Il futuro delle banche è senza sportelli. Intervista a Giovanni Bossi (Banca IFIS)

Gli istituti di credito sono di fronte a un passaggio epocale: “La trasformazione digitale semplifica i processi e migliora l’esperienza dell’utente. Soprattutto sul tema transazioni”

Le filiali sono cosa del passato. Se le banche vogliono resistere e crescere alle sfide future possono diventare più “snelle” e digitali. Ma il cambiamento è sofferenza. Già alcuni mesi fa Unicredit ha annunciato un imponente piano di ristrutturazione. Una delle parole chiave era chiusura degli sportelli. Nell’epoca del digitale, dei pagamenti online, i nuovi clienti trovano più utile, pratico e veloce, usare l’internet banking, o le varie applicazioni (future) di gestione conto su cellulare.

Il caso Ubi Banca

Notizia di questi giorni “Ubi Banca prevede di tagliare di circa un terzo il personale delle tre good bank. Entro il 2020 la banca vuole infatti ridurre di circa 200 milioni gli oneri operativi di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti attraverso una contrazione dell’organico di 1.569 risorse (-32% rispetto al 2016), il taglio di 140 filiali e l’ottimizzazione delle altre spese amministrative.” Come riporta l’Ansa.

E’ solo un fatto di crisi? No. A leggere il risultato del terzo trimestre c’è un utile consolidato di 67 milioni di euro, con una crescita del 59% rispetto al primo trimestre 2016.

E’ prevista la chiusura di circa 370 punti vendita, di cui 140 nell’ambito del perimetro delle good bank. La ragione quindi non è solo la crisi ma un passaggio epocale che vede le banche ad un scelta drastica: fallire per il “peso” delle spese e del personale o cercare di rimodularsi in uno scenario di elevata competizione (non dimentichiamo che Facebook ha da poco messo il piede nel mondo bancario, e Amazon e Alibaba sono già operativi, pur in fase di test). Sul tema rivoluzione digitali, sportelli, digitalizzazione delle banche ho discusso qualche tempo fa con Giovanni Bossi, CEO di Banca IFIS, da sempre sostenitore di un modello “snello” di banca.

La banca snella

“Il tema per me è un tema di trasformazione digitale.” Esordisce Bossi. “Strettamente industriale. La trasformazione digitale è utile nella misura in cui rende i processi più semplici ed efficienti per i clienti. Penso di poter dire che la trasformazione digitale semplifica i processi e migliora l’esperienza dell’utente. Soprattutto sul tema transazioni. A me pare che il vantaggio sia evidente. Se tu hai un conto online, non occorre che vai andare in banca. Fai un bonifico da mobile. Una soluzione più pratica. Significa che tu, consumatore, non hai bisogno di perdere tempo allo sportello: così la trasformazione digitale è un vantaggio”.

Che vantaggio c’è per la banca?

“Il vantaggio è anche per la Banca: non ha più bisogno che lo sportellista faccia transazioni e, al tempo stesso, diventa competitiva. Ovviamente questo passaggio non è una situazione win-win. Lo sportellista che perde il posto è un problema sociale grave. Tuttavia se le banche decidono di restare “non digitali” 30 milioni di italiani pagano un conto”.

Perchè le banche analogiche dovrebbero cambiare?

“Ci sono molte banche che possono competere, e hanno interesse che le altre restino “analogiche”. Ogni anno che passa senza che il sistema bancario si innovi, implica un vantaggio per le banche che si muovono in digitale, scelte da più clienti. Nell’industria bancaria ed assicurativa il sistema rischia di avere banche, in futuro, incapaci di supportare le erogazioni alle realtà produttive ed economiche nazionali (prestiti alle aziende, ai privati), che non assicurano quel servizio alla società che deve invece essere parte della mission di una banca”.

Una visione, quella di Bossi, supportata dalla crescita, anche nel numero di risorse, che Banca IFIS ha dichiarato a chiusura del primo trimestre 2017.

“Abbiamo continuato ad assumere nuove risorse, per creare un centro di eccellenza e di competenze con profili che arrivano da esperienze internazionali, vòlte a supportare l’evoluzione tecnologica e digitale della banca, su cui l’istituto investirà nel triennio 2017-2019 oltre 140 milioni di euro” ha sottolineato l’AD.

I cambiamenti sono necessari

La sfida che tutte le banche non digitali devono affrontare oggi è più che mai quel giro di vite, o quella sofferenza per la società civile (in questo caso specifico i licenziamenti e prepensionamenti dei dipendenti bancari) a cui facevo riferimento pochi giorni fa nella mia analisi sulle parole di Jack Ma.

Tuttavia appare come un percorso irreversibile, che può essere rallentato, nei casi più estremi, dalla politica, ma che, sul medio lungo periodo, appare l’unica soluzione percorribile.

Dopo tutto, più aumentano i servizi bancari digitali meno ci sarà bisogno di sportelli.

Può non piacere a livello filosofico, ma quanti di noi, negli ultimi anni, si sono ritrovati a usare l’internet banking. Magari dal lavoro, o a casa la sera. Tutti luoghi dove si può economizzare il proprio tempo.

 

@enricoverga

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