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Giu 5, 2018

I globuli rossi per la cura di una malattia rara. Il successo del metodo EryDel

L'azienda spinoff dell'università di Urbino ha sviluppato un trattamento per l'atassia-teleangectasia che consente di veicolare nel sangue del paziente un farmaco a rilascio lento riducendo gli effetti collaterali

Spiegare in parole semplici quello che EryDel cerca di fare per la terapia di alcune malattie rare è possibile solo se si conosce a fondo il meccanismo di un trattamento davvero rivoluzionario che è valso all’azienda di recente un finanziamento da 26 milioni di euro. Luca Benatti, biologo molecolare, che dal 2012 è ceo di questa azienda, è sicuramente la persona migliore per farlo. Il dottor Benatti ha raccontato a StartupItalia! come è nata l’idea della società che oggi dirige e quali fasi ha dovuto attraversare la sperimentazione per arrivare a un passo dall’autorizzazione alla commercializzazione.

Il metodo EryDel

Dottor Benatti può descriverci in maniera generale in cosa consiste il metodo di EryDel?

«EryDel è uno spinoff dell’università di Urbino e si basa sul bagaglio di conoscenze e di ricerche del professor Mauro Magnani sulla possibilità di usare i globuli rossi dei pazienti come veicolo di farmaci e diagnostici. Quello che ha fatto EryDel è stato sviluppare un device medico composto da un kit in uso negli ospedali che consente di effettuare un prelievo, procedere alla separazione dei globuli rossi e caricare poi gli eritrociti con il farmaco che serve al paziente. I globuli rossi vengono successivamente rinfusi nel corpo del paziente. Il processo in tutto dura un’ora e mezza, ma il paziente non deve essere collegato ad alcuna macchina».

Il metodo di EryDel

© Foto EryDel

I vantaggi per il paziente

Quali vantaggi rappresenta per il paziente?

«Il trattamento non prevede l’utilizzo di cellule di un donatore ed è quindi ideale per la terapia di patologie croniche. Per l’Atassia-teleangectasia, la malattia neurologica per la quale è stato sviluppato questo trattamento, il farmaco viene rilasciato nel corpo del paziente lentamente esponendolo, quindi, a minori effetti collaterali. Al momento questa malattia rara non ha una cura e colpisce tra i 10-15 mila bambini tra Europa e Stati Uniti. La nostra ricerca iniziata nel 2011 ha dimostrato che il metodo EryDel è in grado di alleviare isintomi neurologici di chi è affetto da questa malattia. La fase 3 della sperimentazione è in corso in 22 centri clinici tra Europa e Stati Uniti e ci porterà speriamo entro il 2020 all’autorizzazione e all’immissione sul mercato del trattamento».

Il kit per il trattamento

© EryDel

Il team e il successo dell’azienda

Da quante persone è composto il team e che ambizioni ha?

«Il gruppo di lavoro di EryDel è composto da 15 persone. A fondare l’azienda nel 2007 sono stati Mauro Magnani e Giovanni Mambrini. Io vengo da dieci anni di lavoro nel settore farmaceutico e ho già fondato un’azienda, la Newron, che ha sviluppato un trattamento per il Parkinson. Ha raccolto 70 milioni di euro da fondi di venture capital ed è oggi quotata alla borsa di Zurigo. Nel 2012, poi, mi sono appassionato a questo progetto e sono diventato ceo di EryDel».

Quali sono secondo lei i fattori che hanno spinto un fondo importante come Sofinnova Partners a investire 26 milioni di euro in EryDel?

«Sicuramente la rivoluzionarietà di un trattamento per una malattia non curabile è stata fondamentale. Sono convinto, però, che molto abbia significato la presenza di un management team con esperienza adeguata che ha dato affidabilità all’intero progetto. EryDel non vuole fermarsi qui. Il team vuole espandersi negli Stati Uniti e a febbraio 2018 si è arricchito di un nuovo direttore medico, Guenter R. Janhofer. L’obiettivo è lavorare anche su altre malattie proponendo ulteriori applicazioni della tecnologia grazie a collaborazioni già raggiunge con altre aziende».

 

 

 

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