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Giu 18, 2018

Dalla scatola nera all’airbag, come le startup rivoluzionano la bicicletta

L'esplosione del bike sharing e l'innovazione tecnologica permettono alle due ruote di ritagliarsi un ruolo da protagonista per la mobilità urbana del nuovo millennio

Certo, le auto elettriche. Certo, le auto a guida autonoma. Certo, i treni supersonici o i taxi volanti. Ma il vero mezzo di trasporto del futuro rischia di essere la cara, vecchia, bicicletta, rivista e rivisitata per stare al passo con l’innovazione tecnologica del nuovo millennio.

Il trasporto del futuro

Il modello delle due ruote è infatti ben lontano dal tramontare. L’evoluzione della mobilità viaggia infatti su due binari paralleli. Da una parte i mezzi che coprono e copriranno le lunghe distanze, dall’altra quelli pensati per la vita urbana e per le nuove smart cities di presente e futuro. Da una parte ci sono allora, per esempio, i tunnel hyperloop di Tesla. Dall’altra i taxi a guida autonoma di Waymo oppure, appunto, le classiche biciclette. L’evoluzione hi-tech delle due ruote ha infatti consentito di realizzare in maniera compiuta il modello di sharing che ancora non si è compiuto in maniera così integrata per quanto riguarda le quattro ruote.

 

Mobilità urbana e attività fisica

La Cina è certamente un modello per il bike sharing, come abbiamo già avuto modo di scrivere. MoBike e Ofo, tra le altre aziende operative nel settore, stanno contribuendo a ridisegnare le mappe urbane delle megalopoli cinesi e a modificare le abitudini di movimento dei suoi abitanti. La possibilità di tracciare i movimenti delle biciclette ha infatti consentito ai servizi di sharing di replicare, stavolta con successo, un’idea che era nata per la prima volta negli anni Sessanta ma era naufragata proprio per l’impossibilità di tenere sotto controllo i flussi e gli spostamenti dei mezzi. Il trend del bike sharing è in continuo aumento e i colossi cinesi hanno insegnato che è possibile offrire anche un servizio diffuso a macchia di leopardo, senza bisogno di installare stazioni di prelievo e consegna. Tutto è automatizzato e digitalizzato: dal noleggio al pagamento della bicicletta, con relativo abbattimento dei tempi di utilizzo del servizio. Usare la bicicletta in città conviene sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista temporale: si evita il pagamento di accesso nelle zone a traffico limitato e quello del parcheggio, si aggira il problema del traffico. Senza contare le ripercussioni positive sull’ambiente. Il trend è in grande crescita anche negli Stati Uniti, dove nel giro di sei anni (tra il 2010 e il 2016) si è passati dalle 320 mila corse in bike sharing a 28 milioni. Allo stesso modo risultano in aumento legati al cicloturismo. E la bicicletta resta un modo privilegiato per svolgere attività fisica e sportiva, in città o magari in mezzo alla natura.

 

L’innovazione tecnologica

Ma nel futuro radioso della bicicletta c’è anche un forte aspetto di innovazione sul mezzo stesso. Basti vedere il sempre maggiore spazio della tecnologia nel mondo delle due ruote. Le e-bike si stanno diffondendo a ritmi importanti, garantendo agli utilizzatori velocità e alte prestazioni. La robotica esiste, eccome, anche nell’industria del ciclismo. Ed esiste anche nei processi produttivi, come per esempio negli stabilimenti della Marwi Group, colosso del settore con sede a Taiwan ma con il 79 per cento della propria produzione che viene esportato in Europa. Uno degli esempi più interessanti dell’innovazione tecnologica legata alle due ruote arriva dall’India e si chiama Cycleloop, una bici in grado di diventare a guida autonoma all’interno di una corsia elettrificata.

 

Le startup della bicicletta

In giro per il mondo, d’altronde, diverse startup stanno creando nuovi strumenti tecnologici dedicati alla bicicletta. La svedese Hovding ha per esempio creato il primo airbag per ciclisti. Hammerhead è invece una sorta di navigatore collegato allo smartphone del ciclista in grado di fornire indicazioni sul percorso da seguire in maniera pratica e intuitiva attraverso animazioni led. Rideye è invece una specie di scatola nera che riprende tutto quanto accade intorno alla bicicletta e registra parametri e dati in grado di ricostruire quanto avvenuto in un ipotetico incidente. Per non parlare dei più svariati tool legati a caschi, fanali e altro. Insomma, le due ruote sembrano essere perfette per guidare, anzi pedalare, verso il futuro.

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