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Feb 7, 2018

#Italia2018 | Agostino Santoni: “Vorrei che in ogni piano o politica il tema del digitale fosse presente di default”

Abbiamo chiesto all'Amministratore Delegato di Cisco Italia di darci una sua visione sulla prossima legislatura

Cisco è nata nel 1984 a San Jose in California, da due ricercatori della Stanford University, Leonard Bosack e Sendy Lerner, che partirono dal creare un’azienda focalizzata sulla produzione dei router, quegli scatolotti per capirci, che oggi ci permettono di navigare in Internet e attualmente conta oltre 60.000 persone al mondo. Il suo nome, se c’è bisogno di dirlo, è il modo in cui i suoi ingegneri chiamano San Francisco ed il logo è, ovviamente, la versione stilizzata del Golden Gate Bridge.

Dal 2012 Agostino Santoni è Amministratore Delegato di Cisco Italia. Dopo aver maturato ruoli di crescente responsabilità da Compaq ad HP fino ad essere stato l’Amministratore Delegato di SAP ora guida la filiale italiana con un focus particolare su progetti di Open Innovation e Industria 4.0

Oggi è membro del Consiglio Generale di Assolombarda e di Anitec-Assinform; fa parte del Consiglio Direttivo di Confindustria Digitale e del Comitato Esecutivo e Consiglio Generale di Fondazione Fiera Milano.

Con lui alla guida di Cisco Italia, la corporate ha investito 5 milioni di Euro in Invitalia Ventures  come parte di Digitaliani, un piano strategico che prevede un investimento complessivo di 100 milioni di dollari per guidare la trasformazione digitale, attraverso un duplice approccio: migliorare le competenze e la consapevolezza digitali, supportare e promuovere l’ecosistema italiano delle startup tecnologiche. In vista delle elezioni politiche del 4 marzo abbiamo chiesto a Agostino Santoni di darci una sua visione sulla prossima legislatura.

 

Tutte le analisi di StartupItalia! sulle elezioni politiche le trovate su #Italia2018

 

 

L’intervista

 

Cosa vorresti trovare nei programmi dei futuri candidati, quali sono le tue ambizioni per il futuro del nostro Paese, i tuoi consigli, suggestioni?

Prima di tutto vorrei una politica che metta al centro le persone, con l’obiettivo di creare le condizioni perché possano dare il meglio. Penso in particolare ai giovani: dobbiamo trovare il modo di coinvolgerli di più nel percorso di crescita del nostro Paese. Questo significa in primo luogo ascoltarli e poi promuovere politiche che permettano di sviluppare il loro potenziale in tutti i modi.

Bisogna offrire un’istruzione in linea con l’evoluzione del mondo in cui viviamo, mettere a sistema le iniziative che connettono con il mondo produttivo, avere il coraggio di investire sui giovani risorse economiche e lavorare per un cambiamento culturale che stimoli a investire su di loro. Penso alle startup: è inconcepibile che un paese come il nostro, che è pur sempre l’ottava potenza mondiale, investa così poco complessivamente per finanziare lo sviluppo di idee imprenditoriali innovative – soprattutto a fronte dell’apprezzamento che spesso queste stesse startup ottengono quando si propongono all’estero.

E' inconcepibile che un paese come il nostro investa così poco complessivamente per finanziare lo sviluppo di idee imprenditoriali innovative

Dal punto di vista operativo, mi auguro che si continui a lavorare su ciò che ha funzionato e che vi sia un impegno ancora maggiore nell’affrontare le debolezze che anno dopo anno continuano a emergere da analisi come quelle del World Economic Forum dedicate alla competitività: la trasparenza, la semplificazione dei processi, la capacità di esprimere politiche attive e di lungo periodo a sostegno dell’economia e del lavoro. Spero anche che in tutto questo si continui a considerare con attenzione l’apporto che il digitale può dare in ottica di trasformazione, perché non è possibile “scendere” dal treno della digitalizzazione o farlo rallentare se si vuole preparare un futuro di crescita per l’Italia.

 

Su cosa dovrebbe puntare l’Italia per tornare a crescere e farlo con un ritmo sostenuto?

Per tornare a crescere con un ritmo sostenuto questo Paese deve riconoscere i suoi punti di forza – un manifatturiero che in alcuni settori in particolare può essere leader nel mondo, la ricchezza culturale e paesaggistica unica al mondo, l’unicità degli stili di vita e della nostra creatività in ambiti quale la moda e il cibo… – e fare in modo che in ognuno di questi ambiti le politiche, le scelte e le visioni siano orientate al futuro. Un futuro che ha indubbiamente a che fare con la trasformazione tecnologica e con la capacità di rendere pervasiva questa trasformazione. Per questo è necessario continuare a puntare sullo sviluppo di infrastrutture e sostenere l’investimento in innovazione, ma soprattutto è necessario continuare a sviluppare in parallelo una azione per diffondere consapevolezza. Deve essere una consapevolezza positiva, che non si basa su ciò che “potremmo perdere” (posti di lavoro a discapito di processi automatizzati, come spesso si sente dire ad esempio) ma su ciò che possiamo con certezza guadagnare: strumenti che permettono di esprimere le capacità delle nostre imprese, l’eccellenza del nostro capitale umano, il potenziale delle nostre risorse materiali e immateriali.

 

 

 

Cosa vorresti veder realizzato nei primi 100 giorni dal futuro governo su temi dell’innovazione, della tecnologia e della sostenibilità?

Vorrei che nei “primi cento giorni” il futuro governo gettasse le basi di un’azione pensata per proseguire in tutto l’arco di una legislatura: che fossero chiari presupposti, premesse e linee d’azione concrete – al di là della quantità e varietà di temi che si toccano in campagna elettorale. Dovessi scegliere, vorrei vedere un investimento di grande respiro per dare spazio all’ecosistema dell’innovazione: questo avrebbe benefici di natura generale, perché oggi sempre più i percorsi di innovazione sono collaborativi – non è un caso se si parla di co-innovazione – e si basano sull’incontro tra aziende “tradizionali” e startup, su una ricerca congiunta di soluzioni a problemi reali che permetta una crescita a entrambi.

Vorrei anche che in ogni piano o politica il tema del digitale fosse presente di default

In questi scambi si creano relazioni forti che possono dare vita a opportunità in passato inimmaginabili, specie per il tessuto di piccole e medie imprese che ci caratterizza. Vorrei anche che in ogni piano o politica il tema del digitale – come strumento utile a portare avanti una trasformazione, o come piattaforma – fosse presente “di default”: in particolare quando si parla di comunità, di sviluppo sociale, di città e quindi di opportunità di affrontare in modo concreto – partendo dal problema – i bisogni dei cittadini.

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