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Lug 17, 2018

Tra “teste rotonde” e “cavalieri” ci si incontra a Firenze per scrivere il futuro

Da una villa in collina con la più bella vista su Firenze insieme per provare a disegnare il più bel futuro possibile. Giovedì 19 luglio l’incontro a porte chiuse di StartupItalia! nella splendida Villa Bardini. Con giornalisti, contributori e partner presenteremo il piano editoriale della testata e introdurremo il nuovo #SIOS18. Qui alcune anticipazioni

Il futuro non è più quello di una volta, ha scritto il poeta e saggista canadese Mark Strand. E in questo suo pensiero c’è anche tutta l’idea di un futuro difficile da incasellare, complesso da governare, ambizioso nell’essere scritto perché liquido, ibrido, evanescente. E poi ancora un futuro oggi multimediale nell’essere raccontato, fotografato, filmato, postato.

Ma il futuro è ancora una meravigliosa pagina da scrivere. Con un linguaggio che diventa di fatto sempre più spezzato, contemporaneo, arricchito da elementi visuali, fotografici e video. Un futuro ancorato ai numeri, ai dati, alle evidenze, ma anche necessariamente proteso ad essere descritto in modo accattivante, flessibile, agile, persino poetico. Un futuro che richiede impegno nel pensare il mondo un posto migliore e sostenibile. Ma anche nel raccontarlo, come ha fatto per esempio il National Geographic in una sua recente edizione statunitense con una copertina che ha lasciato il segno: in primo piano l’illustrazione dell’artista messicano Jeorge Gambo intitolata Icerbeg Plastico.

Oggi scrivere, parlare, raccontare di futuro è la vera sfida. Non solo per giornalisti professionisti, ma per tutti i comunicatori e i contributori che popolano l’ecosistema dell’innovazione. E la tavolozza di colori dei quali si dispone è molto più variegata di un tempo. Si posta, si twitta, si fanno Stories, si presenta la realtà in modo immersivo grazie ai nuovi visori di Virtual Reality che oggi ci consentono di essere lì e al tempo stesso ovunque nel mondo.
Sono gli anni che l’Economist   ha descritto come “Story time”, dove il futuro si scrive non solo giocandolo – il gaming è stata la prima vera area di sperimentazione di VR e AR – ma anche scrivendolo. Ed eccolo allora lo storytelling.

Ma allora raccontare l’innovazione, la salute, la mobilità, la medicina, le nuove frontiere del welfare, la prevenzione, la sostenibilità, le nuove forme di pagamento in mobilità, l’economia circolare, la comunità diventano sfide titaniche da raccontare. D’altronde il futuro ci apre scenari imprevedibili: il Guardian pochi mesi fa ha raccontato in un cartoon intitolato “The Last Job” la storia di Alice, ultima lavoratrice sulla terra in un mondo ormai robotizzato. Ma c’è anche chi descrive futuri meno apocalittici, sempre sulla testata anglosassone. Proponendo il migliore dei mondi possibili: lo ha riproposto il settimanale Internazionale proprio in questi giorni, riprendendo un pezzo di Steven Pinker sempre sul Guardian.

Il primo Manifesto sul “Future Storytelling”

Futuro e storytelling, due parole spesso associate, anche in una accezione negativa. Ma per una realtà che aggrega una community di innovatori – e che di fatto quindi vive di futuro e di narrazione – la sfida diventa importante. E plurale. E condivisa.
Ecco allora che StartupItalia! dà appuntamento alla sua community di giornalisti, collaboratori, contributori, editorialisti che scrivono e raccontano il futuro. L’appuntamento è giovedì 19 luglio alle ore 10 a Firenze, nella splendida Villa Bardini. Ci ritroveremo a porte chiuse con giornalisti, donne e uomini d’azienda, comunicatori, storyteller, consulenti, professionisti. Insieme metteremo le basi per stilere un Manifesto condiviso sul “Future storytelling”, ovvero su come raccontare al meglio il futuro. Per comprendere come scrivere certamente, ma anche come vivere il futuro.

 

E poi ci sarà il benvenuto di Gabriele Gori della Fondazione CR Firenze, la presentazione del piano editoriale con il direttore Anna Gaudenzi e le anticipazioni sullo StartupItalia! Open Summit 2018 (per gli amici che cinguettano #Sios18). Con noi ci saranno i founder di Nana Bianca: Paolo Barberis, Alessandro Sordi e Jacopo Marello. E poi per i partecipanti la visita alla villa e alla mostra di Steve McCurry, noto fotoreporter statunitense, uno dei fotografi della Magnum Photos che ha spaziato con i suoi reportage in più generi, dalla street photography alla fotografia di guerra, fino a quella urbana. Una giornata di lavori di gruppo e riflessioni in un posto meraviglioso sulle colline fiorentine.

 

L’appuntamento per chi si è iscritto è a Villa Bardini: ci sono ancora alcuni posti per partecipare, basta scrivere alla redazione su Facebook. La villa è stata costruita nel 1641 su una struttura pre-esistente di impianto medievale dall’architetto Gherardo Silvani. E sin dall’inizio è stata definita come Belvedere. Oggi Villa Bardini, oltre a mantenere una vista unica sulla città, è diventata un centro espositivo, una location per eventi, ma soprattutto un luogo ricco di storia, arte, cultura.

Teste Rotonde o Cavalieri? Identikit di una community

Roundheads o Cavaliers? La precisione e la serietà o la fantasia e la brillantezza? L’anima logico-razionale o quella intuitivo-sentimentale? La ragione e la testa o il cuore e la passione, potremmo aggiungere? Ho scoperto questa catalogazione tra Teste Rotonde e Cavalieri leggendo Beppe Severgnini e il suo “Italiani di domani”. Severgnini nella parte conclusiva del suo libro racconta il suo esordio alla redazione londinese dell’Economist nella primavera del 1993 e questa suddivisone tra i due tratti che da sempre divideva la redazione. In realtà questa matrice affonda i Natali nella storia. Perché la suddivisione tra Teste Rotonde e Cavalieri risale addirittura ai tempi di Oliver Cromwell, condottiero e politico inglese del Milleseicento. Le Teste Rotonde intendevano dare più poteri al Parlamento e si opponevano a Carlo I, gli altri difendevano il potere assoluto e il diritto divino del monarca.
Due fronti contrapposti, insomma. Ma anche due modi di intendere anche la vita di redazione. Giovedì 19 luglio proveremo a fare un esercizio di incasellamento tra questi due tratti. Provando a dimostrare poi quello che anche Severgnini ha messo nero su bianco: in fondo Roundheads e Cavaliers “sono due anime del giornale e sono indispensabili al successo comune. La distinzione non presuppone una gerarchia, ma un’amichevole classificazione”. Le sfide della complessità si vincono dalla contaminazione di più pensieri. E dalla abilità di trovare una sintesi efficace per governare (e raccontare) il futuro.

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