Luca Annunziata

Luca Annunziata

Ott 20, 2017

NOI Techpark: un monolite nero per rilanciare l’innovazione nell’Alto Adige

Una strategia ultra-decennale per riportare ricerca e investimenti in Sudtirol. E far rinascere il lavoro in un distretto industriale storico

La forma di parallelepipedo si coniuga e richiama quella della vecchia fabbrica d’alluminio: il colore nero della facciata, merito di un materiale di altissima tecnologia, forma un contrasto forte ma che serve a caratterizzare le ambizioni di NOI Techpark. Lo dice la parola stessa: NOI è l’acronimo di nature of innovation, a simboleggiare l’intenzione di fondere la vocazione del territorio altoatesino con la ricerca avanzata e la creazione di impresa.

Il taglio del nastro oggi, 20 ottobre 2017: ci sarà il Sottosegretario Maria Elena Boschi in rappresentanza del Governo, ma dal canto loro le aziende e le startup cercheranno di prendere pieno possesso il prima possibile di una struttura pensata anche e soprattutto per aggregare un polo di ricerca&sviluppo completamente made in Italy.

Il black monolith di Lucchin

Schiuma di alluminio: un materiale che fino a pochi anni fa era coperto da un brevetto militare ed era impossibile da utilizzare dai privati, e che oggi invece riveste completamente la facciata del nuovo edificio realizzato dallo studio di Claudio Lucchin assieme alla divisione italiana del gruppo Chapman Taylor. Un materiale innovativo, leggerissimo, scelto per la sua resistenza e la possibilità di plasmarlo in forme ricercate senza appesantire la struttura: la particolare colorazione nera è il risultato dell’ossidazione dell’alluminio stesso, ma sarebbe un errore pensare che la scelta sia caduta su questo materiale solo per una questione tecnica, o estetica.

"Venne costruita per durare" spiega l'architetto Claudio Lucchin, che ha raccolto con entusiasmo la sfida di riportare il lavoro in una fabbrica

Il complesso da 12 ettari che è stato recuperato venne realizzato nel 1937 su espressa richiesta dell’allora Governo in carica: Mussolini voleva industrializzare l’Alto Adige, e venne stabilito che la bauxite sarda avrebbe dovuto varcare il mare e arrivare fino a Bolzano dove sarebbe diventata proprio alluminio. Una struttura razionale, costruita secondo i criteri funzionali dell’epoca: “Venne costruita per durare” spiega l’architetto Claudio Lucchin, che ha raccolto con entusiasmo la sfida di riportare il lavoro in una fabbrica, invece di avviare una delle solite riqualificazioni dei vecchi opifici che finiscono per snaturarne la storia.

“Abbiamo riportato il lavoro in un polo produttivo” afferma orgoglioso Lucchin, che va orgoglioso anche naturalmente del recupero di un edificio storico che viene non solo riportato alla sua funzione originale, bensì anche trasformato in uno stabile che gode di una certificazione LEED di altissimo livello. Vittorio Caponnetto, dello studio Champan Taylor, scende più nel dettaglio dello sforzo compiuto in questo senso: la struttura di schiuma di alluminio è funzionale alla necessità di guidare i flussi d’aria sulla facciata, così da garantire uno scambio termico sempre ottimale e ridurre i consumi per riscaldare o raffreddare gli ambienti.

Il cantiere dei NOI Techpark è durato appena 2 anni e 3 mesi: un tempo record che ha permesso non solo di completare l’opera senza sforare i fondi assegnati, che raggiunge già 190mila metri cubi e che dovrebbe raddoppiare nel 2018, ma anche di restituire alla città di Bolzano un parco in cui passeggiare e una serie di servizi, compresi ristoranti e altri luoghi pubblici di cui la cittadinanza potrà fruire pienamente.

L’ambizione del NOI e del Sudtyrol

Ulrich Stofner, direttore del Dipartimento Economia e Innovazione della Provincia Autonoma di Bolzano, ha spiegato nel dettaglio quali sono le intenzioni di questa amministrazione rispetto a quanto nascerà nel nuovo Techpark. Un luogo dove fornire ad azienda già formate, o a quelle in via di formazione come le startup, un supporto pratico sotto forma di oltre 20 laboratori e 6 istituti di ricerca che riescano a coniugare le esigenze del business con la ricerca innovativa: dove i ricercatori italiani possano trasformare le proprie idee in realtà, senza dover abbandonare la propria nazione per inseguire i propri sogni.

la messa in opera di servizi unici, come la camera climatica capace di simulare le condizioni ambientali di qualsiasi punto del pianeta sopra il livello del mare, servirà a soddisfare la domanda delle aziende nel raggio di centinaia di chilometri

Nei fatti si tratta di un vero e proprio appello: “Giovani, startupper, imprenditori: puntiamo a costruire un habitat ideale per tutti voi, puntiamo a recuperare cervelli e a costruire una realtà con ambizioni internazionali – ha detto Stofner – un faro visibile oltre le frontiere”. Sarà proprio l’internazionalizzazione uno dei cavalli di battaglia del NOI: la messa in opera di servizi unici, come la camera climatica capace di simulare le condizioni ambientali di qualsiasi punto del pianeta sopra il livello del mare, servirà a soddisfare la domanda delle aziende nel raggio di centinaia di chilometri. Riportando in Italia, al di qua delle Alpi, attività che per troppi anni sono migrate al di là del confine.

Una sfida che sembra già vinta: l’insediamento di Huawei, Maccaferri, Leitner, Grandi Salumifici Italiani nel comprensorio testimonia l’interesse suscitato dall’iniziativa. Gli spazi disponibili in questa prima tranche sono andati rapidamente esauriti, mentre per il secondo modulo che sarà completato nel corso del 2018 resta ancora un 20 per cento di locali che potranno essere assegnati: puntare sulle ambizioni più che ventennali di NOI Techpark pare un scommessa sicura, sopratutto per chi punta a creare impresa made in Italy con una startup.