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Giu 29, 2018

Le recensioni sono false? Te lo dice la blockchain. La startup TBoxChain

Prima in classifica tra i 20 finalisti dell'Accelerathon Factorympresa Turismo, TBoxChain è la startup innovativa lucana che garantisce un sistema decentralizzato e affidabile per validare le recensioni sulle strutture ricettive

Turista sul Lago di Garda, in cerca di un buon ristorante dove mangiare un boccone. Consulta TripAdvisor e vede che il primo in classifica è un ottimo compromesso tra qualità e prezzo. Diventa la sua scelta definitiva. C’è solo un problema: quel ristorante non esiste e, naturalmente, le recensioni sono false. Breve storia (triste) di Michele Cignarale, esperto ed appassionato di comunicazione ma anche amante di nuove “idee tecnologiche” che nascono e crescono a Potenza, in Basilicata.

 

La blockchain per capire se una recensione è falsa

Tra gli ultimi progetti in cantiere a cui stava dedicando le sue energie, uno in ambito turistico-culturale, nato nel 2016, in cui emerge una criticità: assodato l’impatto delle valutazioni delle scelte turistiche, mediante le recensioni, come si fa a riconoscere quelle false e, soprattutto, a instaurare un rapporto di fiducia con chi le scrive, non avendo sciolto il dubbio che sia un fake? Tra un’esperienza disastrosa sul Lago di Garda e il crescente interesse verso le applicazioni della blockchain, passando attraverso il progetto turistico che stava curando, Michele, con Fausto Villani, Mimmo Filitti, Vito Verrastro, Giovanni Scaramuzzo e Giuseppe Pace, trova la soluzione e ci fa anche una startup innovativa.

 

Si chiama TBoxChain ed è una scatoletta in grado di far comunicare, attraverso la blockchain, la struttura ricettiva o un ristorante con il recensore, garantendo la veridicità di quello che viene scritto e contribuendo a far crescere in rete la reputazione e la fiducia in entrambi. Questa soluzione, con un punteggio di 93/100, è stata la prima dei 20 progetti finalisti dell’Accelerathon Factorympresa e sono in pieno fervore le attività per portare il prodotto sul mercato. A spiegare a StartupItalia! tutti i dettagli di TBoxChain è proprio Michele Cignarale, co-founder della startup che conta, ad oggi, un team multidisciplinare di 20 persone.

L’intervista

 

Cosa rende talmente innovativo TBoxChain da meritare la costituzione di una startup e il deposito di un brevetto?

«Si tratta di una delle prime applicazioni della blockchain che decentralizza i sistemi di valutazione online nel settore travel. Quelli già esistenti sono centralizzati, ognuno ha il suo indice e punteggi di riferimento e non garantisce un registro qualificato che possa validare con certezza una recensione, verificando, prima di tutto la reale presenza del recensore in un determinato posto. TripAdvisor non lo fa e The Fork ha cercato di ovviare chiedendo l’inserimento dell’immagine dello scontrino. TBoxChain è un sistema di certificazione delle recensioni online, su tecnologia blockchain, che verifica l’identità e calcola l’impronta geografica della struttura e dell’utente. Per tutelare e valorizzare al meglio l’innovazione, abbiamo fatto domanda di brevetto dell’hardware e del processo che lo fa funzionare».

 

Come funziona esattamente questo sistema di certificazione?

«Si tratta di una scatoletta da tenere vicino la cassa di un ristorante o alla reception di un hotel. Viene attivata da remoto e, quando il cliente che vuole scrivere una recensione si avvicina al TBox con il proprio smartphone, viene generato un codice cifrato che lo identifica e calcolata l’impronta geografica, che testimonia la sua presenza in quel determinato luogo. Ciò significa che se la “scatola” viene spostata in un altro posto, dove c’è un numero più elevato di clienti e potenziali recensori, sarà inviato un alert che rivelerà la discordanza con la reale location della struttura. Se c’è, invece, un normale cambio di indirizzo, sarà ricalcolata l’impronta digitale, senza perdere la reputazione che è stata costruita online. Lato utente, esiste un guadagno, innanzitutto, in fiducia e credibilità all’interno della community, ma anche di un valore, in termini di fedeltà, che potrà rispendere all’interno del circuito TBoxChain».

 

La catena di blocchi raccoglie quindi una serie di dati. Come la mettiamo con il GDPR?

«Abbiamo pensato anche a questo, usando due tipi di blockchain: una pubblica che processa dati codificati e un’altra privata che lavora sui dati personali. Nel momento in cui un utente, business o consumer, decide di uscire dal circuito, potrà riprendere possesso dei dati che ha acconsentito a trattare, e quelli rimanenti nella blockchain pubblica, essendo crittografati, rimarranno intatti».

Quand’è che vedremo TBoxChain nei nostri giri turistici?

«Abbiamo chiuso e stiamo chiudendo una serie di accordi con partner come la Federazione italiana cuochi, il circuito Best Western italiano, quello del museo civico di Foggia e stiamo valutando, su stimolo di Invitalia, la partecipazione a Cultura Crea. Attualmente siamo immersi nella fase di sviluppo, per portare il prodotto al più presto sul mercato, che ha comportato un ulteriore allargamento del nostro team, individuando risorse anche all’estero. Non abbiamo assolutamente perso di vista la user experience e stiamo continuando a fare prove di usabilità che mettono in relazione la crittografia con il dispositivo mobile e quest’ultimo con l’esterno. E stiamo anche pensando a nuove implementazioni dell’IoT nel sistema culturale per favorire, attraverso la gestione di un registro presenze, lo spostamento dei flussi turistici dalle top destination a quelle minori, facendo design dei servizi culturali».

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