“Non siamo una famiglia, siamo una squadra”, ecco perché in Netflix si lavora bene

Netflix si distingue da Facebook e Google per politica aziendale: nessuna festa, tornei di frisbee o tributi al Burning Man. Però non esistono giorni di vacanza prefissati, i dipendenti possono andare in ferie quando vogliono

Da quando si è convertita da videonoleggio di Dvd per posta al colosso dello streaming che è oggi, Netflix non si è affermata solo per serie come Orange is the New Black  e Narcos. Nella Silicon Valley (che in un certo senso ripudiano, pure avendo la sede a Los Gatos), Netflix è famosa anche per la sua innovativa cultura aziendale. Il documento originale, alla fine del decennio scorso, era composto da un centinaio di slide Power Point ed era diventato un manifesto (da 16 milioni di visualizzazioni). Ora Netflix lo ha aggiornato (anche in base al feedback dei dipendenti) e asciugato in un testo molto più breve. Interessante da leggere soprattutto al culmine della tempesta che ha colpito Uber e che dimostra quanto la cultura aziendale può minare il successo di un’azienda.

Conta più il team delle persone brillanti

«In un dream team non ci sono “stronzi brillanti”. Il costo per il lavoro di squadra è troppo alto. La nostra idea è che le persone brillanti sono anche capaci di interazioni umane decenti, e insistiamo su questo punto», è una delle frasi chiave di questo nuovo documento, che insiste molto sul clima nel quale un’azienda può ottenere (o disfare) il successo. «Un contesto collaborativo rende le persone più creative». Ma lavorare in un dream team non è per tutti, Netflix non è una famiglia, è una squadra: se non sei utile alla squadra, non resterai a Netflix a lungo.

Symphony

“Non siamo una famiglia, siamo una squadra”

Il metro con il quale Netflix sceglie chi tenere e chi mandare via si chiama «keepers test». Se tu chiedessi di andare via, cosa sarebbe disposto a fare il tuo manager pur di trattenerti? Se la risposta è: non molto, allora la fine dei tuoi giorni a Netflix è vicina. «Quelli che non passano il keepers test avranno una veloce e rispettoso pacchetto di uscita, così da permetterci di trovare qualcuno per quel lavoro che ci renda una squadra migliore. Essere tagliati da una squadra è deludente, ma non è una vergogna». Insomma, appunto: «Non siamo una famiglia, siamo una squadra. Una famiglia è basata sull’amore incondizionato, anche se i tuoi fratelli si comportano in modo sbagliato». Netflix è una squadra, e in una squadra se sbagli sei fuori.

La policy sulle vacanze in Netflix è: andate in vacanza

Il rispetto della diversità e dell’inclusione è un nervo sempre scoperto nella progressista Silicon Valley. L’inclusione, nella versione di Netflix, è riconoscere che siamo tutti condizionati, e dobbiamo crescere insieme affrontando questi condizionamenti. «Siate curiosi del background devi vostri colleghi, su come influenza il loro lavoro e non fate finta che non lo faccia». E ovviamente: «Intervenite se qualcuno viene marginalizzato». Vengono poi confermate anche delle caratteristiche più famose del lavorare a Netflix: come il fatto che non esistono dei giorni di ferie prefissati. «La nostra policy sulle vacanze è andate in vacanza». In cambio, ovviamente, di mischiare sempre tempo di lavoro e tempo libero, fare straordinari, lavorare a «ore strane». Stesso discorso per i congedi di maternità e paternità: «La nostra policy è prendetevi cura del bambino e di voi stessi».

Non un campus ma un posto dove si lavora “da adulti”

Un ultimo aspetto interessante di questo documento è questo: Netflix si fa vanto di trattare i propri dipendenti «come adulti». «La nostra versione di un grande posto dove lavorare non prevede pranzi a base di sushi, palestre, feste», insomma Netflix, per metterla come scrive Variety nell’analizzare il documento, «non ha la cultura da campus di altri giganti come Google o Facebook, non ci sono grandi scivoli, non ci sono tornei di frisbee e tributi al Burning Man». Insomma, siamo in Silicon Valley, ma non siamo come quelli della Silicon Valley.