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Mag 15, 2018

Il tech cinese alla conquista dell’Iran dopo la rottura di Trump

Dopo l'annuncio della rottura dell'accordo nucleare, gli Usa minacciano sanzioni anche per i Paesi europei che continuano a fare affari con Teheran. Una mossa che lascia campo libero a Pechino

Campo libero. Dopo aver annunciato la rottura dell’accordo nucleare, Donald Trump ha messo sostanzialmente al bando l’Iran. O quantomeno sta tentando di farlo, minacciando sanzioni a tutti quei Paesi, compresi quelli europei, che dovessero continuare a fare affari con Teheran. Una mossa che, nonostante i casi ZTE e Huawei, non spaventa la Cina. Anzi. La Casa Bianca non potrebbe fare altro che spingere quella che una volta veniva chiamata Persia tra le braccia di Pechino.

Trump minaccia sanzioni all’Europa

“E’ possibile che ci saranno sanzioni imposte sulle aziende europee che faranno affari con l’Iran, come risultato del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul programma nucleare iraniano”. Parola e firma di John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca. Washington sta facendo un pressing asfissiante sugli alleati per interrompere qualsiasi relazione economica con Teheran. L’avvertimento, anche se sarebbe forse più corretto definirlo minaccia, è stato rivolto a chiare lettere in primis alla Germania. Non è un caso, visti i rapporti freddi tra Angela Merkel e Donald Trump. E soprattutto vista la dura reazione di Berlino alla rottura dell’accordo firmato da Barack Obama nel 2015. “Siamo pronti a litigare”, avevano detto i tedeschi, definendo “un errore” la scelta degli americani. Tagliare i rapporti con l’Iran significherebbe per i Paesi europei perdere un mercato dal grande potenziale. Un potenziale in larga parte ancora inesplorato proprio per le sanzioni volute dagli Usa, che hanno di fatto bloccato il possibile fiorire dell’interscambio commerciale negli scorsi anni. Per quanto riguarda l’Italia, per esempio, gli scambi economici con l’Iran ammontavano a sette miliardi di euro nel 2011 mentre ora si attestano circa sui tre miliardi, la maggior parte concentrati nel settore energetico e nelle infrastrutture. Il nuovo congelamento dei rapporti avrebbe pesanti ricadute sulla possibile espansione di altri settori, come per esempio il comparto hi-tech.

La scena tech in Iran

Il mondo dell’innovazione iraniano è rimasto in larga parte soffocato a causa dell’isolamento commerciale e geopolitico del Paese. Nonostante ciò, la scena delle startup iraniane è piuttosto vivace, nonostante una generale scarsezza di risorse e soprattutto di rapporti con l’esterno. L’assenza dei giganti a stelle e strisce come Amazon e Uber ha comunque consentito ai loro equivalenti iraniani, come Digikala e Snapp, di crescere più rapidamente. E secondo alcuni analisti la mossa di Trump potrebbe paradossalmente persino aiutare il settore tech iraniano. “In mancanza di investimenti stranieri, le startup locali non saranno esposte alla concorrenza globale”, ha spiegato l’esperto Ramin Rabii alla Reuters. Ma l’Iran è un Paese dalle grandi dimensioni con grandi potenzialità sotto il profilo dell’innovazione.

Il presidente Hassan Rohani è molto attento a questi temi, come abbiamo già scritto lo scorso agosto. La sua campagna di digitalizzazione ha fatto sì che la percentuale di iraniani connessi a internet passasse dal 21 per cento del 2013, anno in cui è iniziato il suo primo mandato, al 62 per cento del marzo 2017. Allo stesso modo, è esploso il mercato della telefonia. Nel 2014 solo due milioni di iraniani, su una popolazione totale di 80 milioni, aveva uno smartphone. Solo due anni più tardi questo numero era salito a 40 milioni. Senza contare i grandi miglioramenti nelle reti 3G e 4G.

Il legame con la Cina

Insomma, l’Iran fa gola. Con gli Usa e l’Europa fuori gioco, la Cina sarebbe già pronta a banchettare. Anzi, sarebbe già pronta a continuare un banchetto già cominciato da tempo. Negli scorsi anni Pechino ha aperto una linea di credito di diecimila milioni di dollari per finanziare infrastrutture in Iran, aggirando le sanzioni di Washington. Teheran è una delle punte di diamante della Nuova Via della Seta immaginata da Xi Jinping. Il primo Capo di Stato straniero che ha visitato l‘Iran dopo l’attenuamento delle sanzioni nel 2015 è stato proprio Xi Jinping, che ha approfittato dell’occasione per impegnarsi a far aumentare l’interscambio commerciale tra le due nazioni da 55 a 600 miliardi di dollari in appena dieci anni.

 

I rapporti tra Iran e Cina si sono intensificati moltissimo negli ultimi anni, con l’interscambio commerciale che è più che raddoppiato tra il 2006 e il 2017. E sembra altamente improbabile che la mossa di Trump possa cambiare tutto questo, anzi. Le vicende ZTE e Huawei, finite nel mirino degli Usa proprio perché accusate di aver esportato in maniera irregolare in Iran aggirando le sanzioni, non hanno scalfito il legame tra Teheran e Pechino. Anche perché in clima di guerra commerciale, la Cina sa di potersi giocare l’Iran come una delle carte sul tavolo. Dal canto suo, Teheran sembra costretta a guardare verso Oriente. La prima visita del tour del ministro degli esteri iraniano Zarif per provare a salvare l’accordo nucleare è stata proprio in Cina.

Pronto lo sbarco dei big del tech

Negli scorsi mesi sono stati tra l’altro conclusi importanti accordi commerciali e infrastrutturali tra i due Paesi. A marzo il viceministro per le strade e lo sviluppo urbano iraniano, Kheirollah Khademi, ha siglato un accordo dal valore di 700 milioni di dollari con il presidente di China Machinery Industry Construction Group, Yang Chuanliang, per la costruzione di una linea ferroviaria lunga 400 chilometri che collegherà Bushehr, secondo porto dell’Iran, alla città meridionale di Shiraz. L’obiettivo è di completare il “North-South Railway Corridor” per rendere l’Iran il centro privilegiato di trasporto dei beni tra i Paesi del Golfo, il sub-continente indiano, la Russia e l’Asia centrale. Non solo. Negli scorsi giorni, quindi già dopo l’annuncio della rottura di Trump, è stato dato il via libera a un’altra linea ferroviaria che unirà il Nord della Cina alla capitale Teheran. Un chiaro messaggio agli Usa da parte di Pechino. E presto potrebbero irrompere sul mercato iraniano anche i big del tech del Dragone. Lo scorso 4 gennaio, WeChat, l’app di messaggistica di Tencent, è stata sbloccata in Iran. Tencent, Alibaba e JD.com si stanno già leccando i baffi.

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