Gabriele Niola

Gen 5, 2018

Sparatutto indiscriminato, comici che non fanno ridere e tanto umorismo britannico

Tutto quello che questo weekend vi impedirà di uscire e immergervi in attività sociali o all’aria aperta

PlayerUnknown’s Battlegrounds – PC, Xbox One

È arrivato nella sua versione (quasi definitiva) a dicembre, tra l’usco e il brusco. Era già su Steam in una versione early access, ora è anche in alpha su Xbox One. Crasha spesso, crea un po’ di problemi e richiede molta banda (roba da chiudere tutti gli altri device che usano internet in casa se non avete chissà che connessione), però è forse l’idea dell’anno. Già a gennaio.

Si gioca solo online in multiplayer, non c’è storia o campagna. Tra i 90 e i 100 partecipanti a round sono paracadutati ogni volta sulla medesima isola, così grande che difficilmente (a meno di non cercarsela) ci si incontra all’atterraggio. Tutti sono nelle medesime condizioni, senza armi: dal momento in cui si atterra è tutti contro tutti. La prima cosa da fare è correre nelle case diroccate e disabitate per vedere di trovare qualcosa, si va dalla pistola al fucile da cecchino passando per AK47 e Uzi (ma si possono trovare anche elmetti, giubbotti antiproiettile e via dicendo). Dopodiché si può iniziare a difendersi o attaccare, a seconda delle strategie. Si può stare nascosti finché è possibile o girare in cerca di vittime. Ogni tot l’area della mappa in cui bisogna stare per poter rimanere in vita si restringe, in modo che si sia costretti ad incontrarsi. Un contatore in alto riporta il numero di partecipanti in vita. Vince solo l’ultimo rimasto.

 

Nasce tutto da una mod di ARMA 2 ispirata a Battle Royale e Hunger Games, poi la coreana PUBG ha deciso di farne un gioco vero e proprio con un successo pazzesco, cancellando di colpo il concetto di formazione di un personaggio e di vantaggi alla partenza. Tutti sono uguali. Pura guerriglia in cui è scritto così poco che tantissimo è possibile. Una vera e autentica droga.

Lovesick Terza Stagione – Netflix

Questa serie britannica prende spunto dalla scoperta da parte del protagonista di aver contratto la clamidia, non sa chi gliel’abbia attaccata, né quando: quindi deve andare da tutte le sue ex ad avvertirle. Ogni puntata una ex diversa, una storia diversa e un’avventura diversa per trovarla e parlarle. Intanto ovviamente c’è anche una trama orizzontale che avanza.

Lovesick è una serie immediatamente divertente, fatta di episodi da mezz’ora circa, un tipico prodotto britannico che trasuda casette strette e lavandini con due rubinetti. Fondato su un umorismo spietato e sessualmente abbastanza deciso, ha vissuto una prima stagione folgorante e una seconda un po’ più eretta sulla rendita. Alla terza è il momento in cui si decide se abbia il fiato per andare avanti oppure no.

 

Il titolo di lavorazione era Scrotal Recall e aveva un senso.

I’m Dying Up Here – Chi è di scena? – Sky

È arrivata la serie co-prodotta da Jim Carrey che racconta gli albori dell’era della stand-up comedy: quando essere un comico nella Los Angeles degli anni ‘70 era qualcosa di innovativo e modaiolo. Seguendo un gruppo di ragazzi assortiti come si faceva una volta (per caratteri, dando ad un ognuno una personalità molto precisa che si scontrerà e amerà con le altre), la serie è innamoratissima della sua ricostruzione e della sua grande vecchia (Melissa Leo) che gestisce il locale dove tutti si esibiscono con pugno di ferro. E questo è il suo difetto peggiore: si compiace.

Fa inoltre sorprendentemente poco ridere per essere una serie sui comici e ha delle velleità seriose decisamente sovradimensionate. Detto ciò è anche il classico prodotto rassicurante, ben realizzato e scorrevole, quello che incrocia bene l’essere prevedibile al massimo e sorprendere pochissimo ogni tanto. La serie che massaggia invece di sfidare.