Aldo Benassi

Aldo Benassi

Ott 18, 2017

Sinba chiude, la storia della startup raccontata in un video

Dalla partecipazione a Shark Tank, al finanziamento di H-Farm fino al fallimento. Andrea Visconti ha deciso di raccontare la sua storia per dare il buon esempio ai più piccoli

Era il dicembre 2013 quando Andrea Visconti e Alessandro Bava fondarono Sinba, startup torinese di mobile payment che aveva l’obiettivo di ridurre il tempo di attesa alla cassa. Sinba permetteva ai clienti di effettuare pagamenti attraverso la app dedicata mentre si era all’interno di un qualunque tipo di attività commerciale.

Il funzionamento era semplice: una volta entrati in negozio ci si geolocalizzava, oppure se l’attività era dotata di una colonna Beacon, il riconoscimento dell’ingresso era automatico. Letto il codice a barre dei prodotti scelti con la fotocamera dello smartphone, questi venivano poi inseriti nel carrello digitale e con la digitazione dell’apposito Pin Sinba si occupava della transazione. Lo scontrino veniva poi prodotto da un’apposita cassa dotata di lettore ottico. I sistemi di pagamento accettati erano carta di credito, bancomat e bonifico bancario a prova di revoca, grazie al sistema Mybank.

L’avventura a Shark Tank

Poco più che ventenni, Visconti e Bava iniziarono la loro avventura con un finanziamento di 15mila euro. Nell’estate del 2015 ci fu la svolta grazie alla partecipazione del Talent Show di Mediaset “Shark Tank”, in cui accettarono l’offerta di Gianluca Dettori (dPixel) per un investimento di 250.000 euro e l’acquisizione del 20% di quote di Sinba (ne avevamo parlato qui) . Un anno dopo i due startupper torinesi ebbero il sostegno di H-farm (ne abbiamo parlato qui), ma il percorso si è poi interrotto e proprio nella mattinata di ieri Andrea Visconti con un video pubblicato su Facebook e YouTube ha annunciato la chiusura di Sinba, con uno stile del tutto inusuale. Essendo padre di due figli – due maschi di tre e due anni e mezzo – Visconti ha narrato il fallimento di Sinba attraverso la breve fiaba “Lo scrigno magico di Desi e Gioi”.

La favola e lo scrigno di Desi

La fiaba ripercorre le varie fasi di sviluppo di Sinba, partendo dal “lungo e rischioso viaggio per portare lo scrigno magico di Desi dall’altra parte del mondo” alla ricerca di marinai esperti che li aiutassero in questa impresa. Un viaggio rischioso e ad alto rischio di fallimento, ma “Desi e Gioi non si scoraggiarono e continuarono a reclutare marinai, certi che il vero fallimento sarebbe stato quello di non partire”. Le difficoltà incontrate da Sinba durante la sua navigazione nell’incerto mare delle Startup vengono tradotte nella fiaba come una ricerca di “provviste che stavano terminando” chiedendo aiuto nelle varie isole in cui diversi re si rifiutavano nel dare provviste nonostante i tanti complimenti alla nave e al suo equipaggio.

Fino all’arrivo di Re Riccardo, che donò viveri, uomini e nuovi strumenti per continuare il viaggio. Eppure, dopo aver attraversato una tempesta la nave era distrutta e gli uomini feriti, così la missione dello scrigno fallì, anche se esso era rimasto intatto. E quindi, come ogni fiaba che si rispetti, c’è anche una morale: “Successo” significa che una determinata cosa è successa, è accaduta, il successo di un viaggio, quindi, è reale, farla accadere. Mentre la persona è già reale, accade già tutti i giorni, per cui di per sé una persona ha successo perché succede tutti i giorni per il solo fatto che esiste”.