Cambiare e farlo velocemente. Al “ThINK Digital’ di GroupM protagonista la comunicazione digitale

Al Super Studio Più di Milano GroupM con il supporto di The European House Ambrosetti, ha organizzato “ThINK Digital’ un forum che ha posto al centro il tema della comunicazione digitale come leva strategica a tutti i livelli. Presenti anche Fabio Vaccarono (Google), Massimo Banzi (Arduino), Philp Missler (Amazon)

La tecnologia è presente in tutti i momenti della nostra vita. Guardiamo lo smartphone oltre 150 volte al giorno, ci informiamo tramite i social network, prenotiamo le vacanze attraverso le app. Diventa sempre più chiaro per le aziende che la velocità di adattamento al cambiamento è un parametro vitale che può determinare il fallimento o il successo di un progetto. Per accelerare la digitalizzazione delle imprese italiane puntando sulla consapevolezza delle potenzialità e delle occasioni che ci troviamo di fronte, al Super Studio Più di via Tortona a Milano GroupM con il supporto di The European House Ambrosetti, ha organizzato “ThINK Digital’ un forum che ha posto al centro il tema della comunicazione digitale come leva strategica a tutti i livelli.

L’evento

“Non c’è tempo da perdere” è stato il mantra che ha attraversato tutta la giornata di lavori. Pensare – e agire – in ottica digitale è diventato determinante. “Pensiamo per esempio a Blockbuster che ha fallito perchè non ha colto l’occasione del digitale – ha spiegato Valerio De Molli Managing Partner di T.E.H. Ambrosetti durante il suo intervento – Viviamo in un’epoca caratterizzata da un enorme accelerazione dove le scoperte scientifiche e tecnologiche portano a cambiamenti in tutti gli ambiti della società. Questi impattano sulle aziende e sui loro modelli di business, che devono evolvere per non esporsi al rischio di scomparire”. Sul ruolo dirimente della comunicazione sono intervenuti tutti gli speaker dell’evento. “La leva della comunicazione va integrata con le altre funzioni strategiche in azienda – ha sottolineato Massimo Beduschi, Chairman e CEO di GroupM Italia e COO e Board Member WPP Italy – ed entrare  di diritto a far parte della ‘cassetta degli attrezzi’ di tutto il board. I nuovi CEO devono ridisegnare l’architettura aziendale secondo nuovi schemi, essere leader sapienti e risoluti di profondi processi di riorganizzazione in chiave digitale”.

L’evento ha schierato tra i relatori protagonisti italiani e internazionali del mondo della consulenza e della comunicazione e di quello scientifico e accademico. Ai tre panel, moderati da Massimo Russo, hanno partecipato tra gli altri Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino, Giorgio Metta, Vice direttore scientifico dell’IIT di Genova, Massimiliano Magrini, Managing Partner United Ventures, Fabio Vaccarono, Managing Director di Google Italia, Philip Missler, Managing Director Amazon Media Group Germania Italia, Brian Gleason Global CEO, [m]PLATFORM GroupM.

Il nuovo ruolo del CEO nell’azienda

Dalla giornata di studi arriva un suggerimento chiaro:  le aziende che prima di altre stanno abbracciando la rivoluzione dell’Industria 4.0 registrano già oggi notevoli aumenti di produttività e incrementi di ritorni economici.

I CEO, in questa visione dovrebbero cogliere l’occasione e trasformarsi in ‘leader digitali’ sfruttando al massimo le potenzialità date dalle tecnologie che risultano sempre più accessibili. “Ma i come oggi la tecnologia rende possibile il cambiamento – ha detto Massimo Banzi – chiunque oggi può innovare proprio grazie alla disponibilità dei mezzi. Ci sono opportunità da cogliere e che i ragazzi stanno già cogliendo costruendo strumenti che possono migliorare il futuro”.

La ricerca

Una ricerca condotta congiuntamente dalle università di Oxford e Yale ha indicato anche alcune date precise. Le macchine intelligenti saranno molto presto più efficaci degli essere umani persino in attività che fino a qualche tempo fa si consideravano fuori dalla loro portata: entro il 2024 tradurranno meglio dell’uomo le lingue straniere; alla fine dei due anni successivi saranno in grado di elaborare e scrivere saggi di una complessità adatta alle scuole superiori; entro il 2027 guideranno meglio di noi non solo le automobili, ma anche camion e bus, mentre per la produzione di un best seller in grado di vendere milioni di copie ci sarà da attendere fino al 2049. Ma non sono solo traduttori, autisti, professori e scrittori a essere teoricamente nel ‘mirino’ di intelligenze artificiali, software e processi di automazione sempre più evoluti. Nel 2053, infatti, secondo gli accademici anglosassoni dovrebbe svolgersi la prima operazione chirurgica effettuata da macchine e robot.

Capire di che cosa ha bisogno il consumatore prima che lui stesso lo intuisca è difficile ma è anche il comune denominatore che caratterizza tutti gli innovatori. “Un uso sapiente delle tecnologie che descrivono la rivoluzione digitale nel mondo della comunicazione – Intelligenza Artificiale, Robotica, Realtà Aumentata e Virtuale, l’Internet of Things, Mobile, E-commerce e  Streaming – e la corretta lettura dei big data indicano non solo quali sono le caratteristiche dei nostri attuali consumatori, ma orientano anche verso quelli che possono ragionevolmente diventarlo. Possono dare alle aziende non solo suggerimenti sulla bontà del posizionamento di marche, prodotti o servizi esistenti, ma anche fare emergere nuove idee per soddisfare desideri e esigenze ancora insoddisfatti o inespressi che stanno per divenire importanti, con innegabili ricadute positive sul business”, conclude Beduschi.

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