Artland, la startup dei collezionisti d’arte, chiude un round da un milione e sbarca in Italia

I nuovi fondi garantiranno la crescita di decine di migliaia di collezionisti e gallerie nel proprio marketplace

Dalla Danimarca all’Italia, in nome dell’arte. «Gli artisti giovani sono le nostre nuove stelle: gli artisti morti non hanno bisogno di soldi, quindi voglio sostenere i nuovi artisti di talento». A dirlo è Jens-Peter Brask, uno dei numerosi investitori che hanno permesso alla startup danese Artland di raccogliere un milione di dollari e preparare il suo ingresso nel nostro paese.

 

Ma cosa fa, nello specifico, Artland? È un social marketplace, che mette in contatto tutti gli attori chiave dell’universo artistico. In poco tempo, la piattaforma fondata dai fratelli danesi Mattis e Jeppe Curth è diventata un punto di riferimento per collezionisti e gallerie d’arte di tutto il mondo.

 

E mira ad ampliare il fronte degli appassionati aprendosi a una nuova generazione di fruitori, con un approccio basato su app, dinamiche social e, sostanzialmente, rendendo l’acquisto d’arte più accessibile.

«La visione di Artland è di rendere l’arte più accessibile a un pubblico più ampio. E abbassare la barriera per entrare nel mercato», spiega uno dei due fondatori e CEO di Artland, Mattis Curth. «Quello che facciamo è costruire sui principi dei social media – continua – perché è così che possiamo indirizzare la nuova generazione di acquirenti d’arte».

Artland sbarca in Italia

Ora è la volta dell’Italia, paese d’arte per eccellenza. Un’opportunità dunque, per i collezionisti d’arte nostrani di creare (gratuitamente) un database delle proprie collezioni e connettersi con appassionati d’arte e potenziali acquirenti.

«In questo momento ci posizioniamo come l’unico mercato dell’arte sociale al mondo – prosegue il CEO di Artland – Ciò significa che siamo l’unico posto in cui i collezionisti possono connettersi tra loro e condividere le proprie collezioni online».

Non solo. Ci sono le gallerie, che pagano per far parte della comunità, entrare in contatto con i collezionisti e promuovere i propri eventi. Il canone mensile scatta nel momento in cui la galleria riesce a vendere la sua prima opera. Inoltre, ogni artista può promuovere le proprie opere creando un portafoglio pubblico che li aiuti a costruire relazioni con gallerie e collezionisti d’arte (al momento infatti, le uniche opere che possono essere acquistate tramite l’app sono quelle esposte dalle gallerie).

E poi c’è il pubblico, interessato a scoprire artisti e opere (ancora per poco) sconosciuti.

«Ci sono molti contatti ma non abbastanza relazioni”, afferma Curth parlando del mercato dell’arte – uno squilibrio che Artland spera di poter risolvere».

Un round di finanziamento da un milione di dollari

La startup, fondata nel 2016, ha lanciato le sue app iOS e Android a settembre e conta oggi circa 10mila utenti registrati e oltre a 60 gallerie.

Grazie a un folto gruppo di investitori – che include uno dei giocatori di pallamano più famosi al mondo (Mikkel Hansen), il campione olimpico di dressage Andreas Helgstrand, il musicista e cantautore Shaka Loveless, i fondatori di AirHelp Nicolas Michaelsen e Poul Oddershede, diversi curatori, esperti e altri early-stage investors – Artland è riuscita a raccogliere oltre un milione di dollari.

«Il mondo dell’arte è stato lento nell’adattarsi alle nuove tecnologie ma ora sembra maturo per la trasformazione», afferma Mattis Curth. Questi nuovi fondi permetteranno ad Artland di scalare le sue attività e a far crescere ulteriormente l’attuale base di collezionisti e gallerie. Tra l’altro, il round di seed non è ancora chiuso. C’è ancora la possibilità dunque, che altri investitori si uniscano alla fase di finanziamento.

@antcar83

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