Luca Annunziata

Luca Annunziata

Ott 10, 2017

Guive Balooch, il lato hi-tech di L’Oréal

StartupItalia! intervista il vicepresidente che per la multinazionale di cosmesi guida un team che punta all'innovazione. Una startup da 30 dipendenti in un colosso da 26 miliari di fatturato

Raccontare una tradizione di cento anni e più da un altro punto di vista: forse non tutti sanno che L’Oréal è stata fondata da uno scienziato, il chimico Eugène Schueller, e da allora ha mantenuto viva una tradizione legata alla ricerca e alla componente tecnologica del prodotto che non sempre è evidente nel mondo della cosmesi. Eppure nel corso di un intervista concessa a StartupItalia! da Guive Balooch, vicepresidente L’Oréal che gestisce l’incubatore tecnologico della multinazionale, emergono parole e concetti molto familiari a chi si occupa di tecnologia: open innovation, open data, open source, solo per citarne alcuni.

Soprattutto, appare evidente che L’Oréal ha capito prima di molti altri dove sta andando il mercato: ha già realizzato un’app per la realtà aumentata, sviluppato progetti che sono a tutti gli effetti sono industria 4.0, messo in piedi iniziative a cavallo tra cosmesi e salute che anticipano in alcuni casi di anni il resto dell’industria IT. Guive Balooch guida una squadra di 30 persone che si dividono tra San Francisco, New York, Parigi e Tokyo, e porta avanti un programma di scouting in cerca di giovani startup con cui collaborare: un motore capace di spingere un passo più avanti l’R&D di un’azienda da 90K dipendenti e 26 miliardi di fatturato.

Il caso Makeup Genius

L’esempio perfetto per spiegare cosa Balooch e la sua squadra siano in grado di offrire alla tradizione L’Oréal è l’app Makeup Genius: nata nel 2014 da un’intuizione, ha anticipato di tre o quattro anni quella che oggi è la parola d’ordine di grandi aziende della Silicon Valley come Apple o Microsoft. Makeup Genius è un’app per la realtà aumentata: serve a mostrare in tempo reale come starebbe una particolare nuance di rossetto o di ombretto sul viso del cliente, ma la sua creazione è il frutto di un complesso lavoro di sviluppo.

Guive racconta di come alla base di tutto ci sia un proposito all’apparenza semplice: riprodurre con la tecnologia l’esperienza di specchiarsi. Semplice solo all’apparenza, perché quando più di tre anni fa il suo gruppo si è avvicinato a questo concetto gli smartphone montavano fotocamere con una qualità decisamente inferiore alle attuali, per non parlare della potenza dei chip installati. Per dare un’idea della distanza da colmare, Balooch sottolinea come il rilascio del SDK per la realtà aumentata da parte di Apple sia notizia freschissima: ha fatto il suo debutto ufficiale con iOS 11 e il nuovissimo iPhone X, ma Makeup Genius faceva qualcosa di simile già 3 anni fa. 20 milioni di download in più di 65 nazioni stanno a dimostrare che l’idea era ben realizzata ed è piaciuta al pubblico, ma crearla da zero non è stato affatto semplice.

la tecnologia qui gioca un ruolo decisivo per cercare di aumentare il fatturato, diventa il fulcro della strategia in un mercato che per tradizione fa affidamento su un altro tipo di leve promozionali

Prima di tutto è stato necessario risolvere il problema della luce, ci racconta Balooch: come la luce colpisce il viso determina molto di come appaiamo sullo schermo, senza contare che la temperatura della luce (se è più calda, quindi gialla, o fredda e tendente al bianco) influisce anche sulla resa cromatica, senza contare il fattore colore della pelle. Per garantire poi che la simulazione di ombretti e rossetti aderisca perfettamente ai tratti del viso L’Oréal si è rivolta a Hollywood: ha ingaggiato lo studio che ha sviluppato il face tracking impiegato per gli effetti speciali del film Il curioso caso di Benjamin Button, così da ottenere un risultato il più possibile realistico.

Non si tratta però di creare semplicemente un divertimento per il consumatore finale: offrire al pubblico un mezzo per poter provare decine e decine di varianti cromatiche dello stesso rossetto significa amplificare le possibilità scelta e rendere giustizia a un portfolio prodotto profondo. Un servizio per il cliente che ha un risvolto importante legato al marketing e alle vendite: la tecnologia qui gioca un ruolo decisivo per cercare di aumentare il fatturato, diventa il fulcro della strategia in un mercato che per tradizione fa affidamento su un altro tipo di leve promozionali.

Le Teint Particulier

Negli ultimi anni una delle principali novità nel campo della cosmesi è stata la nascita di intere linee di prodotti destinati ai clienti provenienti da ogni parte del mondo: ci sono fondotinta dedicati a ogni pelle, ma il passo successivo ci racconta Balooch è supportare ciascun consumatore nello scegliere con precisione scientifica qual è la nuance migliore per sé. Anche qui la sfida tecnologica da superare è stata a dir poco ambiziosa: sviluppare un algoritmo e un metodo di misurazione che fosse preciso e semplice da applicare, in qualsiasi punto vendita, frutto di un impegno massiccio volto anche a rendere il processo di acquisto il più immediato possibile.

il prossimo passo per la cosmesi, Balooch ne è convinto, è proprio quello che vede le grandi aziende offrire un prodotto unico a ciascun cliente

Dalla questa settimana anche i clienti italiani potranno sperimentare, nel negozio L’Oréal al centro di Milano, l’esperienza Le Teint Particulier: viene effettuata una misurazione con un colorimetro professionale, in condizioni di luce controllata, e in pochi minuti una macchina sforna un flacone di fondotinta su misura dell’acquirente. Ogni risultato è unico, e permette di garantire una flessibilità dell’offerta mai provata prima: in più il flacone è identificato da un codice unico, che permette di riordinare lo stesso colore in futuro.

Di fatto qui per Lancome, uno dei marchi L’Oréal, Balooch e il suo team hanno creato un esempio calzante di industria 4.0: si riduce in modo significativo la giacenza, si offre al consumatore un prodotto su misura quando ne fa richiesta. Ma soprattutto vale la pena sottolineare la personalizzazione offerta da Le Teint Particulier: il prossimo passo per la cosmesi, Balooch ne è convinto, è proprio quello che vede le grandi aziende offrire un prodotto unico a ciascun cliente, su misura delle sue richieste e capace di offrire qualcosa di diverso dall’offerta generica fin qui sperimentata.

La UV-Patch e l’universo IoT

Ci sono ancora molti altri temi che affrontiamo nel corso dell’intervista con Guive Balooch: gli argomenti big data e open data affiorano per esempio quando parliamo di un altro progetto che il suo team ha sviluppato per il marchio La Roche-Posay, un cerotto da applicare sulla pelle prima di esporsi al Sole e che unito a una app fornisce indicazioni puntuali su quanti raggi UV-A e UV-B la pelle di chi lo indossa ha assorbito nel corso della giornata.

La My UV Patch è un accessorio abbinato alla protezione solare, e costituisce di fatto un dispositivo wearable: cambia colore a seconda di quanto si resta al Sole, e una app sullo smartphone fornisce informazioni utili per evitare scottature. Questo è un campo nel quale L’Oréal si spinge più avanti di quanto si potrebbe immaginare.

Balooch ci spiega che raccogliere informazioni sulla quantità di radiazioni assorbite dalla pelle dei clienti non è un’informazione utile ai fini commerciali, ma può avere un valore sul piano medico: e l’azienda è pronta a mettere a disposizione questi dati alla comunità scientifica, big data a tutti gli effetti, per permettergli di trarne informazioni preziose. Ogni scottatura aumenta in modo significativo il rischio di contrarre un cancro alla pelle: i risultati dopo il primo anno di vendita dimostrano che la patch dimezza le scottature tra gli utilizzatori ed è dunque uno strumento utile ai fini medici.

l'azienda è pronta a mettere a disposizione questi dati alla comunità scientifica, big data a tutti gli effetti, per permettergli di trarne informazioni preziose

Un altro progetto che unisce salute e tecnologia è la spazzola Hair Coach prodotta col marchio Kérastase: microfono, accelerometro, giroscopio, sensori di conduttività e un sistema che con la vibrazione fornisce feedback aptico. Un concentrato di tecnologia in un oggetto da design tradizionale: ma si tratta di una spazzola con a bordo antenne per il WiFi e il Bluetooth, che fornisce a chi la utilizza (volendo anche al parrucchiere) informazioni precise sullo stato di salute dei capelli e su quali siano i prodotti migliori da usare per tenerli al meglio.

Ed è parlando di questa spazzola che con Balooch affrontiamo l’ultimo tema della nostra chiacchierata. Come può, gli chiediamo, la tecnologia farsi spazio nei luoghi più intimi della casa di ciascuno di noi? In bagno, in camera da letto, la presenza della tecnologia può essere ingombrante: bisogna agire con coscienza, ci dice Balooch, e non cercare di introdurre tecnologia a ogni costo in un prodotto. Deve esserci valore aggiunto che giustifichi la presenza di tecnologia, secondo il vicepresidente L’Oréal: il compito suo e della sua squadra è appunto arrivare a comprendere appieno questo equilibrio, così da offrire prodotti migliori ai clienti e un appeal maggiore all’offerta del marchio.