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Feb 28, 2018

Mariastella Gelmini a StartupItalia!: “Per le startup occorrono una iniezione di incentivi fiscali, azzeramento della burocrazia e facilitazione degli investimenti”

L'esponente di Forza Italia illustra il contenuto del programma elettorale: "Mi piace molto l’idea di artigiano digitale, perché significa fare innovazione partendo da quello che già c’è e che risponde al nostro DNA"

Esponente di spicco di Forza Italia, ex ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel Governo Berlusconi IV nonché vice capogruppo vicario del movimento Forza Italia alla Camera dei Deputati nella XVII Legislatura. Lo scorso novembre Mariastella Gelmini ha organizzato a Milano, assieme a Paolo Romani, #IdeeItalia, la “contro-Leopolda azzurra” sul cui palco si sono avvicendati imprenditori, sindacalisti e rappresentati della società civile. Attenta alle esigenze del territorio lombardo, nel 1998 è stata eletta al Comune di Desenzano del Garda, nel 2002 assessore al Territorio della Provincia di Brescia, nel 2005 Consigliere regionale della Lombardia e Coordinatrice regionale di Forza Italia. StartupItalia! le ha rivolto qualche domanda per conoscere meglio i contenuti del programma economico del suo partito che si candida a guidare la coalizione di centrodestra alle politiche del 4 marzo.

 

Per essere sempre aggiornati sulle novità della politica, Italia2018 – La campagna elettorale vista dai social. Troverete le analisi del traffico social della propaganda politica dei maggiori esponenti in corsa per le elezioni del 4 marzo, il social wall con il flusso in costante aggiornamento dei loro tweet e dei post su Facebook, i programmi dei partiti e le biografie dei candidati.

 

Onorevole Gelmini, quali sono i punti fondamentali del programma di Forza Italia per sostenere l’ecosistema delle startup e delle imprese innovative italiane, quali sono le sue ambizioni per il futuro del nostro Paese?

Va detto subito che i giovani che decidono di mettersi in gioco puntando a fare impresa, magari sul versante dell’innovazione meritano attenzione da chi governa. Che vuol dire un percorso solido di defiscalizzazione e una corsia privilegiata per il credito. La strategia di un paese deve partire infatti da politiche industriali che facciano piazza pulita della burocrazia e aiutino in particolare le giovani generazioni.

Le startup in particolare richiedono una riflessione meno emotiva di quanto sia stato fatto fino ad ora. Sono uno strumento eccezionale per concretizzare la grande creatività e intraprendenza dei giovani. Devono però rispondere alle dinamiche del contesto nazionale. L’Italia non è ancora la Silicon Valley, la Svezia o la Cina. Da questi ambienti dobbiamo imparare quello che ci può essere utile, ma poi dobbiamo sviluppare un ecosistema coerente con lo straordinario tessuto produttivo e culturale italiano che è fatto di tantissime Pmi, e poche grandi imprese ma soprattutto una grande curiosità per ciò che rappresenta l’innovazione.

 

La pressione fiscale deve scendere, il potenziale produttivo deve crescere

 

Oltre ad un forte sostegno fiscale, le PMI devono diventare più grandi consolidandosi, e le grandi devono aumentare in numero. Le startup devono aiutare a favorire questa trasformazione, fornendo servizi e infrastruttura alle imprese che già esistono e mettendo sul mercato nuovi prodotti che migliorano quanto è stato già fatto.

Mi piace molto l’idea di artigiano digitale, perchè significa fare innovazione partendo da quello che già c’è e che risponde al nostro DNA. Gli esempi in Lombardia – penso a Milano con la Moda e il Design ma anche a Brescia nel manifatturiero – non si contano ed esprimono creatività e rigore. E’ importante dare ai giovani l’opportunità di sperimentare, destinando a questo ambito risorse importanti.

Per le startup tanto è stato fatto, ma molto manca ancora, oltre ad una forte iniezione di incentivi fiscali, agli aspetti di tutela del brevetto, all’azzeramento della burocrazia, e alla facilitazione degli investimenti di venture, etc. C’è la scuola per esempio, futuri imprenditori nascono qui. La cultura imprenditoriale deve essere coltivata qui e il mondo dell’impresa può fare la sua parte.

 

 

Su cosa dovrebbe puntare l’Italia per tornare a crescere e farlo con un ritmo sostenuto?

La questione fiscale è centrale. Non a caso noi abbiamo proposto la Flat tax perché la prospettiva deve cambiare radicalmente: la pressione fiscale deve scendere, il potenziale produttivo deve crescere. E poi serve investire in settori strategici, cioè puntare come sistema paese su comparti che possono favorire l’export e creare posti di lavoro. Serve che le nostre imprese crescano e si consolidino, altrimenti non saranno mai in grado di sostenere la competizione globale. La riduzione delle imposte e del cuneo sono fondamentali ma non sufficienti.

 

È importante dare ai giovani l’opportunità di sperimentare, destinando a questo ambito risorse importanti

 

Servono investimenti nelle infrastrutture, pubblici e privati. Servono investimenti in ricerca, pubblici e privati. Serve un governo che detti la linea, che si impegni a livello internazionale e che metta l’industria e la scuola al centro dell’agenda. Per far innovazione ci vogliono le persone giuste e gli investimenti. La produttività deve tornare a crescere, per farlo servono le riforme fiscali, ma occorre anche favorire le nuove dinamiche del lavoro.

Questa è la sfida che ci aspetta. Come creare occupazione, implementare processi sempre più automatizzati, favorire la produttività? L’alternanza scuola lavoro, che noi abbiamo sperimentato con successo in Lombardia – è la chiave di volta per molti giovani.

 

 

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Onorevole Gelmini, molti analisti sostengono che le imprese italiane non saranno mai realmente competitive se proseguirà l’approvvigionamento dall’estero dell’energia? In che cosa consiste il vostro Piano Energia?

Nel programma del centrodestra ci sono alcune proposte, ma occorre ampliarle: risparmio energetico ed efficientamento della rete, più efficienza della produzione energetica e dei consumi sull’edilizia, nell’industria e nei trasporti, sostegno alle energie rinnovabili. E poi non bisogna considerare infrastrutture ed energia in modo ostile, come fa invece gran parte della sinistra.

 

Innovazione significa anche lavoro e turismo. Che cosa proponete su questo punto?

Il patrimonio culturale e territoriale è l’asset dominante del settore turistico italiano ed è uno dei segmenti più competitivi nel mercato mondiale. Per poter valorizzare ulteriormente questo patrimonio è necessario avviare un processo di semplificazione burocratica e un alleggerimento fiscale che permetta agli imprenditori di investire. Necessaria anche una campagna di digitalizzazione con il duplice obiettivo di migliorare la qualità e la competitività delle imprese e creare nuovi posti di lavoro che non siano solo stagionali, ma continuativi durante l’anno. Una misura concreta sarà la decontribuzione per le imprese che si doteranno di personale qualificato per la digitalizzazione dei servizi legati alla tutela del patrimonio culturale e turistici. Urge, inoltre, recidere i lacci e i lacciuoli burocratici per permettere alle nostre imprese di operare al meglio e prevedere una normativa fiscale più equa e leggera. Per realizzare tutto ciò proponiamo anche la creazione di una nuova agenzia nazionale per il turismo che abbia competenze simili a quelle di un Ministero e che possa dettare la strategia industriale da portare avanti per tutto il settore.

 

 

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Un’ultima domanda, onorevole Gelmini, cosa vorrebbe veder realizzato nei primi 100 giorni dal suo futuro governo su temi dell’innovazione, della tecnologia e della sostenibilità?

La riduzione del carico fiscale con l’avvio della Flat tax è essenziale, il piano per il lavoro rivolto ai giovani. Le basi per alcuni processi essenziali, destinati a creare benessere e modernizzare il Paese, come digitalizzare il paese, creare infrastrutture all’avanguardia, implementare un welfare dignitoso per i cittadini, tutto quello che ci consentirebbe di scalare le classifiche globali, e rendere l’Italia il paese più bello del mondo, per vivere, lavorare, sognare. E poi – con una scelta prioritaria – politiche efficaci per la famiglia: troppo spesso le donne hanno dovuto rinunciare alla maternità per portare uno stipendio a casa. Le cose devono cambiare.

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