Anna Gaudenzi

Anna Gaudenzi

Ott 18, 2017

Il Campus di H-Farm raccontato da Riccardo Donadon. “Ripartiamo dai ragazzi e dalle idee”

Siamo andati a Ca’ Tron per vedere dover sorgerà il Campus. I lavori partiranno a gennaio e tutto sarà pronto in tempi record entro luglio

Quando si arriva ad H-Farm dall’autostrada si ha l’impressione di avere davanti uno spazio infinito. Basta un attimo per dimenticare i rumori della città, la frenesia del ritmo metropolitano, le corse su autobus affollati. L’impressione è quella di trovarsi in un in luogo dove fantasia e creatività possono trovare forma, senza scontrarsi con nessuna barriera. Abbiamo passato una giornata in H-Farm per conoscere meglio questa realtà creata da Riccardo Donadon e incontrare alcune delle startup qui incubate.

Abbiamo visto gli oltre 51 ettari di terreno dove sorgerà il nuovo campus e immaginato, grazie ai rendering, come dovrà essere. Abbiamo conosciuto alcuni insegnanti del primo corso universitario partito a settembre, visto alcune classi, siamo entrati nelle “casette” delle startup. Abbiamo assistito a un’hackathon organizzata per i dipendenti di Novartis e in serata abbiamo partecipato alla Demo Night Industry4.0 dove si presentavano le 5 startup selezionate da H-Farm con Cisco per la trasformazione dell’industria manifatturiera.

Il Campus di H-Farm, l’idea di Riccardo Donadon che parte da un nuovo modello educativo

Un paio d’anni fa è nata l’idea di costruire all’interno di H-Farm un Campus che proponesse un tipo di scuola completamente diverso: “L’idea del Campus è nata in seguito al successo dei corsi estivi per ragazzi che organizziamo ogni anno e che suscitano sempre interesse. – ci ha raccontato Donadon – Ci siamo resi conto che gli stimoli per i bambini erano tanti e che c’era la possibilità di intraprendere un percorso più completo. Come primo passo abbiamo lanciato H-Farm Education e acquisito delle scuole internazionali a Treviso, Vicenza, Bassano e Monza”.

Leggi anche H-Farm firma un accordo da 101 milioni per lanciare il Campus del futuro

Nel Campus si muoveranno quotidianamente circa tremila persone, di cui duemila studenti con posti letto per oltre 500; al centro e tutt’intorno 27 ettari di area boschiva e 25 chilometri di pista ciclabile, per una stima di ricchezza generata pari a 8,7 milioni di euro. Il progetto è frutto di un investimento di 101 milioni di euro: metà viene dal privato con Cattolica Assicurazioni, metà dal pubblico con Cassa Depositi e Prestiti.

Le startup e Marco Polo Program

In H-Farm trovano casa diverse startup che qui hanno la possibilità di attivare un percorso di accelerazione. Ne abbiamo incontrate 2 che in questi giorni stanno intraprendendo il Marco Polo Program, un acceleratore che porta le startup più promettenti verso il mercato cinese.

Marco Labozzetta, il suo responsabile in seno a H-Farm, ci ha illustrato quali saranno i prossimi passaggi del programma: in questi giorni le startup selezionate secondo criteri di scalabilità anche e soprattutto in prospettiva cinese stanno viaggiando verso est, per partecipare a due demo-night durante le quali si presenteranno a potenziali investitori cinesi.

Nei diversi distretti industriali di Pechino ci sono possibili sbocchi, sia per quanto la produzione che la vendita dei dispositivi: in Cina ci sono stabilimenti manifatturieri che con la propria mole riescono a creare davvero condizioni di economia di scala importanti, nonché un ragguardevole potenziale bacino di nuovi clienti.

Pagita è un ottimo esempio di startup con enorme potenzialità di sviluppo a livello internazionale: i distributori automatici (anche detti vending machine) sono onnipresenti negli uffici e negli spazi pubblici di tutto il mondo, ma molto spesso sono prodotti con una tecnologia datata. Con una scheda Pagita a bordo anche il più vetusto dei distributori può fare un salto avanti nel 21simo secolo: pagamento con servizi cashless, prenotazioni dei prodotti, sistema di monitoraggio dei consumi per evitare che si rimanga a secco di alcuni prodotti. In prospettiva Pagita punta a costruire anche il proprio distributore automatico di nuova generazione: ma al momento già la possibilità di entrare nel mercato esistente appare un business promettente e di respiro internazionale.

Easy Rain è invece il classico uovo di Colombo: i suoi creatori italiani hanno trovato una soluzione efficace per contrastare l’aquaplaning, ovvero le perdite di aderenza dei pneumatici delle automobili su fondo umido. Con un liquido sparato davanti al battistrada si crea una condizione ideale per consentire agli intagli dello pneumatico di smaltire correttamente l’acqua presente sulla sede stradale: un’idea che è piaciuta all’industria automotive, che si sta interessando alla tecnologia Easy Rain, e che dovrebbe consentire ai guidatori di trovare presto sulle vetture in produzione questo tipo di dispositivo di sicurezza.