli investimenti in startup?

«Ne cito una già presente nel Libro Bianco redatto insieme a CBA Studio Legale e Tributario che ci sta molto a cuore: sarebbe molto incisiva la detassazione delle plusvalenze realizzate dalle persone fisiche o giuridiche mediante disinvestimento qualora le somme incassate fossero reinvestite in una startup entro un ridotto arco temporale. In un momento in cui la borsa non è più così conveniente, questa misura farebbe probabilmente convergere importanti investimenti, anche da parte di assicurazioni e risparmio gestito, verso le idee innovative».

a cura di Mariachiara Furlò

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