Tommaso Magrini

Tommaso Magrini

Apr 26, 2018

Così il bike sharing fa soldi coi dati e cambia le città

Ogni bicicletta delle app provenienti dalla Cina raccoglie informazioni sul tragitto e sulle soste degli utenti. Dati che vengono usati per ridisegnare la mappa urbana della città ma che si aprono a funzioni di diverso tipo

Il futuro delle città è su due ruote. Il bike sharing sta cambiando le mappe urbane e lo farà ancora di più in futuro. E non si tratta solo di mobilità sostenibile, ma anche dell’evoluzione dei concetti di smart cities e di advertising.

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Una bicicletta di Ofo a Milano

Bike sharing: dalla Cina con furore

Un ruolo fondamentale in questo contesto è quello delle dockless bike, vale a dire quelle app di sharing che mettono a disposizione biciclette senza stazioni. L’apripista del genere è stata senza dubbio la Cina. Startup come Ofo e MoBike hanno fatto scuola e sono ormai due colossi. Ofo, fondata nel 2014, gestisce oltre dieci milioni di biciclette in 250 città di tutto il mondo, 170 solo in Cina, e ha raggiunto una valutazione di tre miliardi di dollari dopo l’ultimo round di investimenti guidato da Alibaba. Il rivale del big dell’e-commerce di Jack Ma, Tencent, ha invece investito in maniera massiccia su MoBike, che con una valutazione che si aggira sempre sui tre miliardi di dollari ha un servizio attivo in circa 200 città con oltre otto milioni di biciclette operative. I prezzi di questi servizi sono altamente competitivi, per non dire bassissimi. La loro diffusione nelle città cinesi è capillare, facilitata da una densità abitativa altissima e dalle forti politiche centrate sulla mobilità sostenibile e la riconversione dei trasporti operata dalle autorità cinesi negli ultimi anni. Nelle principali città cinesi Ofo e MoBike hanno molti altri competitor, come per esempio Gobee. La battaglia sui prezzi al ribasso ha imposto alle aziende di trovare metodi alternativi di business. E qui entrano in gioco i dati degli utenti.

La partnership con le amministrazioni comunali

La rivoluzione del bike sharing cinese, infatti, non sta solo cambiando l’aspetto e il ritmo delle città del Paese asiatico: i dati acquisiti dalle biciclette stanno anche iniziando a trasformare la loro mappa urbana. Dal momento in cui viene sbloccata al momento in cui viene bloccata di nuovo, ogni bicicletta delle app di sharing genera infatti dei dati. E stiamo parlando di diversi terabyte al secondo. Un’enorme quantità di dati che può avere un’infinita di applicazioni. MoBike, per esempio, ha stretto una partnership con sette città cinesi, tra cui Pechino e Shenzen, alle quali mette a disposizione i dati raccolti in modo da favorire piani di riordino della mobilità e dei trasporti. Un principio da smart city, insomma, che sfrutta in maniera intelligente i big data per riorganizzarsi. Per esempio, Nanchang, capoluogo dello Jianxi, sta usando i dati forniti dagli utenti, compresi spostamenti e soste, di MoBike per costruire due nuove linee della metropolitana. Non a caso, visto che a Pechino e Shanghai praticamente la metà dei noleggi di biciclette avviene nelle aree limitrofe a una stazione della metropolitana.

Dal trasporto pubblico all’advertising

Tutto viene di conseguenza. I servizi di trasporto pubblico, analizzando il traffico su due ruote può ripensare la frequenza dei propri treni, adattandosi all’utilizzo delle app di bike sharing nelle vicinanze di una stazione e dunque alla domanda dell’utenza. Anche Ofo ha siglato un accordo simile a quello di MoBike e condivide i suoi dati con circa 200 amministrazioni comunali, condividendo informazioni per migliorare la gestione del traffico urbano e identificare su quali linee e in quali aree investire maggiormente sul trasporto pubblico. Ma i dati dei servizi di bike sharing non sono utili solo al settore pubblico. L’analisi dei viaggi degli utenti di queste app può aiutare imprese private a implementare campagne pubblicitarie altamente targettizzate. Un’azienda può potenzialmente conoscere il tragitto quotidiano operato da un cittadino e cercare dunque di intercettarlo con campagne mirate one-to-one. Se una catena di fast food avesse accesso ai dati di un servizio bike sharing potrebbe per esempio accorgersi che alcuni cittadini passano davanti a un proprio ristorante tutti i giorni in un orario specifico. A quel punto potrebbero adottare strategie mirate come per esempio sconti speciali o personali per attrarre un potenziale cliente da fidelizzare. Le due ruote sono pronte a passare all’incasso. E non solo in Cina.

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