Luca Annunziata

Luca Annunziata

Nov 23, 2017

Amazon e lo sciopero del Black Friday

Quattro sigle sindacali indicono un'agitazione nel giorno dello shopping. Chiedono compensi più alti e una diversa turnazione nei magazzini. L'azienda risponde: i nostri sono i salari più alti d'Italia

La data non è scelta a caso: il black friday è diventato anche da noi il giorno per antonomasia dello shopping natalizio, e tutti gli occhi saranno puntati sui siti di e-commerce che propongono sconti sui prodotti più desiderati dai consumatori. Anche per questo le rappresentanze sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno scelto la giornata del 23 novembre per indire uno sciopero: a incrociare le braccia per 24 ore saranno i dipendenti del centro di Castel San Giovanni (Piacenza), dove operano circa 4mila lavoratori di Amazon tra stagionali e dipendenti.

Le rivendicazioni dei sindacati

Il tema della logistica si è fatto sempre più delicato in questi anni in cui anche da noi l’e-commerce ha iniziato a crescere in modo significativo: per garantire tempi di consegna ridotti e spedizioni immediate c’è bisogno di enormi magazzini dove custodire la merce, e occorre anche che chi ci lavora sia estremamente rapido ed efficiente nel catalogare, rintracciare, prelevare e impacchettare i prodotti ordinati dai clienti. Amazon ha fatto proprio di questi aspetti uno dei suoi punti di forza: è tra le poche aziende a promettere tempi di consegna di 24 ore o meno, e ciò determina ovviamente un vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza.

 

Per garantire questi tempi di consegna c’è bisogno di una ampia forza lavoro a disposizione nei magazzini 24 ore su 24. Ma è proprio su questo punto che nasce la protesta: secondo i sindacati i compensi economici previsti da Amazon non sarebbero adeguati al tipo di impegno richiesto e al ritmo sostenuto nei depositi e nei centri di smistamento degli ordini. Inoltre la turnazione su 24 ore mostrerebbe limiti in termini di rotazioni, con dipendenti impegnati per tante notti consecutive.

Per fare fronte a questa situazione i sindacati chiedono una diversa impostazione: aumenti salariali, anche attraverso un cambio di contratto di riferimento, così da adeguarlo all’effettivo impegno richiesto. Chiedono inoltre un premio di produzione e un aumento in busta paga del valore degli straordinari. Infine, una più corretta distribuzione dei turni di lavoro e delle pause durante i turni stessi, così da alleggerire il carico fisico per i dipendenti della logistica.

 

Una situazione che ha convinto i lavoratori a votare nel corso di due riunioni sindacali per uno stop delle attività: a votare sono stati circa in 500, su un totale di 1.600 lavoratori direttamente contrattualizzati da Amazon. La scelta del giorno del black friday è ovvia: se gli ordini subiranno ritardi, la risonanza della protesta sarà massima.

 

Tra settembre e ottobre a incrociare le braccia erano stato invece i dipendenti SDA della sede di Francolino di Carpiano: in quel caso si tratta di uno degli hub principali attraverso cui circolano le merci e i pacchi sia di Poste Italiane che di SDA. Nelle scorse settimane c’era stato un impatto minimo sulle consegne degli ordini Amazon: l’azienda di Jeff Bezos si era limitata a dirottare le proprie consegne su altri vettori.

La risposta di Amazon

Di tutt’altro avviso i vertici di Amazon in Italia. Dall’azienda fanno sapere che “I salari dei dipendenti di Amazon sono i più alti del settore della logistica e sono inclusi benefit come gli sconti per gli acquisti su Amazon.it, l’assicurazione sanitaria privata e assistenza medica privata”. La questione dell’assicurazione sanitaria è particolarmente spinosa, visto che una delle istanze portate avanti dai sindacati riguarda proprio il ritmo con cui viene portato avanti il lavoro nei magazzini e le conseguenze fisiche per i lavoratori.

 

In ogni caso, Amazon ci tiene a precisare di voler tenere una porta aperta con i lavoratori: “in Italia, così come avviene negli altri Paesi in Europa in cui siamo presenti, manteniamo relazioni con le rappresentanze dei lavoratori e le organizzazioni sindacali; allo stesso tempo portiamo avanti la nostra politica di porte aperte che incoraggia i dipendenti a trasferire commenti, domande e preoccupazioni direttamente al proprio management team” prosegue la nota ufficiale.

 

Nel concreto Amazon sembra disponibile a tenere in piedi il dialogo, sebbene non ci sia al momento un tavolo di concertazione attivo: “In questi anni ci siamo impegnati a costruire un dialogo continuo e una positiva cooperazione con tutti i dipendenti e a creare un ambiente attento e inclusivo nei nostri luoghi di lavoro” conclude la nota.