Rome Startup Week entra nel vivo: ecosistema e istituzioni a confronto

“Copiare gli esempi virtuosi di Francia e Germania” è la ricetta di Gianmarco Carnovale (Romastartup) per fare di Roma una startup city europea

La prima edizione di Rome Startup Week, kermesse dedicata a startup e innovazione nella Capitale, entra nel vivo e si pone il primo interrogativo territoriale: fare di Roma una startup city europea è possibile? Per rispondere a questa domanda oltre a Gianmarco Carnovale, Presidente di Roma Startup e ideatore della Week, sono saliti sul palco anche ospiti internazionali come Nir Barkat, sindaco di Gerusalemme, Simon Shafaer ed Emanuele Levi, coordinatore di France Digital. Dagli interventi emerge che l’Italia è troppo concentrata su se stessa, guarda poco agli Stati Uniti, perdendo di vista modelli di successo più vicini, come quello francese e tedesco, “da copiare” secondo Carnovale.

Il mondo dell’innovazione capitolina si riunisce per 7 giorni, fino al 14 maggio, tra le aule di Roma Tre dell’ex Mattatoio, la Fiera di Roma, le strutture di Luiss Enlabs a Termini e molti altri punti importanti della città (consulta qui l’elenco completo delle location). L’obiettivo: fare il punto sul sistema innovazione della città eterna. Per portare a casa il risultato, Rome Startup Week ha chiamato sul palco Nir Barkat, Simon Shafaer ed Emanuele Levi.

Gli ospiti internazionali della Rome Startup Week

Nir Barkat è sì il sindaco di Gerusalemme, ma è anche stato un imprenditore digitale. Grazie al suo nuovo incarico è riuscito a mettere al servizio della politica cittadina le skill che hanno permesso alla sua città di diventare in pochi anni un Hub cruciale per le startup mediorientali.

Simon Shafaer, tra gli autori del fortunato ecosistema berlinese, è al lavoro con il governo portoghese a Lisbona per seguire le orme di Barkat e creare le stesse condizioni di successo di Gerusalemme. Shafaer sostiene che a Roma ci sono tutte le potenzialità e le risorse per fare bene, ma la mancanza di politiche adeguate impedisce di creare un sistema di innovazione sano e funzionale.

Emanuele Levi, tra i coordinatori di France Digital, durante il Panel Capitali Coraggiosi, alla presenza dei maggiori rappresentanti di fondi pubblici ed gruppi di investimenti privati dedicati alle startup, ha rivelato un dato molto importante: la Francia investe 15 volte quello che viene investito in Italia nel venture capital. Il motivo? Questione di miopia. “L’Italia – detto Emanuele Levi – guarda troppo agli Usa e poco ai paesi vicino che invece sono ottimi modelli di crescita e potrebbero essere presi ad esempio per migliorare le condizioni esistenti e la ricerca di capitali di investimento, anche per la vicinanza di cultura europea”.

L’idea di Gianmarco Carnovale, Rome Startup Week

A tirare le fila di questi incontri e riflessioni internazionali ci ha pensato Gianmarco Carnovale. “Dal confronto con i nostri ospiti Israeliani, tedeschi e francesi è evidente un problema di fondo: il nostro paese ha sempre l’assurda pretesa di reinventare la ruota, pensando di dover fare le cose all’italiana come se questo fosse un valore. E soprattutto, la nostra politica attende sempre evidenze interne al Paese, basandosi su piccoli passi legislativi, anziché acquisire i dati dalle esperienze di economie simili alla nostra”, ha dichiarato Carnovale.

“I casi degli ospiti che abbiamo invitato sono lampanti: gli ecosistemi delle startup si fondano su alta densità, concentrando i comparti in pochi luoghi specializzati; su policy facilitanti, che abbattano la burocrazia per le startup e per i soggetti della filiera dell’investimento; su grandi spinte sul capitale di rischio, attraverso co-investimenti del pubblico, stimoli ai gestori di risparmio e assicurazioni, defiscalizzazione del capital gain – ha continuato Carnovale -. Di contro in Italia abbiamo diluito la scena su tutto il Paese, aggiunto burocrazia su burocrazia per startup ed operatori intermedi, spinto sul facilitare il capitale di debito e incrementato l’aliquota di tassazione sul capital gain“.

In un momento in cui si dà la colpa ai privati per il fallimento delle startup, Carnovale punta il dito verso le istituzioni: “Peggio così, la nostra politica, non poteva fare […]. Oggi Roma, sebbene maggior polo italiano della creazione e sostegno alle startup, soffre delle limitazioni del contesto legislativo nazionale”. Per questo la Rome Startup Week con questa prima edizione getta anche le basi e una specie di manifesto programmatico per le manifestazioni future. Lo scopo è fare il punto della situazione ogni 12 mesi, analizzare lo scenario, divulgare cultura di settore e confrontarsi con i Paesi più virtuosi. Starà poi ai soggetti coinvolti – privati e legislatori – “seguire o meno le buone pratiche”.

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