Un giornalista crea una startup editoriale tra calcio e finanza. Il modello DB Media

Andrea Di Biase, ex giornalista di MF-Milano Finanza, ha aperto una che punta su un nuovo progetto editoriale: rilanciare CalcioeFinanza.it. Senza illudersi che tutto possa reggersi sulla pubblicità. La sua ricetta

Un giornalista che lascia il posto fisso e fonda una società pensata per startup editoriali. Una testata da rilanciare con un modello di business che cerca la terza via tra paywall e pubblicità. Dopo 11 anni a MF-Milano Finanza, Andrea Di Biase ha fondato la DB Media Consulting. «Il lavoro da dipendente mi stava stretto», dice. Il 10 ottobre ha chiuso un accordo di consulenza con Fair Play 2.0, l’associazione che edita Calcio e Finanza. È solo il primo passo verso la nascita di una nuova società e un ingresso consistente nel suo capitale.

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Andrea Di Biase

Da giornalista dipendente a imprenditore

Domanda classica: ma chi te l’ha fatto fare? Risposta: «Le imprese editoriali sono in un momento di trasformazione, tra tensione finanziaria e il rischio di un impoverimento del lavoro giornalistico. Ma allo stesso tempo ci sono grandi opportunità». Si procede a piccoli passi e senza paracadute. La DB Media è ospitata dal coworking Multiverso, a Milano. Di Biase si sta occupando di sviluppare Calcio e Finanza e attrarre risorse. Al momento senza essere remunerato ma investendo sul proprio lavoro: al raggiungimento di obiettivi già fissati dagli attuali soci di Fair Play 2.0, Di Biase avrà un’opzione per sottoscrivere gratuitamente il 40% di una nuova società che editerà il sito.

«Il salto iniziale è soprattutto psicologico. Da uno stipendio fisso a un momento in cui non sai chi, quanto e quando ti pagherà. Ma nelle redazioni ci sono persone davvero valide, che però hanno scarsa attitudine manageriale». DB Media è nata per questo: fare startup nell’editoria, scorgendo opportunità dove gli investitori vedono (soprattutto ma non solo) una crisi da cui stare lontani: «I costi di avviamento sono molto ridotti rispetto ad altri settori. Ma serve un acceleratore di buoni progetti». Si parte con Calcio e Finanza.

Cos’è Calcio e Finanza e perché vuole farla crescere

Calcio e Finanza non è una testata da lanciare. Ma cerca il salto di qualità. «Il nostro obiettivo – dice Di Biase – è trasformare un sito ben fatto in un prodotto con un pubblico». Sì, ma come? Il progetto si muoverà su un terreno scivoloso. Gli investitori sono cauti, quando non diffidenti. «Il calcio è un po’ come l’editoria, tra crisi e opportunità» dice Di Biase. Che descrive il mondo del pallone con parole che calzano anche ai giornali: «Ci sono stati dirigenti miopi che hanno pensato solo al B2B (cioè diritti tv e calciomercato) e non al B2C (vendita dei biglietti e merchandising). I mecenati alla Berlusconi o alla Moratti non bastano più».

La testata, sin dal nome, tenta di far convivere due mondi in apparenza distanti: il calcio, l’argomento popolare per eccellenza, e la finanza, meno immediata delle beghe di mercato. In un Paese dove il calcio è religione e la cultura finanziaria italiana è atea. La domanda è allora una: come si fa? Come si fa a far convivere il tifo e i numeri, la curva e bilanci? E come si fa a raccogliere capitali e a guadagnare con l’editoria?

Un’alternativa alta al «calcio ignorante»

«L’obiettivo di Calcio e Finanza – dice il fondatore di DB Media Consulting – è raggiungere un pubblico vasto, con un linguaggio chiaro ma rigoroso». Senza allontanarsi troppo dal campo di gioco. «Tutto va sempre legato alla performance sportiva. Perché alla fine è quello che conta ed è quello che interessa i tifosi». Senza moviola, interviste ai terzini che parlano in terza persona e vite da bomber. «Quel filone è immediato e fa ridere. Ma ci piacerebbe essere l’alternativa intelligente al calcio ignorante».

Si parte da una base ancora contenuta: circa 10 mila utenti unici al giorno, con l’obiettivo di decuplicarli. Per raggiungere il traguardo si parte da quello che c’è di buono. Un trend in crescita negli ultimi mesi. Una community, coagulata attorno a un interesse comune. Una platea giovane: il 63% dei lettori va dai 18 ai 34 anni. Un cambio di passo nella gestione, che fino a ora ha fatto capo a Fair Play 2.0, un’associazione nata per iniziativa di due banker italiani residenti a Londra. Da associazione si trasformerà in una società di capitali. Con all’interno, tanto per cominciare, professionisti nel mondo della consulenza, dell’informatica e della finanza. Giovanni Armanini è già stato nominato direttore.

Redazione ridotta, no paywall e brand riconoscibile

Fin qui l’aspetto organizzativo. Ma visto che si parla di calcio e finanza: i soldi? Il modello proposto da Di Biase cerca un’alternativa tra il giornale a pagamento e quello che campa solo di pubblicità. Per ora nessun paywall. L’opzione non è del tutto esclusa, ma la promessa è che non verrà estesa a tutti i contenuti. Gli incassi pubblicitari saranno utilizzati, afferma Di Biase, «per coprire i costi di gestione». Minimi, con una redazione ridotta all’osso e una rete di freelance. Ma se le inserzioni servono a malapena per galleggiare, come se ne esce? «Costruendo un brand riconoscibile. Abbiamo una buona critica e iniziato una collaborazione con Mediaset Premium. Ci sarà native advertising, con contenuti costruiti su misura per l’inserzionista».

Formazione e consulenza

La novità, però, è un’altra: le attività di formazione e consulenza. «Ci siamo resi conte che chi ci legge vuole lavorare nel mondo del calcio, come manager o giornalista». Due le strade aperte: «Dal punto di vista editoriale non possiamo prendere tutte le candidature che ci arrivano in redazione. Pensiamo a una piattaforma di blog di qualità, pagati in revenue share sulla raccolta pubblicitaria».

Dall’altra parte, «creare un percorso di alta formazione con sbocchi professionali nel management del calcio». Il target non è certo nelle società con grandi gruppi industriali alle spalle. Ma dietro Inter e Juve, sostiene Di Biase, c’è un campo aperto di «società di medio-alto livello con un’esigenza crescente di professionalizzazione».

L’attività di consulenza dovrebbe estendersi anche alla Csr, la responsabilità sociale d’impresa. Aziende e società potrebbero incontrarsi per attività di sviluppo territoriale. I club ne guadagnerebbero in immagine e potrebbero attrarre nuovi sponsor, interessati ma spaventati dall’investire in un campo non sempre dalla reputazione specchiata.

Obiettivo: diventare un piccolo polo editoriale

L’ambizione della nuova società è «diventare un piccolo polo editoriale». Anche con prodotti legati a Calcio e Finanza ma con un marchio proprio. «Vogliamo sviluppare un’app, un gioco (serio) per gli appassionati di calcio». L’applicazione raccoglierebbe i dati e, in base alla valutazione di mercato di ogni giocatore, calcolerebbe in tempo reale l’impatto del trasferimento, sia per le casse di chi vende sia per quelle di chi compra.«È un modo per capire meglio le mosse del proprio club». Una guida tra plusvalenze risultati sul campo.

All’inizio del 2017, dovrebbe partire anche una versione di Calcio e Finanza in lingua inglese. «Non sarà una copia del sito italiano ma avrà comunque un focus sul nostro calcio. Che, nonostante tutto, ha un pubblico in tutto il mondo”. Sempre all’inizio del prossimo anno dovrebbe aprire SportNext: “Sarà un web magazine dedicato a tutto ciò che è innovazione nel mondo dello sport”.

L’assetto societario presente e futuro: un’exit?

Fino a ora il progetto è nato e sta crescendo con l’autofinanziamento dei soci (attuali e futuri). Le opzioni per avere nuovi rifornimenti sono già sul tavolo. Primo: l’ingresso di un partner finanziario, che diluirebbe la quota che Di Biase e i suoi soci avrebbero al momento della nascita della nuova società. Secondo: il crowdfunding. «È un’opzione che stiamo valutando, anche se non c’è ancora niente di concreto». Terzo: la vendita a un editore. «Al momento vorremmo evitarla, però..».

Paolo Fiore
@paolofiore

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