desc

La storia di Whitney Wolfe Herd co-fondatrice di Tinder. Ingiustamente cacciata ora si impegna per le donne

Economia Digitale
ECONOMY
Edit article
Set prefered

La storia di Whitney Wolfe Herd co-fondatrice di Tinder. Ingiustamente cacciata ora si impegna per le donne

Dopo la battaglia legale con Tinder con le accuse di molestie sessuali ai founder, Whitney ricostruisce la sua vita con Bumble, app di dating che ha 75 milioni di utenti nel mondo

Dopo la battaglia legale con Tinder con le accuse di molestie sessuali ai founder, Whitney ricostruisce la sua vita con Bumble, app di dating che ha 75 milioni di utenti nel mondo

Economia Digitale

«Sono stati tempi molto duri. Non vedevo più una carriera per me. Avevo 24 anni, avevo fondato una delle più celebri startup tech, ma Internet mi odiava. Allora mi sono svegliata un giorno e mi sono detta, “ora è tempo di ricostruirmi”», ricorda Whitney Wolfe Herd, cofounder di Tinder, la popolare app di dating, estromessa dall’azienda. 

Dopo aver mollato Justin Mateen, altro cofounder in Tinder con cui ha avuto una breve storia, la sua vita diventa impossibile. Whitney racconta che quest’ultimo non perdeva occasione di insultarla in pubblico, chiamandola “puttana” durante i meeting di lavoro, sotto lo sguardo compiacente di Sean Rad, l’allora Ceo di Tinder.

A questo, come se non bastasse, si unisce l’odio degli utenti della rete, che le inviano messaggi offensivi, a seguito della la sua scelta coraggiosa di portare in tribunale il management di Tinder con l’accusa di molestie sessuali.

Quello che avrebbe distrutto i sogni e la carriera di una 24enne, non scalfisce l’animo da combattente di Whitney che decide di mettersi in proprio, creando un’app di dating, Bumble, pensata per dare più potere alle donne nelle relazioni sentimentali e lavorative. Bumble oggi ha 75 milioni di utenti in 150 Paesi, seconda solo a Tinder tra le app di dating più popolari. Ma Whitney non si è più fermata: oggi è alla guida di Magic Lab, una società che include, oltre a Bumble, altre app di dating celeberrime come Badoo. In totale quattro app con oltre 500 milioni di utenti. Mentre lei è una delle donne tech più ricche del Pianeta, con un patrimonio valutato in 290 milioni di dollari, secondo Forbes

Fonda Tinder in un incubatore

Whitney ha appena 22 anni quando raggiunge l’incubatore Hatch Labs. Lì incontra Sean Rad che le parla della sua idea di creare un’app per migliorare il customer service delle aziende. Il progetto si chiama Cardify e Whitney viene assunta da Rad. Malgrado i due credano molto nell’idea, i numeri raccontano un’altra verità. La startup ottiene risultati troppo bassi per sopravvivere, allora abbandonano il progetto e ne valutano altri insieme: tra questi c’è un’app che consente agli utenti di scegliere tra profili di utenti single e fissare degli appuntamenti. L’app si chiama Tinder: il nome viene proprio da Whitney, che è parte del team di cofounder, insieme a Rad e al suo migliore amico, Justin Mateen.

Tra lei e Justin scocca la scintilla. Iniziano a frequentarsi, ma le cose presto prendono una brutta piega. Whitney racconta che Justin è verbalmente violento e questo suo comportamento la spinge a lasciarlo.

I guai per lei, tuttavia, sono appena iniziati. Justin rende la sua vita in azienda impossibile. Whitney lo accusa di averla chiamata più volte puttana davanti a tutti, con la compiacenza di Rad. E allo stesso tempo, racconta di come i due si fossero coalizzati per toglierle il titolo di cofounder: “Sei piccola, hai 24 anni, fai sembrare la startup un gioco. In fondo, Facebook e Snapchat non hanno cofounder donna”, le urlano in faccia.

Un episodio che è la classica goccia che fa traboccare il vaso. Whitney decide di reagire, dopo aver dato le dimissioni, porta i due in tribunale. Dalla causa successiva, secondo indiscrezioni, ottiene 1 milione di dollari di azioni  di Tinder:

«Non l’ho fatto per soldi, ma per il mio duro lavoro. Volevano cancellarmi dalla storia dell’azienda. Non voglio prendermi il merito di Tinder, ma ho avuto un ruolo importante nel team e volevo che questo fosse chiaro al mondo».

La sua battaglia legale tocca un nervo scoperto della Silicon Valley, la misoginia di cui è ancora pieno il mondo del tech. Whitney diventa vittima di un attacco mediatico, la accusano di aver sfruttato la situazione per arricchirsi. Tuttavia, riceve anche il sostegno di molti. Tra i suoi più strenui supporter, c’è Andrey Andreev, uno dei cofounder di Badoo. Si sono conosciuti in un breve meeting mentre lei lavorava a Tinder. È proprio l’imprenditore russo a offrirle una seconda chance e la possibilità di “ricostruire se stessa”.

Come nasce Bumble

Andrey non vuole farsi scappare un talento come quello di Whitney e le chiede di collaborare a un progetto. In quel periodo, lei ha un’idea che le balena nella mente: la realizzazione di un social per sole donne che avrebbe fatto concorrenza a Instagram. A Andrey l’idea non piace, pensa che il mondo del dating abbia ancora tanto spazio e la conduce su un’altra strada. 

Una sera, davanti a un cocktail, i due ragionano su un’app che permetta alle donne di avere più potere nella scelta del partner e nel corteggiamento: “E se realizzassimo un’app di dating dove sono solo le donne che possono fare la prima mossa, inviare il primo messaggio?”. L’idea viene a Whitney dopo aver osservato la Sadie Hawkins dance, ovvero una danza nella quale sono solo le donne che possono invitare gli uomini a ballare con loro. L’idea è brillante: Andrey fa l’investimento iniziale e mette anche a disposizione tutta la struttura di Badoo per il lancio sul mercato. Intanto, entrano nel team due pezzi da novanta che hanno contribuito al successo di Tinder, come Chris Gulzcynski e Sarah Mick. Un altro personaggio chiave è Samantha Fulghman, la responsabile marketing: è lei ad avere l’idea di lanciare l’app all’interno delle confraternite universitarie, e di guidare piccoli gruppi di ambassador, offrendo loro tutto il materiale pubblicitario necessario (magliette, gadget, adesivi) per convincere le persone a scaricare l’app, in una strategia che unisce guerrilla marketing, eventi e percorsi di mentorship per donne. 

I guai di Andrey

Ironia della sorte: la donna che ha lottato più di tante altre contro la cultura della misoginia nelle aziende tech, si trova di fronte a un bivio. Il suo amico, mentor e investitore, Andrey Andreev viene coinvolto in uno scandalo, messo in luce da Forbes. L’indagine della celebre rivista di business getta luce sull’ambiente “tossico” che le dipendenti donne della sede di Badoo a Londra sono costrette a vivere.

L’inchiesta parte da alcune recensioni negative apparse su Glassdoor che raccontano episodi di razzismo, sessismo e bigottismo che avvengono nella sede nel quartier generale dell’app di dating. A metterci la faccia è Jessica Powell, l’ex responsabile marketing di Badoo, la quale lancia accuse pesanti ad Andrey e al management. Powell racconta come le opinioni delle donne del team fossero ignorate e minimizzate, come Andrey chiamasse “cyka” (prostituta in russo) tutte le donne che osavano sfidare la sua opinione. Lo stesso Andrey viene accusato di assumere solo donne di bell’aspetto e di avere una volta ignorato una candidata, seppur brava, solo per il suo aspetto fisico: «È grassa. La immagini a parlare alla stampa come volto di Badoo».,  replica alla Powell che aveva difeso la candidata per le sue evidenti competenze.

Per Whitney i guai di Andrey diventano una bella gatta da pelare. Il mondo sta lì a chiedersi come avrebbe reagito la paladina dei diritti delle donne ad accuse così gravi che riguardano un suo amico, nonché partner in affari. Alla fine, sceglie la strada della diplomazia. Intervistata, dichiara che è mortificata da queste accuse e che non ha mai ravvisato comportamenti di questo tipo in Andreev né con lei, né nei confronti di altre donne del team. In un’altra nota, spiega che non avrebbe mai messo in discussione le accuse di altre donne che hanno vissuto quello che è successo a lei.

A toglierla da gran parte dell’imbarazzo ci pensa Blackstone, venture che decide di acquistare per 3 miliardi di dollari la Magic Lab dell’imprenditore russo e di mettere a capo dell’impero del dating proprio Whitney, che esce ancora una volta alla meglio da una situazione che avrebbe potuto compromettere la sua carriera.

 

L’impegno di Bumble per le donne

Bumble negli anni è diventato qualcosa in più di un’app di dating per donne: ci sono delle feature che favoriscono le utenti nel networking, altre invece che le aiutano a inserirsi nel mondo del lavoro. L’azienda è impegnata molto sul fronte politico: proprio da una battaglia di Whitney è passata una legge in Texas contro le molestie sessuali sul web, una normativa che punisce l’invio di foto di nudo quando non richiesto espressamente da una utente. Mentre il team lavora per estendere questa legge anche nello Stato della California. 

Allo stesso tempo, Bumble ha lanciato una forte campagna in India, per spingere le donne ad avere più consapevolezza e a lottare contro una cultura che le esclude dai centri di potere.

«Una donna per stare al comando non deve aspettare che qualcuno apra le porte al posto suo. Se le sue braccia funzionano bene, deve farlo da sola. Solo così avrà rispetto per se stessa e guadagnerà il rispetto degli altri»: è uno dei tanti consigli che ha dispensato in questi anni alle donne che vogliono fare carriera nel tech.