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Feb 16, 2018

Luigi Di Maio a StartupItalia!: Ecco il mio piano per l’innovazione e il digitale in Italia

Il candidato premier del Movimento 5 Stelle ci racconta che cosa farà per l'ecosistema: “Il mio obiettivo e quello del M5S è solo uno: lasciare libero questo flusso di energie di innovatori e sostenerlo” e ancora “creeremo una Banca Pubblica per gli Investimenti, perché oggi avere credito dalle banche è diventata una mission impossible”.

Innovazione, startup e digitale. Quanto c’è di questi temi nei programmi elettorali? Lo abbiamo chiesto ai maggiori schieramenti che si presentano alle elezioni politiche del 4 marzo. Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle, in questa intervista ci racconta che cosa vorrebbe fare il movimento per l’ecosistema delle startup italiane: “Il mio obiettivo e quello del M5S è solo uno: lasciare libero questo flusso di energie di innovatori e sostenerlo” e ancora “creeremo una Banca Pubblica per gli Investimenti, perché oggi avere credito dalle banche è diventata una mission impossible”. Infine ci parla anche della sua idea di Smart Nation: “Ma non esiste Smart Nation” senza rilanciare formazione, università e ricerca”.

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L’intervista a Luigi Di Maio

StartupItalia!: Quali sono i punti fondamentali del programma per sostenere l’ecosistema delle startup e del imprese innovative italiane, quali sono le sue ambizioni per il futuro del nostro Paese?

Luigi Di Maio: Mi piace l’idea di ecosistema. Per noi il mondo delle startup e dell’innovazione è proprio come un insieme di interazioni in cui ogni azione ha effetto sui componenti di tutto il sistema, nessuno escluso: non solo sull’economia e la tecnologia, ma anche la cultura, la scuola, l’ambiente, ecc. L’effetto dell’innovazione è sulla qualità di tutta la nostra vita e sul livello di benessere della nostra società. In Italia ci sono esempi straordinari di startup innovative, che ho avuto modo di incontrare durante questi ultimi mesi di tour in giro per l’Italia. Il mio obiettivo e quello del M5S è solo uno: lasciare libero questo flusso di energie di innovatori e sostenerlo. Perché il problema, finora, è che la politica si è impegnata al massimo per impedire ai talenti di emergere e per mettergli tutti gli ostacoli possibili immaginabili, dagli adempimenti fiscali e burocratici folli, alle tasse. Oggi in media un piccolo imprenditore usa 45 giorni della sua vita lavorativa per gli adempimenti fiscali. Noi abbiamo fatto una prima proposta: aboliamo 400 leggi inutili, dallo spesometro, al redditometro, allo split payment, agli studi di settore.
E creiamo una Banca Pubblica per gli Investimenti, perché oggi avere credito dalle banche è diventata una mission impossible.

Creiamo una Banca Pubblica per gli Investimenti, perché oggi avere credito dalle banche è diventata una mission impossible.

SI!: Su cosa dovrebbe puntare l’Italia per tornare a crescere e farlo con un ritmo sostenuto?

LDM: Forse la domanda da fare in questo momento storico è su cosa i governi devono smettere di puntare: secondo me e secondo il Movimento che rappresento, devono smettere di puntare sul carbonfossile, sulla cementificazione selvaggia, su un’economia che produce rifiuti e non li sa nemmeno valorizzare. L’ultimo governo ha dato il via libera alla cementificazione selvaggia con il Decreto SbloccaItalia, ha premiato i concessionari di gioco d’azzardo, ha solo cambiato nome ad Equitalia, per non abolirla veramente. Questa visione non ci sta bene. Il nuovo è già qui, ma c’è bisogno di politici che abbiano sensibilità.

SI!: In che cosa consiste il vostro Piano Energia?

LDM: Il M5S ha presentato un Piano Energia per uscire dalle fossili da qui al 2050. Noi ragioniamo così, su una visione a lungo termine, scandendo gli step intermedi. Non ragioniamo su una legislatura o – peggio ancora – su una campagna elettorale. Vogliamo uscire dal petrolio, puntiamo sulle rinnovabili, sulla smart grid, l’efficientamento della rete elettrica, sulla lotta al dissesto idrogeologico; vogliamo bonificare le zone contaminate – penso alla mia terra, la Terra dei Fuochi, ma anche a tutte le terre dei fuochi che esistono anche al Nord.

 

Il ragionamento è fin troppo chiaro: 1 miliardo investito in rinnovabili ed efficientamento energetico crea 17000 posti di lavoro (Fonte: studio Cresme). Perché dovremmo scegliere di investire un miliardo in fonti fossili che crea a mala pena 700 posti di lavoro? Non c’è un senso logico.

 

SI!: Innovazione significa anche lavoro e turismo. Che cosa proponete su questo punto?

LDM: Il turismo può generare altre decine di migliaia di post di lavoro. Lo vogliamo sostenere trasformando Italia.it, che deve diventare il più grande sito di ecommerce in Italia. I turisti di tutto il mondo devono potere acquistare le eccellenze del made in Italy prima di venire a visitare il nostro Paese. Poi c’è bisogno di formare meglio i nostri giovani negli Istituti tecnici e prepararli per un’offerta di lavoro che in realtà c’è: quello che manca sono competenze sufficienti per rispondere a questa esigenza che molti imprenditori mi hanno manifestato.

 

Questo ve lo possono dire tutte le forze politiche: il problema è che poi, quando arrivano al potere, devono rispondere a chi ha finanziato le loro campagne elettorali. Ed ecco che spuntano i decreti per salvare le banche e truffare i risparmiatori, o i decreti Salva-ILVA.

I numeri sulla comunicazione social dei candidati sono su #Italia2018

SI!: Cosa vorrebbe veder realizzato nei primi 100 giorni dal suo futuro governo su temi dell’innovazione, della tecnologia e della sostenibilità?

LDM: E’ una bella domanda, che prendo come augurio!

Nel 2014 abbiamo scritto un emendamento di 3 righe. Lo abbiamo proposto in un provvedimento che si discuteva prima di Natale. I partiti non se ne sono accorti e ce l’hanno approvato. Il risultato: in 10 minuti abbiamo fatto risparmiare agli Italiani 130 milioni di euro affitti d’oro che la Camera dei Deputati pagava ogni anno a Scarpellini, un proprietario romano.

Io non sono un fan dell'ottica dei 100 giorni, e sapete perché? Perché ci sono cose che si possono fare molto prima

È chiaro che non si risolvono i problemi dell’economia italiana in questo modo, ma quello che voglio dire è che ci sono centinaia di casi “Affitti d’oro”, solo per parlare di sprechi. Casi che si possono risolvere in poco tempo. Il nostro obiettivo è passare dalle 187.000 leggi approvate a 40 testi unici per materia. Secondo alcuni studi, come quelli della CNA e della CGIA di Mestre, le imprese potrebbero risparmiare fino a 7.500 euro con la semplificazione fiscale e normativa.

 

Poi puntiamo ad investire nella banda ultra larga, per permettere la migrazione dalla rete in rame a quella in fibra; nell’Internet delle Cose (IoT), e nell’ecommerce. L’impegno è di 1,2 miliardi di euro in 5 anni.

Vogliamo anche digitalizzare la PA: ci sono già 5,7 miliardi dell’agenda digitale, che possiamo usare per accorpare le banche dati della Pa.

Sapete quante sono attualmente? 16mila. Noi le vogliamo ridurre a 10. Questa è la nostra idea di Smart Nation. Ma non esiste una “Smart Nation” senza rilanciare formazione, università e ricerca. Entro la legislatura, vogliamo riportare la spesa in media con l’Unione europea: al 5% del Pil per la formazione e al 3% per la ricerca. Servono 25 miliardi (15 per scuola e università e 10 per la ricerca), ricordando che per ogni euro, messo in modo intelligente sull’università, ne tornano 3,7 in termini di Pil nazionale.

 

Queste sono solo alcune delle soluzioni. La domanda più frequente che ricevo, e che forse avete in mente anche voi è “dove trovate i soldi?”. Il bilancio dello Stato è di 800 miliardi di euro. I governi non hanno mai voluto fare una spending review, tagliare 30 miliardi di sprechi, privilegi, partecipate inutili, ecc. E soprattutto non hanno mai scelto gli investimenti strategici al alto moltiplicatore occupazionale. Questo non è la politica di un Paese civile. In un Paese civile la politica ha come primo obiettivo quello di fare emergere e sviluppare i talenti di ognuno.

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