Lorenzo Grighi

Lorenzo Grighi

Nov 20, 2017

Da Kevin Warwick a Neil Harbisson. Cyborg, l’ultima frontiera

Dalle microcamere al posto degli occhi alle braccia bioniche. In futuro i dispositivi tecnologici potrebbero essere impiantati direttamente nel nostro corpo

All’inizio fu un elaboratore di dati grande quanto una stanza, poi un computer fisso o portatile, quindi un tablet, infine uno smartphone. L’evoluzione dei dispositivi digitali ha portato a strumenti sempre più piccoli e allo stesso tempo sempre più potenti. Il prossimo passo potrebbe essere quello in cui il digitale sarà impiantato all’interno del nostro corpo?

Il primo cyborg della storia: Kevin Warwick

L’idea non è nuova. Uno dei primi pionieri della biotecnologia digitale fu Kevin Warwick, vice-rettore della Coventry University, che nel 1998 si fece impiantare un chip sottopelle che gli permetteva di aprire porte o di accendere e spegnere le luci solo muovendosi all’interno del proprio dipartimento. Warwick si definì il primo “cyborg” della storia, e quattro anni dopo andò addirittura oltre, quando inventò un sistema di elettrodi collegati al suo sistema nervoso capaci di trasmettere gli impulsi a un cervello elettronico, prima per controllare i movimenti di una mano bionica, poi per comunicare direttamente con sua moglie, a cui aveva impiantato lo stesso sistema.
In qualche modo Warwick anticipò molte delle caratteristiche che ritroviamo ancora oggi in questa fase della biotecnologia digitale: piena di ambizioni, con qualche rischio e principalmente fuorilegge. Il suo sistema è oggi in qualche modo studiato in medicina per alcuni pazienti (in particolare nei casi di paralisi), ma per ora lui e sua moglie rimangono gli unici ad aver comunicato da sistema nervoso a sistema nervoso (anche se la comunicazione impiegò sei settimane ad arrivare).

Il braccio bionico di James Young

Le innovazioni in questo campo vengono spesso spinte da motivazioni di carattere personale. All’inglese James Young l’idea venne dopo aver perso un braccio in seguito ad un incidente stradale nel 2012. In quel caso al ragazzo, grazie anche all’interesse di un’azienda di videogame, venne impiantato un braccio bionico, disegnato da Sophie de Oliveira Barata. L’arto, per quanto futuristico e rivoluzionario, ha creato anche qualche fastidio a Young, che lo ritiene pesante da portare e molto limitato nelle normali funzioni, tanto da farne a meno in molte situazioni. Certo, questo non gli ha impedito di farsi una carriera come presentatore TV, grazie alla popolarità generata dal suo caso.

L’occhio con microcamera wireless di Rob Spence

La sua storia è in qualche modo simile a quella di Rob Spence, regista canadese che perse la vista da un occhio quando era bambino e che una decina di anni fa ha deciso di “rimpiazzarlo” con una microcamera wireless, con la quale ha girato un documentario sui cyborg. Lui stesso si è definito “eyeborg”, ed ancora oggi rimane l’unico ad aver tentato un esperimento simile. «Sono convinto che in futuro operazioni come la mia saranno sempre più frequenti – ha spiegato Spence – succederà un po’ quello che abbiamo già visto con le operazioni per l’aumento del seno o con le operazioni laser agli occhi. Quando certe cose migliorano la vita delle persone, ci si abitua. Credo che con il tempo diventeranno un’abitudine».

Lo spettro di colori di Neil Harbisson

Neil Harbisson è nato con una rara malattia agli occhi che gli fa vedere i colori solo come scale di grigi. Nel 2006 si è fatto fissare un’antenna sulla testa da un suo amico chirurgo, che traduce lo spettro dei colori in note musicali e le trasmette al cervello. Grazie alla sua esperienza sul campo, Harbisson ha fondato la Cyborg Foundation, un punto di riferimento per tutti i bioingegneri digitali e i cosiddetti “transumanisti” in giro per il mondo.
La materia è molto complessa e tutta da scoprire. Siamo ormai abituati e accettiamo volentieri quegli strumenti che mettiamo all’interno del nostro corpo per curare delle malattie (pensiamo al diabete o alle malattie cardiache) e ormai anche la chirurgia plastica a fini estetici è socialmente accettata. Ma l’idea di impiantare dispositivi digitali capaci di aumentare le nostre capacità rimane ancora una montagna ideologia difficile da scalare, con ripercussioni etiche tutte da valutare.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter