immagine-preview

Lug 3, 2018

Tech Italy Advocates | Perchè in Italia c’è bisogno di un ecosistema per le startup

L'evento di lancio è in programma il 4 luglio alle ore 18:30 presso Cariplo Factory. C'è ancora tempo per iscriversi

Ho mosso i miei primi passi nel mondo tech nel 2000, quando ho lasciato un solido ruolo di marketing in una grande multinazionale per contribuire al lancio di una traballante startup italiana che stava preparandosi a un IPO. All’epoca il mercato italiano della tecnologia contava alcuni pionieri che lavoravano nella cosiddetta ‘new economy’ con idee innovative supportate da ben poco capitale ed un mercato da inventare da zero.

Molte cose sono cambiate da allora …

6 anni dopo mi sono unito a una piccola startup chiamata Skype come General Manager per l’Italia, per trasferirmi dopo un anno a Londra con responsabilità sullo sviluppo del mercato EMEA (Europe, Middle East e Africa) dove ho contribuito alla crescita dell’azienda fino a oltre un miliardo di utenti registrati, rivoluzionando il mercato Telco e trasformando per sempre il modo in cui persone in tutto il mondo comunicano, definendo il video come lo standard di comunicazione de facto.

 

Sono stati anni caratterizzati da continui e radicali cambi di visione, strategia e organizzazione.  L’unica costante era il cambiamento, mentre la società passava attraverso l’acquisizione di eBay, il passaggio al fondo di Private Equity Silver Lake, la preparazione per una quotazione in borsa e, infine, l’acquisizione di Microsoft.

 

Questi 10 anni con Skype a Londra, lavorando a partnership in ogni paese nel mondo, circondato da alcune fra le menti più smart che abbia mai incontrato, in un ambiente realmente multiculturale, mi ha fatto capire la fondamentale importanza di una cultura aperta al cambiamento e alla diversità, e la rilevanza di un ecosistema robusto, elementi necessari per la crescita di un business tecnologico di successo.

 

Nel 2016 ho lasciato Skype e sono ritornato a Milano con la precisa idea di importare ‘best practices’ applicando quello che avevo imparato per metterlo al servizio del Paese e contribuire a trasformarlo in un protagonista dell’ecosistema dell’innovazione a livello globale.

C'è un enorme potenziale nascosto in Italia che deve essere ancora espresso

Per coloro che non hanno familiarità con il settore Tech in Italia, propongo una breve overview e una mia lettura su cosa funziona e cosa deve cambiare:

 

 

Le idee innovative, lo sviluppo delle startup

Ricerca

Università di alta qualità e centri di ricerca all’avanguardia alimentano l’innovazione, fornendo terreno fertile per lo sviluppo di nuove idee, nuove tecnologie e modelli di business innovativi. Nonostante le pochissime risorse di R&S, la ricerca scientifica italiana non è solo estremamente prolifica, ma anche ampiamente riconosciuta per gli importanti contributi alla ricerca scientifica mondiale, con un ratio di produzione scientifica/budget R&S ai livelli più alti al mondo (vedi qui), e un numero di citazioni per pubblicazioni italiane che porta l’Italia ai primi posti al mondo (vedi dettaglio qui)

Inoltre, l’Italia è al 5 ° posto nel mondo per il numero di articoli scientifici sul machine learning (Dettagli su ricerca OCSE qui).

 

 

Incubatori e Acceleratori

Piccoli ma di alta qualità, gli incubatori e gli acceleratori italiani sono ben conosciuti sui mercati internazionali per il buon lavoro prodotto. Una ricerca Hot Topics (dettagli qui) elenca 8 acceleratori italiani tra i primi 100 al mondo (al fianco di player come YCombinator e 500Startups); PoliHub Innovation District & Startup Accelerator è stato recentemente riconosciuto come il terzo incubatore universitario al mondo da un’analisi di UBI Global (Qui il link)

 

 

Startup

L’Italia è la patria di alcune ottime startup che stanno raccogliendo capitali significativi sia localmente sia  da fondi di VC internazionali: Mosaicoon, Musement, Tag, Motork; DoveConviene, Bemyeye, Supermercato24 e molti altri …

 

La qualità degli sviluppatori italiani è ben nota e le nostre startup tecnologiche iniziano ad avere importanti riconoscimenti internazionali: Thron (tra i primi 20 DAM nel mondo, secondo analisi di Forrester, info qui) sta crescendo bene principalmente con risorse proprie, TravelAppeal (AI per l’industria turistica) è finalista al concorso europeo M12 Innovate.ai (qui) , oppure Cloud4Wi (che ha appena chiuso un round da 12 milioni) e Cool Vendor in Location Services and Applications di Gartner (qui).

 

-Raccogliere investimenti in Italia non è facile e un bel numero di imprenditori lasciano il Paese per cercare fondi dove è c’è una maggiore disponibilità di capitali. Solo per citarne alcuni: MoneyFarm, basata nel Regno Unito, ha appena raccolto 46M euro (per un totale di 72M raccolti, info qui); Cuebiq, con sede negli Stati Uniti, ha appena raccolto 25 milioni di euro (qui);  Soldo, con sede a Londra, ne ha raccolti 19 (qui).

 

 

I capitali

 

Il mercato VC italiano è estremamente sottosviluppato: 1/20 dei francesi e 1/50 del mercato del Regno Unito, con un funding pro capite di 2 euro rispetto a 112 euro del Regno Unito (Dealroom European Venture Capital report)

 

Gli investitori stranieri devono ancora scoprire il nostro potenziale  (chiaramente oltre al cibo, alle arti e alla cultura dove il Paese è imbattibile), Italia conta prevalentemente su investors locali, elemento che denota una scarsa capacità di attrarre finanziamenti internazionali.

 

Ma vedo un grande movimento nella giusta direzione:

 

  1. alcune iniziative locali e internazionali ben organizzate sono atterrati in Italia nell’ultimo paio di anni e hanno catalizzato l’attenzione degli investitori internazionali (ScaleIT, Founders Forum, TechTour, Founder Institute, Startupbootcamp, …)

 

 

 

 

 

 

  1. Nuovi importanti fondi locali sono stati lanciati: Indaco Ventures che punta ad essere il più grande fondo VC in Italia con 200 milioni di euro, United Ventures UV2 e P101 con Programma 102

 

  1. Anche lo Stato sta facendo passi più decisi con Invitalia Ventures che co-investe insieme ai fondi VC, FII Tech Growth(FII Tech Growth) di recente annunciato da Fondo Italiano e il Tech Transfer Fund (ItaTech) da 200M di Cassa Depositi e Prestiti.

 

 

La diaspora dei founder e la ricerca dell’ecosistema

 

Startup Heatmap Europe ha analizzato le ragioni per cui i fondatori si spostano in luoghi e Paesi diversi e non è probabilmente una sorpresa per nessuno vedere che il capitale NON è il principale motivo,  di fatto il capitale segue gli imprenditori.

 

I motivi principali per cui i fondatori si muovono sono in realtà legati alla forza dell’ecosistema, in particolare, secondo questa analisi: “Accesso a talenti altamente qualificati” e “La qualità dell’ecosistema”.

L’analisi va oltre, evidenziando come l’Italia perda il 29% degli imprenditori a causa di un forte fusso migratorio netto (rispetto al + 17% del Regno Unito, + 10% dell’Europa centrale e + 5% dei paesi nordici).

 

Scavando più in profondità, un elemento in cui l’Italia mostra un lato decisamente debole  riguarda gli indici relativi alla libertà economica. In particolare nell’analisi ‘Index of Economic Freedom’, stilata dal think tank The Heritage Foundation e dal Wall Street Journal (che analizza elementi come la tassazione, la certezza della legge, la corruzione, la libertà imprenditoriale, la libertà del lavoro, la libertà di impresa e altri fattori), l’Italia si posiziona come fanalino di coda fra i paesi industrializzati: al 79° posto a livello mondiale (al 36° posto su 44 in Europa, evidenziandosi come ‘moderately free’). Questa è senz’altro una buona ragione per cui non stiamo attirando capitali esteri e stiamo esportando imprenditori.

In quest’area moltissimo deve essere fatto. Alcuni primi passi sono stati percorsi dai recenti governi (benefici fiscali per gli investimenti in startup, formazione aziendale semplificata. visti per imprenditori e investitori, nuovo capitale dalle istituzioni) ma ci sono ancora immense aree di miglioramento per invertire il trend.

 

 

 

Che cosa prevediamo per i prossimi anni

A me piace vedere il bicchiere mezzo pieno e oso dire che un Paese in cui gli imprenditori si dileguano è in realtà una buona notizia: significa che abbiamo grandi startup che vanno altrove alla ricerca di un’ecosistema più favorevole dove l’accesso al talento e ai capitali è più facile!

 

Noi, in quanto esperti di tecnologia, imprenditori, innovatori aziendali, possiamo svolgere un ruolo di guida e aiutare a far crescere l’ecosistema, fertilizzando l’ambiente locale e ponendo le basi affinché gli imprenditori più smart prosperino a livello locale.

 

Vedo grande fermento in questo campo e mi piace quello che è stato costruito di recente: iniziative come TAG o Copernico, Cariplo Factory, oltre  ovviamente a HFarm, sono ottimi esempi di alcuni degli ingredienti necessari per costruire un ecosistema solido. L’Italia ha bisogno di continuare a costruire l’ecosistema per attirare investimenti e mantenere i talenti!

 

Di ritorno da Londra mi sono unito a Cariplo Factory, un nuovo Tech Hub che mira a creare l’ecosistema dell’innovazione più rilevante in Italia: educare talenti, incubare idee e sostenere opportunità e investimenti di business delle startup. Cariplo Factory ha contribuito al lancio di Indaco Ventures, il più grande fondo Digital VC in Italia, ed è sede di growITup, il programma di Open Innovation in partnership con Microsoft Italia, che ho co-disegnato, che aiuta le aziende a innovare e le startup a crescere.

 

Per tutti questi motivi, insieme ad Anders Nilsson, ho deciso di creare Tech Italy Advocates.

 

 

Scopri che cos’è e come funziona Tech Italy Advocates

 

L’evento di lancio è in programma il 4 luglio alle ore 18:30 presso Cariplo Factory – Via Bergognone 34. (clicca qui per iscriverti)

 

Twitter: @TechItalyAdv

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter