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Le startup italiane sono più resilienti delle imprese tradizionali. Lo studio di OfficinaMPS

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Le startup italiane sono più resilienti delle imprese tradizionali. Lo studio di OfficinaMPS

L’architettura snella, la capacità di operare cambiamenti anche radicali nel breve periodo, la propensione a rinnovarsi e a mettere sempre in discussione il proprio modello di business e l’innato ottimismo degli startupper, sono le chiavi che hanno permesso di superare il 2020 durante l’emergenza

L’architettura snella, la capacità di operare cambiamenti anche radicali nel breve periodo, la propensione a rinnovarsi e a mettere sempre in discussione il proprio modello di business e l’innato ottimismo degli startupper, sono le chiavi che hanno permesso di superare il 2020 durante l’emergenza

La ricerca, realizzata da SWG, analizza gli impatti dell’emergenza sanitaria sulle startup, sulla loro capacità di reazione e sui loro bisogni per ripartire. La metà delle startup italiane ha concluso il 2020 senza perdite dovute al Covid, mentre il 15% ha addirittura migliorato il proprio giro d’affari. Guardando al 2021: l’82% delle startup si dice ottimista, dato in netta in controtendenza rispetto all’impresa tradizionale (27%).Emerge il bisogno di networking e internazionalizzazione per crescere, oltre alla necessità di un’adeguata formazione su temi di marketing, comunicazione e digitalizzazione per evolvere e puntare al futuro.

Il racconto in diretta

Abbiamo commentato i risultati della ricerca in diretta con Luca Grassis, Responsabile Comunicazione BMPS e Responsabile OfficinaMPS; Alessandra Dragotto, Senior Research Director di SWG S.p.A; Mirko Lalli, CEO e founder di The Data Appeal Company; Roberto Fumarola, CEO e founder di Qaplà; e Laura Rocchitelli, Presidente e CEO di Rold. Potete rivedere la puntata di StartupItalia Live qui

Lo Studio di Officina MPS

Un ecosistema resiliente che ha affrontato proattivamente e positivamente la crisi dovuta all’emergenza Covid-19 meglio delle imprese italiane. L’architettura snella, la capacità di operare cambiamenti anche radicali nel breve periodo, la propensione a rinnovarsi e a mettere sempre in discussione il proprio modello di business e l’innato ottimismo degli startupper, sono le chiavi che hanno permesso di superare il 2020 e proiettano le startup in un 2021 pieno di sfide ma, al contempo, di possibilità. Questa, guardando al 2020, la fotografia del mondo delle startup che emerge dallo studio promosso da OfficinaMPS, laboratorio permanente dedicato all’innovazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, realizzato con SWG, sui bisogni delle startup italiane. Una ricerca che – spiega MPS in una nota – ha il preciso scopo di capire come il Covid-19 abbia impattato su questo importante comparto dell’economia del Paese, e cosa la pandemia ha insegnato loro e permetterà di affrontare al meglio il futuro.

Tradurre l’emergenza in nuove opportunità

Stando ai dati soltanto il 12% del campione intervistato ha completamente stravolto il proprio business, mentre quasi la metà ha operato durante i mesi scorsi continui aggiustamenti mirati e graduali, possibili grazie ad una struttura aziendale snella e già proiettata al futuro.

Complessivamente la metà delle startup (51%) afferma di essere uscita positivamente dalla crisi, contro il solo il 39% delle imprese tradizionali. Ma c’è chi va oltre: il 15% delle startup italiane hanno, infatti, tradotto l’emergenza in nuove opportunità registrando, di fatto, un incremento di fatturato. Tra queste spiccano le realtà più giovani e quelle appartenenti al comparto dell’ICT, endemicamente più flessibile di fronte a scenari imprevisti e processi da riscrivere.

Gli startupper mostrano anche di avere una chiara visione di cosa li aspetterà in questo 2021 e di come sia possibile uscire dalla crisi. Questo il dato che – sottolinea MPS – vede la maggior distanza tra imprenditori tradizionali e founder di startup. Se infatti solo il 27% delle imprese crede in una ripresa nel breve termine, per 8 startup su 10 la situazione del proprio business è destinata a migliorare già quest’anno.

I tre quarti delle startup sentono il bisogno di servizi bancari dedicati e, in generale, c’è un ampio ricorso alla consulenza su aspetti di natura fiscale e legale, così come la necessità di interfacciarsi con enti governativi, regioni, associazioni di categoria e incubatori d’impresa.

Bisogno di networking e internazionalizzazione

In termini di servizio emergono il bisogno di networking, per ampliare il raggio del proprio business e stringere alleanze al fine di espandere i servizi offerti. Importante, inoltre, individuare figure di consulenza specializzate e specifiche per le varie fasi che accompagnano una startup: dalla ricerca dei giusti bandi alla razionalizzazione delle risorse e il perfezionamento di un business plan, e la necessità di ampliare i propri orizzonti per spingersi verso l’internazionalizzazione. Emerge anche il bisogno per le figure chiave di queste aziende di formarsi su temi specifici: marketing, networking, digitalizzazione dei processi e dell’offerta e sviluppo del prodotto sono tematiche che interessano trasversalmente tutte le tipologie di start-up e per le quali è forte il bisogno di individuare un supporto formativo valido ed efficace, per almeno 1/3 del campione preso in esame.

Sul fronte dei contest dedicati, se è vero che circa la metà delle startup ha partecipato e ritiene efficace il meccanismo del contest, di contro alcuni aspetti chiamano ad una riflessione: troppo spesso i contest – evidenzia la nota – sono dedicati ai soli mondi del digital e dei servizi, con premi che risultano sproporzionati rispetto all’impegno profuso per vincere il contest. Inoltre, dopo il contest, le start-up partecipanti, anche se non vincitrici del contest, si aspettano un maggior seguimento e la possibilità di fare rete con altre start-up e potenziali aziende interessate al loro business.