5 motivi per cui sono andata al Data Driven Innovation e perché saresti dovuto andare anche tu

Più di 1000 professionisti ospiti, panel e proposte di dibattito all’evento co-organizzato da Codemotion e dal Dipartimento di Ingegneria di Roma TRE. Obiettivo? Fare il punto sull’impatto dei Big Data nella vita quotidiana

Cognitive Computing, Machine Learning, Data insight: non solo buzzwords per i più di 1000 professionisti che hanno partecipato lo scorso fine settimana alla edizione 2017 di Data Driven Innovation, l’evento sui BigData co-organizzato da Codemotion e dal Dipartimento di Ingegneria di Roma TRE. Panel e proposte di dibattito, per fare un punto sull’impatto dei Big Data nella vita quotidiana, perché, come ho imparato sulla mia pelle, la Data Driven Innovation tocca da vicino ciascuno di noi. Ecco perché:

Data Driven Innovation

1. Data is the new black

Black come petrolio ovviamente, nel senso che i dati hanno un valore – anche economico – e noi dobbiamo imparare a riconoscere questo valore per difenderne privacy e proprietà.

2. I dati sono ovunque

E noi li produciamo in continuazione. 2,5 quintilioni (un numero con 18 zeri) solo nel 2015. Negli ultimi  due anni abbiamo generato più informazioni che nell’intera storia dell’umanità: i dati sono una fonte di ricchezza ecologica, rinnovabile e potenzialmente infinita.

3. Tutti hanno i dati, pochi sanno utilizzarli

In questa direzione sta andando il lavoro del Team Digitale, che ha aperto il keynote del primo giorno con nella persona di Raffaele Lillo, raccontando come la trasformazione della PA passi anche attraverso un repository centralizzato e ovviamente l’invito a creare delle app che utilizzino i dati aperti. Una nuova forma di collaborazione con il cittadino.

4. Un’identità digitale completa vale 5 dollari

Al mercato nero un’identità digitale completa vale 5 dollari. Sì, esiste Darknet (no, non ci sono mai andata) ma al mercato nero puoi comprare di tutto per pochi spiccioli: da un CVV di una carta di credito a una Glock, pagati magari in bitcoin.

5. Chi gestisce i dati, gestisce il mondo

Analisi dei gusti, dei comportamenti, delle informazioni riservate: chi ha l’accesso ai dati ha lo strumento per poter orientare l’opinione pubblica (sì, mi riferisco anche ai rumors di una candidatura di Zuckerberg alla Casa Bianca).

Genomica, EGovernance, Agricolture & Climate, tanta Industria 4.0, Fintech, Health: quest’ultimo è tra tutti, il tema che maggiormente mi preoccupa. Come potremo difendere la privacy dei dati sulla nostra salute? Una possibile soluzione è il paradigma della BlockChain, come ci spiega Ali King, che proprio su questo tema sta lavorando per il National Health Service in Scozia, un Web 3.0 decentrato e distribuito. Skynet in fondo non è così lontano.

FLAVIA WEISGHIZZI

@JustDeindre

Communications Manager presso 

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