Case che crescono e migliorano con chi le abita. A Bari è nato il modello abitativo di Experience

Non solo case in affitto arredate secondo i principi dell’ecosostenibilità, ma anche spazi da co-progettare con il contributo degli artisti che vi alloggiano. L’idea è di quattro ragazzi di Bari e vuole diventare un modello abitativo da esportare nelle città turistiche e universitarie

Che sia una vacanza, un viaggio studio o di lavoro, sono in molti a scegliere di prendere in affitto una stanza in una casa, per condividere esperienze con gli altri abitanti, per immergersi nella cultura del posto e per avere informazioni sui luoghi-must da visitare. Da un paio d’anni, a Bari, c’è la possibilità di alloggiare in appartamenti ispirati all’ecosostenibilità e “abbelliti” dal contributo degli ospiti, per offrire ai viaggiatori non solo un posto in cui stare bene ma anche dove vivere delle esperienze.

Si tratta delle soluzioni abitative offerte da Experience, un progetto nato dall’idea di quattro ragazzi trentenni di Bari – Giuseppe Belvedere, Francesco Schettini, Danilo Colosimo e Mariangela Bruno – e sviluppata nel corso della Scuola di Bollenti Spiriti.

Spazi da far crescere

Le case (per ora quattro, ma entro la fine di settembre se ne aggiungeranno altre due), oltre ad avere stanze in affitto prenotabili su circuiti on line di accomodation come Booking, Airbnb o via email, sono concepite come spazi per ospitare artisti, che diano il proprio contributo nel completamento degli arredi, e per organizzare eventi nelle ampie aree living. La presenza di Mariangela nel team, un architetto, ha permesso anche di avviare dei laboratori per la co-progettazione e l’autocostruzione dei mobili, in cui sono coinvolti curiosi e aspiranti architetti.

Il modello abitativo di Experience, per ora, ha preso piede a Bari ma l’obiettivo è portarlo in altre città universitarie e a vocazione turistica, per arricchirlo anche con dinamiche di gamification secondo cui chi alloggia nelle case per molto tempo e se ne prende cura, facendo tutti i lavoretti necessari, può ricevere un bonus da scalare dalla cifra dell’affitto.

Il team di Experience. Al centro, Isabella, una ex-tirocinante

Il team di Experience. Al centro, Isabella, una ex-tirocinante

L’intervista

Giuseppe Belvedere ha raccontato a StartupItalia! come è nato Experience e cosa vuole diventare.

Come si è sviluppato questo progetto di innovazione sociale?
«Assieme a Francesco e Danilo, ci occupavamo da alcuni anni dei servizi di accomodation Erasmus dell’Università di Bari, curando i matching tra i proprietari delle case e gli studenti, ma non era semplice riuscire a trovare alloggi di qualità. Ci siamo così resi conto di quanto fosse ampio il mercato degli studenti, anche stranieri, in cerca di case e di come spesso, invece di essere coccolati, dovevano accontentarsi di sistemazioni costose e non sempre rispondenti alle loro esigenze. Di qui, a fine 2015, l’idea di prendere noi delle case in affitto o degli immobili da riqualificare, per migliorarli negli arredi e trasformarli in luoghi in cui vivere esperienze di co-working, per creare community e valore artistico. L’incontro con Mariangela, durante un laboratorio urbano per la costruzione di mobili, ci ha poi fornito ulteriori spunti per l’arredamento delle case, rigorosamente realizzato con materiali naturali ed ecosostenibili».

Hai parlato di esperienze di co-working, community e valore artistico. Cosa significa esattamente?
«Durante l’anno, soprattutto nei periodi con minore affluenza turistica che rende possibile bloccare le prenotazioni e organizzare laboratori nelle abitazioni, organizziamo delle call per artisti, per portarli negli appartamenti e co-progettare elementi di arredo: per esempio, stiamo lavorando alla realizzazione di un orto urbano su un terrazzino e coinvolgeremo un esperto di piantumazione, un botanico, un videomaker e uno scrittore, per completare il progetto e comunicarlo nel migliore dei modi. Negli ampi spazi comuni delle case, organizziamo spesso degli eventi che creino interazioni tra artisti e comunità locale: dalle lezioni di cucina messicana, a spettacoli teatrali, ai concerti, alle proiezioni cinematografiche. Succede anche che, su iniziativa degli ospiti, nascano per caso nuove attività, come è successo di recente con una disegnatrice che si è innamorata dei mobili nella sua stanza e vuole dipingerli, per creare un’area dedicata alla creatività».

Come avviene la selezione delle case e come diventano parte del circuito Experience?
«Facciamo una ricognizione tra gli annunci disponibili on line e le agenzie immobiliari, ma non mancano segnalazioni tramite passaparola. Gli appartamenti devono avere alcuni requisiti, a partire dalla metratura, dai 160 metri quadrati in su, dalla presenza di 4 camere e 2 bagni, e vengono acquisiti con un contratto di affitto che preveda la possibilità di sublocazione. Non sempre i proprietari comprendono lo spirito del progetto ma chi lo fa spesso ne diventa parte a tal punto, da collaborare alla realizzazione delle attività. Il nostro fiore all’occhiello, soprattutto per l’organizzazione di eventi, è Palazzo Verrone, un immobile abbandonato risalente al 1200: abbiamo riqualificato 270 metri quadrati, dedicandone 120 alla zona living».

Cosa porta maggiore valore economico in Experience?
«Le entrate, naturalmente, arrivano soprattutto dagli affitti – considerando che tra luglio e agosto ci sono in media 350 turisti – rispetto alle iniziative di co-working: ma vogliamo che il modello abitativo di Experience possa essere esportato in altre città, per mettere in piedi un circuito di case. Nel frattempo, il nostro progetto di innovazione sociale si è ampliato e abbiamo avviato alcune attività per progettare un ostello, in stile Experience, a Bari e per riqualificare alcuni borghi abbandonati della Basilicata».

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