L’inchiesta di CNBC su Facebook e i dati medici degli utenti. Intanto l’Antitrust italiana apre un’istruttoria

Un progetto, svelato dalla CNBC e interrotto a causa dello scandalo Cambridge Analytica, prevedeva la condivisione di dati tra ospedali e social network. Ma la società si difende.

Facebook avrebbe trattato con alcuni ospedali per ottenere i dati medici degli utenti. È questa la nuova tempesta che si è abbattuta sul colosso di Menlo Park, ormai costretto a difendersi quotidianamente da nuove accuse relative alla cattiva gestione dei dati dei sui utenti.

Secondo un report della CNBC infatti, il social network avrebbe chiesto a diversi importanti ospedali degli Stati Uniti – tra cui l’American College of Cardiology (ACC) e la Stanford University School of Medicine – di condividere dati medici sui loro pazienti in forma anomima. Queste informazioni, come malattie o farmaci prescritti, unite ai dati degli iscritti al social network, avrebbero potuto aiutare gli ospedali a capire quali pazienti avevano bisogno di cure o trattamenti speciali.

Un progetto che avrebbe avuto un obiettivo lodevole dunque, cioè quello di migliorare le cure sanitarie. Ma che, come evidente, portava con sé numerose implicazioni legate alla riservatezza dei pazienti. Come specifica il Guardian, un tale condivisione di dati avrebbe violato palesemente le norme della privacy americane contenute nel Health Insurance Portability and Accountability Act del 1996.

Il controllo della salute mondiale

CNBC afferma che, in questo modo, Facebook avrebbe potuto tracciare dei profili dettagliati degli utenti/pazienti, per permettere ai ricercatori di capire i loro bisogni. Ad esempio, di fronte ad un utente anziano con pochi amici, si sarebbe potuto richiedere un supporto all’ospedale, per  inviare un infermiere che controllasse il suo stato di salute a seguito di un intervento chirurgico.

La notizia della Cnbc è stata confermata dalla stessa società, che però ha tenuto a specificare come, ad oggi, Facebook non avrebbe raccolto né analizzato alcun dato. Il progetto infatti, sembrerebbe essere stato interrotto proprio a seguito dell’esplosione dello scandalo di Cambridge Analytica.

L’Antitrust italiana contro Zuckerberg

Ad ogni modo, aumentano giorno per giorno i dubbi sul modo in cui Facebook utilizza la quantità enorme di dati a sua disposizione. Dubbi che hanno convinto anche l’Antitrust italiana ad aprire un’istruttoria contro il social di Mark Zuckerberg, per stabilire se, effettivamente, la gratuita del servizio implichi un uso commerciale dei nostri dati e, a tal proposito, se siano state messe in atto pratiche commerciali scorrette.

Ad esempio, gli utenti sono stati correttamente informati della raccolta e dell’uso dei dati stessi? Quali sono i dati che vengono trasmessi a terzi? E con quali modalità?

Per rispondere a queste e altre domande, il 24 aprile Stephen Deadman, Deputy Chief Global Privacy Officer di Facebook, sarà ricevuto dal Garante per la privacy italiano. La prossima settimana intanto, i Garanti europei riuniti a Bruxelles discuteranno la proposta, avanzata dall’Autorità italiana, di estendere il mandato della task force del caso Facebook-Whatsapp, anche alla vicenda Cambridge Analytica.

@antcar83

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